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Black Rock è la storia di un Villaggio, un luogo misterioso isolato da tutto e da tutti, dove le persone non hanno nome e vivono svolgendo il compito assegnato loro fin dalla nascita. Sul rispetto di questo ruolo si fondano l’equilibrio e la stabilità della comunità tutta, la cui autonomia si regge sulla totale collaborazione dei singoli individui.

L’intera cittadina è circondata da un enorme cerchio di cenere, su cui vigila l’impenetrabile figura del Guardiano. Quest’uomo ha il compito di difendere gli abitanti del Villaggio dai pericoli che li assediano al di là della Frontiera, oltre la quale vivono Loro, esseri innominabili e divini che dimorano fra le evanescenti Montagne Nere.

Sono anni che Loro non si mostrano agli abitanti del Villaggio, ma di tanto in tanto inviano i Pellegrini, messaggeri che predicano il Verbo delle oscure entità nel tentativo di convincere gli abitanti a varcare il confine di cenere e passare dall’altra parte. Ma cosa c’è dall’altra parte?

Ci sono sostanzialmente due modi per raccontare una storia. La prima è quella di fare poche ma puntuali domande e dare subito le risposte, la seconda è quella di instillare il dubbio e lasciare che questi fermentino nel lettore.

Per il suo western dalle tinte soprannaturali Dario Sicchio (Walter Dice) opta per la seconda opzione realizzando una storia fortemente decompressa, come un lungo “prequel” di 4 episodi che culmina con il cliffhanger del quinto.

L’autore ha ben appreso la lezione di serie come East of West e soprattutto La Torre Nera diluendole con il linguaggio televisivo di Lost: i personaggi sono pezzi su una scacchiera di cui non conosciamo bene la forma.

E’ proprio questa “scacchiera” ovvero lo sfondo sul quale si muovono i personaggio il vero proprio punto focale di questa prima parte della prima stagione: lentamente ma inesorabilmente matura nel lettore un senso di fastidio, di oppressione nei confronti del Villaggio ma anche di profonda inquietudine nei confronti dei Pellegrini.

Il “rovesciamento” delle due parti contrapposte – il Villagio con i suoi abitanti e soprattutto il Guardiano ed i Pellegrini e le misteriose entità –  poi nel quinto episodio, spina dorsale del cliffhanger, non dovrebbe sorprendere i lettori più navigati ma comunque fornisce un ottimo trampolino per il proseguo della storia.

Jacopo Vanni illustra con tratto spigoloso ma deciso gli episodi riuscendo a mediare le peculiarità del formato webcomic – la prevalenza di panel orizzontali – con una fisicità delle figure che interagiscono e “parlano” anche quando le tavole sono prive di dialoghi, ottima anche la resa dell’atmosfera western che si traduce in spazi aperti e sconfinati.

Quest’ultimo aspetto ci porta a parlare dell’eccellente lavoro fatto da Francesco Segala ai colori: la sua paletta predilige rossi, giallo e ocra molto materici che amplificano il senso di desolazione e di isolamento; ottimo l’utilizzo dei neri che fornisce profondità e caratterizza gli stati d’animo dei personaggi mentre i colori freddi sono usati per i momenti soprannaturali sposandosi con la tensione che l’autore dosa bene in quei momenti.

Questo mid-season finale di Black Rock mostra innanzitutto l’abilità dell’autore Dario Sicchio di poter confezionare una storia lontana dagli stilemi che attualmente caratterizzano il fumetto italiano, una storia di genere sì ma non per questo meno ricercata.

Ovviamente l’autore dovrà nella seconda parte di stagione concretizzare gli spunti mostrati in questi 5 episodi: personalmente approfondirei i risvolti “folkloristici” del plot ed inserirei qualche scena d’azione in più…appuntamento a settembre con la seconda parte della prima stagione!

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