Elliot | Recensione

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Un ragazzo, i suoi poteri e l’eterna lotta fra il bene ed il male nel webcomic firmato Jacopo Paliaga, Ludovica Ceregatti e Adele Matera.

Nel nostro mondo non esistono superpoteri. Non esistono persone in grado di volare, di resistere a un colpo di cannone, di lanciare raggi laser dagli occhi o di accartocciare un autobus come fosse una pallina di carta. A parte Elliot, tredicenne che vive assieme ai suoi genitori in una casetta a qualche ora di macchina da Londra.

Da qualche mese, Elliot è consapevole di possedere una vasta gamma di poteri incredibili e inspiegabili e quindi, dubbiosi e spaventati, mamma e papà lo tengono chiuso in casa, spacciandolo per malato. Questo finché Elliot posta un video online. Un video che svela al mondo intero le sue capacità, attirando l’attenzione dei media e di un’inquietante figura vestita di bianco che comincerà a perseguitare lui e la sua famiglia…

La breve sinossi della serie rivela premesse abbastanza scontate per i lettori abituali di fumetti – di tutti i fumetti da oriente ad occidente – è interessante allora vedere come Jacopo Paliaga, autore che i più conoscono per il pluripremiato Aqualung, riesca a districarsi mostrando ancora una volta il suo talento.

Il plot che lo scrittore intesse parte dalla certosina costruzione del protagonista fondata più sui “vuoti” che sui “pieni”. Elliot “subisce” questi poteri, non sa effettivamente cosa farsene vuole solo uscire di casa e vivere normalmente ma il suo outing scatena una serie di avvenimenti che lo travolgeranno mostrandone l’intrinseca ingenuità con l’incapacità di cogliere le sfumature della realtà – aspetto che si riverbererà nel lavoro ai colori come verrà approfondito qualche capoverso più sotto.

Così impostato il protagonista risulta immediatamente simpatetico al lettore, stabilendo quella connessione a-là Spider-man tanto per intenderci – che permette anche di introdurre agevolmente gli altri due personaggi principali della serie ovvero la giovane Abigail ed il Primo Ministro della Gran Bretagna i quali, per motivi diametralmente opposti, saranno fondamentali per lo sviluppo e soprattutto per l’epilogo della storia.

Se quindi i primi 3 episodi, dei 6 di cui è composta la serie, vengono spesi per la costruzione a partire dal quarto il ritmo si fa più sostenuto ed aumentano le scene d’azione, con Paliaga che qui mostra un certo gusto per gli scontri di chiara estrazione giapponese, e che culminano con l’inevitabile confronto fra Elliot e l’antagonista – oscuro regista delle disavventure del ragazzo.

Bisogna sottolineare però che mentre la prima metà della serie viaggia sicura, con un buon ritmo, ottimi dialoghi invece l’epilogo giunge un po’ troppo affrettato o meglio è l’ultimo episodio a risultare più “frettoloso” rispetto al resto con gli episodi 4 e 5 che fungono da ottimo trampolino di lancio.

Sia ben chiaro non una conclusione insoddisfacente ma forse meno esplosiva di quello che si aspetterebbe anche perché lo “spiegone” sulla natura dei poteri di Elliot e del suo antagonista funziona, è originale ed è soprattutto lontana dagli stilemi classici, ed un po’ troppo abusati, del fumetto supereroistico americano in favore di una idea più “filosofica” ed esistenzialistica che ben si adatta al tono della serie risultandone alla fine della lettura uno degli elementi più freschi e di indubbio interesse e che potrebbe essere agilmente ripreso in altre sedi visto anche il progetto più ampio che l’etichetta Wilder ha in mente – per saperne di più cliccate qui.

Dove non “arriva” la sceneggiatura di Jacopo Paliaga arriva il lavoro mostruoso di Ludovica Ceregatti e Adele Matera. La parte grafica è davvero la marcia in più di Elliot: Ludovica Ceregatti con il suo tratto fortemente espressivo unisce perfettamente un’anima più “cartoonesca”  – i volti tondeggianti e le figure affusolate – con una sensibilità da fumetto indipendente americano. La disegnatrice inoltre “aggira” molto bene il problema della costruzione della tavola, per forza di cosa più rigida in un webcomic, spezzettando il panel con primi piani azzeccati e rendendo le onomatopee parte integrante della tavola – ricordate Frank Quitely che illustrava così il primo ciclo di Batman & Robin di Grant Morrison? – ed infine utilizzando inquadrature grandangolari si fa “guidare” dallo sceneggiatore concentrandosi sul lato spettacolare delle scene d’azione.

D’altro canto Adele Matera si supera ai colori dipingendo una Londra desertica e surreale, riprendendo le atmosfere di certi episodi Dylan Dog ma anche del Doctor Who, alternando sapientemente gli arancioni ed i blu/grigi e le loro sfumature ed utilizzando una paletta “completa” solo quando il giovane protagonista ad esempio compare in pubblico o in televisione sottolineando così anche la forte meta-testualità delle inusuale scelte cromatica in un ideale scontro fra normalità ed eccezionalità.

Va anche segnalato l’ordinatissimo lavoro al lettering di Maria Letizia Mirabella che si conferma una delle migliori professioniste in Italia in questo particolarissimo, e troppo spesso sottovalutato, aspetto della lavorazione dei fumetti.

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