La Ragazza dei Tulipani di Justin Chadwick | Recensione

Pubblicato il 8 Settembre 2018 alle 15:00

Arriva in Italia il nuovo film di Justin Chadwick, con protagonisti Alicia Vikander, Dane DeHaan, Judi Dench, Christoph Waltz e Cara Delevingne.

E’ stato rimontato e rinviato talmente tante volte La Ragazza dei Tulipani di Justin Chadwick che alla fine forse sarebbe stato meglio se fosse rimasto per sempre nel cassetto dei progetti incompiuti della defunta Weinstein Company, ma in qualche modo è riuscito malauguratamente ad arrivare nei cinema statunitensi e questa settimana viene distribuito anche in Italia. Il film, che vanta la partecipazione di Alicia Vikander, Dane DeHaan, Judi Dench, Christoph Waltz, Cara Delevingne e perfino Zach Galifianakis, è uno dei peggiori prodotti cinematografici della storia del cinema e passerà alla storia solo perché sarà annoverato fra uno degli ultimissimi film prodotti dal decaduto Harvey Weinstein (negli USA è uscito a settembre 2017, a poche settimane dalla celebre prima accusa lanciata contro il magnate di Hollywood).

Naturalmente nessuno vuole accusare il povero Chadwick, che non sarà Stanley Kubrick ma che è un onesto mestierante di tutto rispetto (che in passato ha firmato opere non eccezionali ma quantomeno buone come L’Altra Donna del Re con Natalie Portman e Scarlett Johansson, The First Gardner e Mandela con Idris Elba), né tanto meno stiamo puntando il dito contro Tom Stoppard (sceneggiatore di Brazil di Terry Gilliam, L’Impero del Sole di Steven Spielberg e Shakespeare in Love), ma il cinema purtroppo è – tra le tante cose – una macchina industriale i cui meccanismi devono lavorare all’unisono per poter funzionare: se qualcosa si inceppa,  se qualche ingranaggio è leggermente meno oliato degli altri, c’è il rischio che venga fuori roba come La Ragazza dei Tulipani.

Ambientato nell’Olanda del diciassettesimo secolo, il film è ispirato all’omonimo romanzo di Deborah Moggach e racconta la storia d’amore fra un pittore (DeHaan) e la modella del suo nuovo dipinto (Vikander), dipinto che ovviamente è stato commissionato dal marito di lei (Waltz). Altre vicende secondarie si intrecciano a questa, tutte significativamente poco interessanti, montate in modo che sembra o casuale o il frutto di un’uso spropositato di sostanze psicotrope e soprattutto inserite solo ed esclusivamente per dare screen time ai tanti nomi coinvolti nel progetto.

Dimenticate la febbre promessa dal titolo originale (Tulip Fever) e preparatevi ad una storia d’amore più spenta e flemmatica di quella già bruttissima vista recentemente in Mary Shelley: sgraziato esempio del poco trasporto con cui viene raccontato il legame fra i due protagonisti, oltre alle scene di sesso tutt’altro che sensuali e ben dirette, una delle battute iconiche del film, con DeHaan che appoggia un dito sul labbro della Vikander e le dice “Mi hai rubato il cuore”; e lei “E tu il mio”.

Dopo il fiasco di Valerian e La Città dei Mille Pianeti di Luc Besson DeHaan si lega ad un’altra produzione sfortunata ($8 milioni d’incasso a fronte di un budget di $25 milioni), fatta di cliché che si susseguono uno dopo l’altro con spudorato abbandono. In definitiva è davvero difficile comprendere quale sia il pubblico cui La Ragazza dei Tulipani vorrebbe rivolgersi, e l’unica cosa certa è che, almeno stando alle statistiche, in futuro bisognerebbe evitare di far incrociare nuovamente la Delevingne con DeHaan nello stesso film.

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