Black Rock Stagione 1 Ep. 6-8 | Recensione

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E’ uscito ieri l’ottavo episodio di Black Rock, il western soprannaturale fresco fresco di nomination come miglior web comic per i prossimi premi Micheluzzi che, come consuetudine, verranno assegnati fra pochi giorni durante il Napoli Comicon.

Facciamo un piccolo passo indietro: Black Rock è la storia di un Villaggio, un luogo misterioso isolato da tutto e da tutti, dove le persone non hanno nome e vivono svolgendo il compito assegnato loro fin dalla nascita. Sul rispetto di questo ruolo si fondano l’equilibrio e la stabilità della comunità tutta, la cui autonomia si regge sulla totale collaborazione dei singoli individui.

L’intera cittadina è circondata da un enorme cerchio di cenere, su cui vigila l’impenetrabile figura del Guardiano. Quest’uomo ha il compito di difendere gli abitanti del Villaggio dai pericoli che li assediano al di là della Frontiera, oltre la quale vivono Loro, esseri innominabili e divini che dimorano fra le evanescenti Montagne Nere.

Sono anni che Loro non si mostrano agli abitanti del Villaggio, ma di tanto in tanto inviano i Pellegrini, messaggeri che predicano il Verbo delle oscure entità nel tentativo di convincere gli abitanti a varcare il confine di cenere e passare dall’altra parte. Ma cosa c’è dall’altra parte?

La prima parte di Black Rock – trovate la nostra recensione qui – si era conclusa con un imponente cliffhanger: il Guardiano aveva in qualche modo celato non solo la vera natura dell’accordo con Loro ma anche una gigantesca “bestia” che dimora, rinchiusa sottoterra, al centro del Villaggio.

La narrazione riprende, con il sesto episodio, esattamente dal titano che dimora nel sottosuolo del villaggio di cui apprendiamo subito importanti dettagli non solo sulla sua genesi ma anche di quella dell’intero Villaggio preludio all’escalation che invece si sta consumando in superficie. I Pellegrini, dopo l’omicidio di uno di loro, chiedono 10 anime, 10 sacrifici agli abitanti del Villaggio altrimenti il tempo delle preghiere sarà sostituito da quello degli Dei.

L’ultimatum ovviamente getta nel panico gli abitanti che, sentitosi ingannati da anni di menzogne, si dividono fra chi vuole imbracciare le armi e combattere e chi invece vuole cercare una soluzione più razionale. Una cosa è certa: il precario equilibrio che faceva funzionare armoniosamente la vita nel Villaggio è stato, irrimediabilmente, spezzato.

Intanto riviviamo il primo incontro fra il Guardiano e il titano e la domanda gradualmente muta da “cosa c’è dall’altra parte?” a “perché siamo dall’altra parte?”.

Dario Sicchio mostra di essere maturato in maniera decisiva aprendo la seconda parte di Black Rock iniziando a rispondere a quei dubbi che aveva sapientemente instillato nei cinque capitoli che componevano la prima parte della serie.

In questo fondamentale passaggio la serie guadagna sia dal punto di vista formale – una maggiore concretezza e coerenza che si traduce in un ritmo più incalzante – ma soprattutto da quello contenutistico.

Se infatti nella prima parte di stagione le suggestioni horror/mystery fornivano un senso di profonda inquietudine, nella seconda parte di stagione mutano in un dialogo con una entità superiore prima e poi in una riflessione intima.

Quello che l’autore sembra essersi fissato come traguardo è assolutamente ambizioso: spiegare il concetto di fede sia in senso metafisico che socio-politico. Abe, il Guardiano, si è affidato ad un dio per salvarsi mentre gli abitanti del Villaggio si sono affidati a lui. Come si sia arrivati a questo “stallo” sarà la risposta, anzi le risposte, viste le molteplici istanze che lo compongono, definitive a cui Sicchio dovrà dare con i capitoli finali della serie.

Jacopo Vanni e Pierluigi Minotti illustrano con tratto spigoloso i capitoli in cui il formato webcomic – con la prevalenza di riquadri orizzontali – viene ripensato in senso estremamente dinamico con intere pagine monocromo scandite dalle didascalie. Da segnalare soprattutto la prova del capitolo 7 in cui l’impeto e violenza della folla viene reso estremamente bene con dinamismo e concitazione. Quello che è più interessante dell’approccio grafico alla serie è la centralità che la figura, umana e meno-umana, mantiene nel corso dei capitoli.

Ottimo il lavoro ai colori Francesco Segala e Mattia Di Meo. La paletta è quella già vista nella prima stagione: colori materici con rossi, arancioni e marroni che assumono connotati trascendenti grazie ad un uso sapiente dei neri e del chiaroscuro. Rispetto alla prima parte di stagione l’elemento che però rappresenta il vero e proprio contrasto è il rosso, acceso, del sangue che su più livelli è vera ancora della narrazione soprannaturale e non.

In attesa del finale di stagione registriamo la maturazione di Black Rock che ha saputo evolversi staccandosi dalle suggestioni iniziali, e dalle evidenti fonti di ispirazione, e a cui mancano solo i tasselli finali per completare un percorso francamente finora sorprendente.

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