Secondo numero per la mini-serie Rinascita che rinarra le origini di Nathan Never!

Dopo aver ricevuto una misteriosa visita, Nathan Never abbandona il monastero shaolin sulla stazione orbitante di Tersicore e parte alla caccia di Ned Mace, nella speranza di ritrovare sua figlia Ann ancora viva!

Nel frattempo, nei palazzi della politica si discute animatamente di sicurezza: creare il corpo di polizia dei Proconsoli o liberalizzare le agenzie private di sicurezza, come quella che Edward Reiser sta formando?

Con questo secondo numero Michele Medda opera una netta cesura rispetto al primo numero, e in maniera transitiva anche con la mini-serie precedente Anno Zero, e lo fa per assurdo riducendo al minimo la presenza dello stesso Nathan Never durante le 98 pagine.

Il futuro Agente Alfa compare infatti solo in una manciata di pagine distribuite fra inizio, metà e fine albo: lo vedremo brevemente su Tersicore, parlare con Sigmund e poi a fine albo vestire nuovamente i panni del “poliziotto cattivo” – panni che a dirla tutta gli stanno un po’ stretti ed infatti Medda fatica parecchio a renderlo credibile cercando ispirazione dagli “sbirri” più truci di cinema e TV.

Lo sceneggiatore sposta sapientemente l’attenzione del lettore su Edward Reiser – e sull’intrigo legato alla nascita dell’Agenzia Alfa – e soprattutto su Ned Mace, il mostruoso killer della moglie di Nathan e rapitore della figlia Ann.

Medda trova infatti in Mace elemento su cui costruire efficacemente l’albo ma soprattutto su cui operare quella decostruzione che è poi l’anima dell’operazione Nathan Never Rinascita. Da mostro privo di raziocinio, Mace diventa un fine professionista ed alle sue vicende l’autore collega gli elementi di raccordo per il prossimo numero e per continuare il suo plot vvero il misterioso droide che vive nello stesso palazzo del killer e il mistero intorno ad Ann.

Essenziali diventano anche le scene d’azione e di questo ne beneficia sicuramente Germano Bonazzi il cui tratto è molto più efficace quando il ritmo è meno sostenuto e bisogna invece concentrarsi sugli intrecci fra i vari personaggi. Dal “chiaroscuro” per contraddistinguere Nathan Never – e tecnica con la quale il disegnatore poi caratterizzerà i suoi albi e le sue tavole migliori con protagonista il personaggio – fino alla attenzione alla gestualità e alle espressioni degli altri protagonisti che sono poi il vero punto di forza e che si sposano con una costruzione della tavola sempre ordinatissima e dalla forte componente narrativa tanto da poter raccontare anche quando priva di dialoghi.

Questo Senza Tregua si legge quasi come un albo “classico” di Nathan Never, scorrevole e intrigante, con il team creativo concentrato nel raccontare una storia piuttosto che rimanere impelagato nella semplice operazione di ret-con. Di certo il tiro sembra essere stato corretto rispetto al primo numero ma siamo ancora lontani dal centro del bersaglio – premesso che per giudicare l’operazione bisognerà attendere il sesto ed ultimo albo – quello che ancora stride è proprio la caratterizzazione del protagonista.

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