Recensione – Preacher 2×03: “Damsels”

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“Fino alla fine del mondo, giusto?”

In Damsels, terzo appuntamento con la serie più iconoclasta del panorama televisivo contemporaneo, gli showrunner Seth Rogen e Evan Goldberg (registi dei primi due episodi) lasciano la direzione all’esperto Michael Slovis (Breaking Bad, Il Trono di Spade, fra gli altri) e la serie vira su atmosfere noir/investigative a ritmo di jazz.

Come anticipato dalle battute finale dello scorso episodio, infatti, il viaggio on the road di Jesse, Tulip e Cassidy giunge in quel di New Orleans: la patria del jazz è il posto più indicato per cercare Dio, ma i nostri si ritroveranno imbarcati in una missione sempre più ardita, fra locali decadenti, gangster, baristi scontrosi, cani in latex, biondissime femme fatali e misteriose organizzazioni bianco-vestite.

La città di New Orleans balugina nella notte di Preacher, fatta di insegne luminose, neon e vetri di bottiglia. Messa da parte l’azione dei due precedenti episodi, Slovis si concentra sui personaggi, sui loro sentimenti, sulle loro sensazioni, e dilata il ritmo della narrazione mostrandoci la lunga notte di un Jesse Custer girovago e neo-appassionato di jazz (la raccolta 14 Grandi Brani Jazz Che Non Avete Mai Ascoltato sarà il fil rougue che attraverserà tutti i quarantacinque minuti di Damsels fino al riuscitissimo montaggio finale da fine del mondo).

Ascoltiamo i primi scricchiolìi nella relazione Jesse/Tulip, con il primo poco disponibile ad ascoltare i problemi di lei e la seconda poco incline a confidarsi con lui.

La ricerca di Dio per Jesse ha la doppia valenza di missione-ossessione e questo per il predicatore basta a far passare in secondo piano le turbe di Tulip, donna del XXI secolo che vede i suoi bisogni (fuggire da New Orleans; anzi, a dirla tutta, lei voleva tenersi ben alla larga da New Orleans) ostracizzati da una figura maschile forte e opprimente.

Belle le due sequenze che vedono il ritorno di Eugene, ma per ora assolutamente slegate dalla trama principale e decontestualizzate (rimane comunque l’affascinante e spaventosa idea di inferno = ripetizione infinita del peggior giorno della propria vita).

Esaltante l’ingresso in scena di Pip Torrens nei panni immacolati del fanatico Herr Starr, nuovo villain della serie, che sicuramente farà parlare di se nelle prossime settimane.

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