Batman vs. Two-Face – Recensione

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Il Dr. Strange effettua un esperimento per tentare di curare i folli criminali di Gotham City dalla loro malvagità ma qualcosa va storto e il procuratore distrettuale Harvey Dent viene trasformato nello schizofrenico Due Facce. Catturato da Batman e Robin, Harvey viene curato ma, affrontando nuove sfide, il Dinamico Duo scoprirà che la minaccia di Due Facce non è affatto debellata.

Batman è un idiota. Era questa l’opinione che Adam West aveva del Cavaliere Oscuro. O, almeno, del suo Cavaliere Oscuro, quello della serie tv anni ’60 e della relativa trasposizione cinematografica. In effetti, il Batman di West era figlio del Comics Code Authority, l’organo di censura che gravava all’epoca sui fumetti statunitensi. Le storie del supereroe erano diventate puerili ed ingenue, lontane dal tono noir delle origini che avrebbero ritrovato nei due decenni successivi.

Eppure, il Batman pedante e moralista, ridicolo ed adorabile mentre danzava il Batusi con la calzamaglia che ne metteva in mostra la pancetta in modo impietoso, è stata la prima versione di celluloide del supereroe conosciuta ed amata da almeno un paio di generazioni. I serial cinematografici degli anni ’40 erano troppo lontani ed irreperibili. L’adattamento di Tim Burton sarebbe arrivato solo nell’89. Il Batman di Adam West veniva preso tremendamente sul serio dai bambini (gli stessi che, oggi, ormai cresciuti, pretendono trasposizioni serissime dai fumetti di supereroi) mentre gli adulti ne apprezzavano la componente comica e (sessualmente) ambigua.

Scomparso lo scorso giugno, Adam West è stato pianto dall’intero show business e da migliaia di fan, celebrato perfino con l’accensione di un autentico Bat-Segnale presso il municipio di Los Angeles. Lo status iconico dell’attore è arrivato a fondersi e a trascendere il mito di Batman che ha interpretato per l’ultima volta nel secondo film d’animazione direct-to-video tratto dalla serie tv anni ’60.

Due Facce, uno dei villain più celebri nella saga del Cavaliere Oscuro, doveva essere inserito nella serie con un episodio scritto da Harlan Ellison ed interpretato nientemeno che da Clint Eastwood. Non se ne fece più nulla a causa della cancellazione dello show ma l’episodio in questione è stato trasposto a fumetti all’interno della serie Batman ’66. Niente a che vedere con la trama del nuovo adattamento animato. Qui il villain ha la voce di William Shatner, altra amatissima icona popolare nell’uniforme del Capitano Kirk di Star Trek, serie partita nel ’66, proprio come quella di Batman.

Replicare gli stilemi di un prodotto di cinquant’anni fa con distaccata consapevolezza post-modernista può risultare un esercizio divertente ma è un gioco che mostra presto il fianco. Batman: Return of the Caped Crusaders, uscito solo l’anno scorso, si dimostrava piacevolmente nostalgico, mescolava bene l’animazione con gli stilemi della serie tv spingendosi dove il prodotto live-action non aveva potuto e tirava qualche ironico graffio metanarrativo.

Qui non c’è niente di tutto questo, la formula è già stanca, il tono più dimesso e ci si limita a ripercorrere le prevedibili dinamiche degli episodi televisivi in due scaramucce con Re Tut e Bookworm. Anche l’inserimento di Catwoman, di nuovo con la voce di Julie Newmar impastata dall’età, è più forzoso e meno interessante.

Il simbolismo dicotomico insito in Due Facce si scontra con quello del Dinamico Duo. Mentre il villain cerca di trovare una sua completezza eliminando Harvey Dent dalla sua coscienza, si verifica un conflitto tra Batman e Robin. Tutto si risolve nell’immancabile scazzottata finale con le onomatopee che volano e un’enorme carrellata di villain.

La presenza dell’ormai onnipresente Harley Quinn spalanca le porte per un terzo episodio ma l’unica ragione per vedere Batman vs. Two-Face è rendere un ultimo omaggio ad Adam West, senza il quale il prodotto non avrebbe senso. Batman è un personaggio che ha bisogno di essere costantemente rinnovato. Riesumare la gloria passata appellandosi al facile effetto nostalgia è come vedere qualcuno che continua a ricorrere al chirurgo estetico perché non accetta l’età che avanza. Lasciamo Adam West e la sua serie tv all’olimpo a cui appartengono e smettiamola di guardarci indietro.

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