Torniamo al Villaggio della Foglia e vediamo cosa è cambiato, in bene e in male…

Come ormai sappiamo Naruto e Hinata hanno formato una famiglia, rallegrata dalla piccola Himawari e movimentata dal primogenito Boruto, protagonista della nuova serie, che lo vede, come fu per il padre, mettere alla prova le sue abilità ninja; questa volta però non per diventare Hokage, ma per farsi notare dal padre.

Dovuta premessa: se non avete letto Naruto, capirete poco di Boruto, dato che le storie dei personaggi e l’uso delle tecniche viene dato per scontato dagli autori del manga.

D’altra parte, se non avete letto Naruto, vuole dire che non avete letto gli ultimi capitoli del manga, il che forse è una buona cosa, dato che vi siete persi il più grande esempio di ereditarietà genetica dominante di mendeliana memoria, dove i figli sono praticamente la somma stereotipata delle caratteristiche dei genitori. E purtroppo questa caratteristica si riscontra per ovvie ragioni anche in Boruto, dove il figlio di Shikamaru, Shikadai, oltre ad essere la copia esatta del padre (che del resto è ora la copia del suo), ha anche la stessa indole.

Per fortuna i primi capitoli del manga non sono altro che la trasposizione del film Boruto: Naruto The Movie, con la conseguenza che i soli personaggi approfonditi sono Naruto e Boruto e tutti gli altri restano di contorno, compresa la nostra Inata, che, pur essendo moglie e madre dei protagonisti, appare pochissimo e parla ancora meno (per ora)…

Tuttavia esistono anche dei personaggi che, pur acerbi, presentano grosse potenzialità: Sarada e Mitsuki. La prima, come sapete se avete letto Naruto, è la figlia di Sasuke, anche se come carattere ha preso molto dalla madre nell’atteggiamento. Il secondo è invece figlio di un ninja fuori dagli schemi e, come vedrete dall’episodio speciale di Naruto incluso nel volume, ha anche avuto una educazione “alternativa”, per questo mi aspetto sorprese da lui.

Altro punto di spunto potrebbe essere l’introduzione della tecnologia nel mondo ninja, con la possibilità di usare le tecniche senza uso del chakra; il che farà storcere il naso ai puristi per questa introduzione “modernista”.

Venendo alla storia, l’idea alla base è quella del film (Ukyo Kodaichi è stato anche sceneggiatore del film): Boruto vuole attirare l’attenzione del padre ed è pronto a tutto pur di farlo. Tuttavia non ci si sofferma mai per troppo tempo su questo aspetto, visto che il ritmo della storia rimane veloce, come del resto ci si aspetta da uno shonen e visto il target del manga.

Per quanto riguarda il disegno, il tratto di Mikio Ikemoto si avvicina molto a quello di Masashi Kishimoto, con la conseguenza che al lettore di Naruto sembrerà di continuare a leggere la stessa storia. I personaggi sono infatti tutti facilmente riconoscibili. L’unico difetto riguarda un po’ le scene più frenetiche, dove si riscontra un po’ di rigidità nei movimenti (a differenza che nell’episodio di Mitsuki).

L’edizione italiana presenta le stesse caratteristiche della precedente edizione dedicata a Naruto, con un classico volume brossurato.

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