I migliori 11 film di Ridley Scott

Pubblicato il 30 Novembre 2017 alle 14:00

Ridley Scott compie oggi 80 anni, e in attesa dell’uscita del suo nuovo film Tutti i Soldi del Mondo, ripercorriamo la sua carriera attraverso i suoi migliori lavori.

E’ il film più chiacchierato del momento, il film dello scandalo, probabilmente l’ultimo film al quale verrà mai accostato il nome di Kevin Spacey. Ma Tutti i Soldi del Mondo è anche e soprattutto il nuovo film di Ridley Scott, vero e proprio demiurgo cinematografico nonché uno dei registi più importanti degli ultimi quarant’anni.

Ogni film di Ridley Scott è un evento, e in attesa di poter ammirare la sua nuova fatica vale la pena prendersi un momento per guardare al passato ed esaminare una carriera tanto prolifera quanto invidiabile, e quale giorno migliore per farlo se non questo: oggi 30 novembre 2017, infatti, il regista di South Shields compie 80 anni, 40 dei quali passati a fare cinema. E che cinema.

11. Prometheus (2012)

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Si possono dire tante cose su Prometheus, sia positive che negative, e il più delle volte sono proprie queste ultime ad essere sottolineate con più decisione. Una cosa che sicuramente è innegabile è il fascino – visivo e intellettuale – che il film emana, fin dal criptico ed inquietante prologo: tra domande esistenziali e viaggi spirituali, fra paesaggi mozzafiato e atmosfere inquietanti, Scott mescola la fantascienza con la religione e il viaggio spaziale col body horror, ottenendo un’amalgama stranissima dal retrogusto problematico ma inequivocabilmente unico e ambizioso.

10. Black Hawk Down (2001)

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Black Hawk Down è forse il film che più diverge dai canoni dello stile del regista britannico: tutta la simmetrica eleganza che contraddistingue le composizioni dei suoi film viene rigettata, e Scott qui come non mai fa un ampissimo uso della shaky-cam per riprodurre il caos della guerriglia urbana. Lo spettatore viene preso e gettato nella mischia al fianco dei soldati, fra le bombe e la polvere e il sangue, e diventa testimone di uno dei più crudi e realistici ritratti cinematografici della guerra.

9. I Duellanti (1977)

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Il film d’esordio che, oltre a vincere il premio per il miglior film di debutto al Festival di Cannes del ’77, stabilì i dettami fondamentali della filosofia cinematografica di Scott: un’eleganza formale figlia putativa di Stanley Kubrick (la massima ispirazione per I Duellanti, soprattutto dal punto di vista della fotografia naturalista, è Barry Lyndon, uscito appena due anni prima) e storie riguardanti l’ossessione e la caducità della vita. Qui, ancora oggi, potrete trovare alcune delle più belle inquadrature mai escogitate nella storia del cinema.

8. Il Genio della Truffa (2003)

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E’ impossibile non notare l’evidente parallelismo fra il disturbo ossessivo-compulsivo del Roy Waller di Nic Cage e l’infinita, quasi mitologica, meticolosità con la quale Ridley Scott cura ogni singolo dettaglio dei suoi film (una mania ereditata da Kubrick, suo padre artistico). Il Genio della Truffa sarà anche uno dei film più piccoli di Scott, ma spicca per sperimentazione e personalità.

7. The Counselor – director’s cut (2013)

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All’uscita The Counselor fu rigettato all’unanimità sia dal pubblico che dalla critica, e il motivo è semplice: il film di Scott provava a schivare tutte le convenzioni del genere di riferimento per arrivare in zone dove nessuno era stato prima, ma lo faceva con le mani legate e la lingua frenata (e più di venti minuti tagliati). Con l’uscita in home video della director’s cut il potenziale del film e soprattutto la sua intenzione divennero chiarissimi a chi gli concesse una seconda possibilità: la perversione, la lascivia e la hybris dei protagonisti diventano la causa di un destino determinista inevitabile, violento e spietato, che domina anche (e soprattutto) le vite di coloro che credono di essere intoccabili (grazie al denaro, al potere, alla bellezza), e che evidentemente sbagliano a considerarsi tali.     –

6. Thelma e Louise (1991)

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Un altro dei topoi fondamentali del cinema di Scott è la donna, mai intesa come creatura angelica o in difficoltà e dipendente dalla figura maschile, ma rappresentata sempre come un animale selvaggio, coraggioso, intraprendente e soprattutto indipendente. Thelma & Louise è tante cose (un film divertente, un film drammatico, un on the road, un’avventura, un crime-movie, un western) ma in primo luogo è un inno alla libertà e al desiderio di andare controcorrente, di ribellarsi al sistema di una società patriarcale. E, ancora oggi (anzi, forse oggi più che mai) rimane un’opera attualissima.

