Z Nation – Oceano di Sangue | Recensione

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saldaPress porta in Italia Z Nation nella sua trasposizione cartacea targata Dynamite. La serie tv creata da Karl Schaefer e Craig Engler, con la partecipazione di Asylum e in onda su SyFy, è infatti diventata una miniserie in sei numeri, che fa da prequel alla storia principale, scritta da Engler e Fred Van Lente.

L’incipit è un classico della narrativa zombie: “E’ passato un anno dall’inizio dell’apocalisse zombie, una catastrofe che ha visto gran parte della popolazione mondiale morire per poi tornare come morti viventi. I governi sono crollati. Le ultime tracce di una civiltà organizzata sono scomparse. I pochi sopravvissuti sono a corto di cibo e nessuno è al sicuro. In questo caos, una piccola squadra della Guardia Nazionale intraprende una missione disperata alla ricerca di un deposito segreto di Soylent-Z, il surrogato alimentare che potrebbe essere l’unica speranza di salvare le poche persone ancora in vita.”

Compongono la squadra il Sergente Charles GarnettIsrael JohnsonEdieRhiannon e Blumberg. I protagonisti hanno intercettato una comunicazione militare che li porterà in Texas, alla ricerca del Soylent-Z nei pressi di un porto. Questa sostanza è un composto che permette all’acqua di creare dosi di cibo. Il percorso fino al porto si rivelerà pieno di ostacoli, portando i personaggi a confrontarsi con altri gruppi di uomini, ormai resi folli, violenti e crudeli dall’assenza di una civiltà.

Il racconto è perfettamente fruibile anche a chi non ha visto la serie tv, poiché narra le vicende di un solo personaggio che fa da collegamento con la serie: il sergente Garnett. La trama di questa sorta di prequel è molto semplice e, spudoratamente, trash. Ci concentriamo sul periodo immediatamente dopo l’apocalisse, la cosiddetta “Estate Nera“. Vediamo i telegiornali che parlano in modo serio e dettagliato dell’epidemia e dei suoi effetti. Ma quello che stupisce di più è come i personaggi hanno reagito all’apocalisse. Parlano fra di loro con naturalezza, nominano gli “Z” o i “Famelici”, come se fossero la consuetudine. Vediamo scuri e mazze con denti di squalo spuntare totalmente a caso o, ancora meglio, degli animali zombificati al limite dell’assurdo. E la reazione dei personaggi è quasi indifferente.

Prendiamo in esame la più famosa serie zombie degli ultimi anni: The Walking Dead. Kirkman utilizza queste creature per sviscerare la natura umana, per approfondire le relazioni che in un mondo del genere possono nascere. Qui, invece, non vi è alcun pretesto, gli zombie sono protagonisti assoluti. Ma non hanno molto da dire. Questa miniserie potrebbe benissimo essere una vetrina di idee per Robert Kirkman su come poter utilizzare o uccidere in modo fantasioso e, spesso, tamarro gli zombie.

I disegni di Menna raggiungono la sufficienza, mostrando spesso una dinamicità dei corpi in battaglia tipica del wrestling, soprattutto nei tuffi da una zona sopraelevata ad una inferiore. La storia, purtroppo, non è degna di nota. E’ un volume comunque scorrevole e che si lascia leggere facilmente più per le risate scaturite da certe trovate che da un vero interesse verso la vicenda.

Di sicuro è consigliato ai fan della serie tv, ma è caldamente sconsigliato ai puristi di The Walking Dead.

 

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