Spontaneous, un romanzo letteralmente esplosivo | Recensione

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Dalla penna creativa di uno scrittore americano, campione di incassi e di critica, nasce Spontaneous, romanzo YA autoconclusivo che racconta l’adolescenza letteralmente esplosiva di Mara Carlyle, la quale assiste agli incidenti mortali dei suoi compagni di scuola… E per “incidenti” si intendono vere e proprie autocombustioni spontanee!

Il 2018 segna in Italia il debutto di un autore americano che, in patria, continua ad ottenere riconoscimenti per i suoi romanzi, sia per adulti che per young adult: si tratta di Aaron Starmer, scrittore di origini californiane il cui ultimo libro ha ottenuto il titolo del Time come Miglior YA 2016.

Questo romanzo è Spontaneous, pubblicato in Italia da Rw Edizioni all’interno della collana Dana, dedicata alla narrazione fantastica (includendo tutti i generi: dal fantasy all’horror, dalla fantascienza al sovrannaturale). Spontaneous sta decisamente facendo parlare di sè, tanto che nello stesso anno di pubblicazione la Awesomeness Films ne ha comprato i diritti per un film che vedrà alla regia Brian Duffield (già sceneggiatore di The Babysitter, Jane Got a Gun e di un’altra pellicola tratta da un romanzo YA, Insurgent) e Katherine Langford (la Hannah Baker di Tredici) nel ruolo della giovane protagonista. Normale, quindi, che Spontaneous incuriosisca i lettori appassionati di YA: ma qual è la sua storia?

Starmer non perde tempo in lungaggini: fin dall’incipit è chiaro quale sarà l’insolita problematica che accumunerà tutti i personaggi, sia quelli principali che quelli di contorno. L’avvenimento che dà fin da subito il via alla narrazione è l’improvvisa autocombustione spontanea di Katelyn Ogden, studentessa dal futuro promettente di un liceo di Covington High, New Jersey.

Katelyn sarà solo la prima di una serie di vittime, tutte uccise da un’auto esplosione senza apparente spiegazione che sembra colpire solo gli studenti dell’ultimo anno. Anche Mara Carlyle, protagonista del romanzo, appartiene a questa categoria, ed è costretta come il resto dei cittadini di Covington ad assistere a quelle autocombustioni immotivate, che colpiscono indifferentemente da sesso, etnia, ceto sociale e orientamento sessuale.

Ma qual è la causa? Il governo? Un attacco terroristico? Le condizioni ambientali? Qualcosa nell’organismo? Difficile farsi un’opinione, quando sei ricoperta di sangue e di quel che rimane dell’ultimo ragazzo esploso… Come se l’adolescenza non fosse già abbastanza complicata di suo!

Ora alla quotidianità di Mara, scandita dalle uscite in macchina con la migliore amica Tess e dai pettegolezzi su quel ragazzo poco di buono che è Dylan Hovemeyer, si aggiungono altre fatali domande: “È colpa mia, se la gente esplode? E quando arriverà il mio turno?”

Ad indagare sulla situazione interviene addirittura l’FBI, tra i cui agenti spicca Carla Rosetti: una donna prodigio tutta lavoro e zero svago che Mara comincerà ad adorare come una supereroina.

Punto di forza di Spontaneous è sicuramente la narrazione in prima persona: in questo modo il lettore ha lo stesso punto di vista di Mara, che offre un resoconto fatto di battute taglienti, osservazioni ciniche e umorismo nero (che è la migliore arma di difesa, quando il mondo ti esplode letteralmente intorno). Quello che offre Mara è lo sguardo di un’adolescente normale, imperfetta e vitale, che sparla dei suoi compagni di scuola, comincia ad annegare i dispiaceri nell’alcool e corregge il succo di zucca con speciali funghetti.

Il resto dei personaggi arriva al lettore attraverso il filtro di Mara: dai genitori affettuosi e comprensivi all’amica Tess, dai cittadini impauriti di Covington ai giornalisti invasivi. Il fatto che la storia sia raccontata dalla protagonista fa di Spontaneous un romanzo dal ritmo fresco ed essenziale, diretto, che non si perde in parole superflue: la narrazione è vivace e adrenalitica, senza parentesi inutili.

Sarebbe azzardato definire Spontaneous un thriller fantascientifico, ma, come spesso accade per gli YA, è difficile classificare in un genere specifico questo romanzo. Utilizzando un’etichetta più libera, lo si potrebbe definire un black dramedy.

Nonostante la narrazione frizzante (o forse proprio per questo), il lettore rischia di rimanere deluso da un finale piuttosto aperto, che potrebbe far sorgere il dubbio che Starmer non sapesse come concludere al meglio il proprio romanzo. Durante la lettura si creano diverse aspettative che, purtroppo, non vengono del tutto mantenute: per questo si rimane un po’ “a bocca asciutta”.

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