5. Il Gladiatore (2000)

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Con Il Gladiatore Ridley Scott riportò in auge il peplum (un genere nato con la nascita stessa del cinema ma che aveva iniziato più o meno a scomparire dagli anni ’70) e lo svecchiò per il pubblico del nuovo millennio mescolando la sua imponente visione cinematografica con la messa in scena brutale della guerra di Salvate il Soldato Ryan . Non c’è nulla di originale nel film ma tutto è maestoso – ogni singola cosa: da Russel Crowe a Joaquin Phoenix, dai campi di battaglia innevati alle sequenze oniriche nei campi elisi, dagli interni dei palazzi romani a, ovviamente, il Colosseo – e tutto funziona alla perfezione.

4. The Martian (2015)

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Non siamo ancora sul podio, ma è da qui che iniziano i veri capolavori di questa straordinaria filmografia. The Martian è un capolavoro moderno non solo per la storia coinvolgente che racconta, non solo per le immagini incredibili che proietta, ma lo è per il messaggio che trasmette (sorprendentemente positivista per un uomo cinico come Scott): l’umanità, per quanto divisa politicamente e socialmente, dà il meglio di se solo quando impara ad unirsi e a collaborare (l’anno successivo Denis Villeneuve ci avrebbe detto la stessa cosa con Arrival). Un inno d’ottimismo emozionante e romantico.

3. Le Crociate – director’s cut (2005)

Se la director’s cut di The Counselor aveva aggiustato il tiro di un film che nella versione cinematografica sembrava poco focalizzato, con Le Crociate il discorso è completamente diverso: quello uscito al cinema nel 2005 era un film disastroso, con sotto-trame inconcludenti, personaggi potenzialmente interessanti ma solo in parte abbozzati, un montaggio frettoloso che infiacchiva l’epica delle immagini. Insomma, un fiasco su tutta la linea. La director’s cut cambia tutto: il minutaggio viene allungato da 144′ a 194′ (ben 50′ minuti tagliati al cinema, dio mio), la struttura si fa più coesa, le tematiche trattate vengono affrontate con un respiro più ampio, lo sviluppo dei personaggi diventa  credibile e ragionato e così Le Crociate passa dallo status di “brutta copia de Il Gladiatore” che si era guadagnato al momento dell’uscita in sala a quello di epopea epica in stile Lawrence d’Arabia. Un capolavoro sul crollo della fede, sull’ipocrisia dei conflitti religiosi e sul valore del dialogo.

2. Alien (1979)

Alien 1979

Oggi il cinema sta iniziando a promuovere il girl-power attraverso i generi più disparati, non ultimo il cinecomic. Ridley Scott lo aveva fatto già quarant’anni fa (all’incirca) con il primo Alien, nel quale la figura della donna emergeva da un gruppo prevalentemente maschile sopravvivendo alla più letale delle minacce grazie alla propria scaltrezza. Certo, questa è solo una delle tante caratteristiche che rendono il film di Scott tanto attuale per il cinema moderno quanto fondamentale per l’intera storia di questa arte: si può parlare del design di H.R. Giger, si può discutere sul senso di claustrofobia emanato da ogni singola inquadratura oppure lodare la manipolazione dei sensi che Scott attua dall’inizio alla fine alternando continuamente una violenza brutale e improvvisa ad un ritmo lento e metodico. Ma su Alien è stato detto tutto e in maniera molto più esauriente di quanto si potrebbe fare in così poco spazio, e dilungarsi oltre sarebbe ridondante.

1. Blade Runner (1982)

 

 

Esattamente come nel caso di Alien, voler riassumere l’enormità di un film epocale come Blade Runner nei risicati paragrafi di un articolo multi-pagina sarebbe qualcosa a metà fra l’indegno e la mancanza di rispetto. Visivamente, si tratta di uno dei film più ricchi della storia del cinema: ogni fotogramma è riempito di dettagli fino a strabordare, tanto che potreste vederlo e rivederlo in continuazione e accorgervi ogni volta di un particolare che fino alla visione precedente vi era sfuggito. A livello tematico è il più complesso fra i film di Scott, e probabilmente insieme a 2001: Odissea nello Spazio il più complesso fra i film di fantascienza (la differenza sostanziale è che, pur essendo due film estremamente cinici e oscuri, il film di Kubrick è impersonale e distaccato come un trattato filosofico, quello di Scott è intimo e umano come una poesia). Un’opera talmente grandiosa e distante dal resto che anche un ottimo film come il sequel di Villeneuve rimane piuttosto lontano dall’inarrivabile vetta su cui Blade Runner siede da trentacinque anni.

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