Daredevil Collection 15 – Sognatore Americano | Recensione

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Siete pronti per le storie di Devil scritte da Ann Nocenti? Non si tratta di una lettura qualunque! Non perdete una delle opere più controverse della Marvel proposta da Panini Comics in un volume della collana Daredevil Collection!

I Marvel fan sanno bene che Daredevil non è una serie come le altre e i toni adulti che la contraddistinguono la rendono peculiare. Ne fu responsabile il grande Frank Miller che nella sua leggendaria run prese il mensile del Diavolo Rosso e lo trasformò in un capolavoro noir. Dopo Miller, gli autori che si sono succeduti hanno dovuto fare i conti con lui e Daredevil è stato uno dei pochi comic-book Marvel che poteva essere messo sullo stesso piano di quelli della Vertigo.

Ma tra coloro che si sono occupati di Matt Murdock, Ann Nocenti è stata la più eversiva e provocatoria in assoluto. La sua lunghissima run suscitò un putiferio, specialmente tra i lettori più tradizionalisti e conservatori, sia a causa delle forti prese di posizione della scrittrice, dichiaratamente femminista e di estrema sinistra, sia per le situazioni narrative impensabili. In ogni caso, la sua gestione è passata alla storia come una delle migliori del percorso editoriale di Daredevil e ora Panini Comics ha deciso di pubblicarne i primi episodi.

Bisogna però specificare che le storie più acclamate furono quelle realizzate dal trio Nocenti/Romita Jr./Williamson che costituiscono una lunga story-line. Prima dell’avvento di Romita Jr. come disegnatore regolare, però, Ann aveva già firmato diversi albi della serie. Si tratta di episodi quasi sempre autoconclusivi che le diedero l’opportunità di misurarsi con il personaggio. Inoltre, iniziò a scriverlo subito dopo la conclusione del capolavoro Born Again e reggere il confronto con il magico duo Miller/Mazzucchelli avrebbe terrorizzato chiunque.

Ann invece non si scompose e incominciò a impostare il suo Devil. Matt Murdock ha perso la licenza di avvocato e si limita a fare da consulente legale esterno in un centro sociale gestito dall’amata Karen Page, nel cuore di Hell’s Kitchen, quartiere malfamato di New York. Nell’ottica di Ann, tale quartiere rappresenta il fallimento del sogno americano. L’America della Nocenti è compromessa dalla corruzione degli ambienti politici, militari ed economici, e i criminali sono il risultato di una società discriminatoria e classista. In questo contesto, Devil agisce da vigilante, cercando, nel miglior modo possibile, di aiutare chi si trova in difficoltà.

La furia ideologica della Nocenti si esprime subito nel primo episodio della sua gestione, quello del n. 236, basato sulla figura dello psicopatico Hazzard che, come il Nuke di Born Again, è stato reso tale dagli ambienti militari. Devil, aiutato dalla Vedova Nera, lo affronta ma la Nocenti sembra quasi stare dalla parte dello psicopatico, reputato più un malato da curare che un delinquente da punire. In pratica, secondo la scrittrice, il vero crimine è insito nell’autorità.

Questo concetto ricorre spesso. Se il n. 238 è in fondo una tipica storia di supereroi incentrata su uno scontro tra Devil e Sabretooth, collegato al crossover Massacro Mutante che all’epoca coinvolgeva le X-testate, e il n. 245 ci narra una semplice avventura del Diavolo Rosso in compagnia della Pantera Nera che cerca un criminale per sottoporlo al giudizio del Wakanda, gli altri episodi introducono villain allucinanti che sono metafore dei mali della società che Ann intende denunciare.

L’inquietante Marciume, per esempio, è un folle ossessionato dalle malattie e tramite lui la Nocenti ne approfitta per puntare il dito sulla piaga dell’inquinamento e sulla mancanza di scrupoli delle multinazionali. Il trasformista Trickster è un altro degno rappresentante della follia e dell’alienazione che dilagano in America e lo spacciatore Danny Guitar, peraltro sacerdote vudù, le dà la possibilità di evidenziare i danni provocati dalla superstizione e dalle religioni.

Nel n. 242, la Nocenti affronta poi il tema della lotta di classe con un emarginato che avvelena i ricchi, rei di essere semplicemente tali. L’argomento è trattato in maniera ingenua e schematica (i ricchi sono corrotti e disonesti per partito preso e a causa loro i poveri meritevoli non possono ottenere il successo nella vita) ma è comunque in linea con l’atteggiamento massimalista di Ann. Nel complesso, le storie sono interessanti, scritte benissimo (testi e dialoghi sono davvero il punto di forza dell’autrice), anche se non paragonabili a quelle illustrate da John Romita Jr.

L’aspetto grafico è discontinuo, dal momento che in quel periodo Daredevil non aveva un disegnatore fisso e il livello è per forza di cose altalenante. Tra i penciler coinvolti, il migliore è certamente il leggendario Barry Windsor-Smith che illustra l’episodio di apertura del volume con lo stile raffinato e preraffaellita che lo contraddistingue. Ci sono poi un Sal Buscema sottotono nella storia con Sabretooth, un Todd McFarlane alle prime armi, ancora lontano dallo stile spettacolare che lo renderà negli anni novanta una star, e i trascurabili Louise Williams, Keith Pollard e Chuck Patton che si mantengono sull’anonimo andante.

In definitiva, il volume è meritevole di attenzione e, lo ribadisco, adulto nei toni e anomalo per gli standard narrativi della Marvel. Speriamo, però, che Panini Comics possa riproporre pure le storie successive, quelle sì realmente imperdibili.

 

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