Itero Perpetuo: il ritorno a casa [Recensione]

Pubblicato il 5 Aprile 2017 alle 10:00

Pubblicato per la Eris Edizioni, Itero Perpetuo è un viaggio, è la sfida alla solitudine, è la voglia di ritorno che l’autore Adam Tempesta riesce a spalmare alla perfezione in oltre 400 pagine di fumetto.

Potrebbe risultare una delle paure più grandi quella di ritrovarsi da soli in un luogo a noi sconosciuto. Peggio ancora in un ambiente che non è fisiologicamente rapportabile all’essere umano, come lo spazio.

La fobia di perdersi e vagare senza meta nell’infinità dell’universo è quello che prova il protagonista del fumetto Itero Perpetuo del torinese Adam Tempesta, al suo esordio nel mondo dei baloon. In realtà l’autore riesce a trasformare la paura del suo personaggio in una sfida per vincerla.

Itero Perpetuo è la storia di un navigatore spaziale che solo e senza memoria vive interminabili peripezie infernali: visioni aberranti, incubi di ogni sorta, atti d’eroismo e complotti internazionali. La sua unica spalla è rappresentata da un alieno dai tratti ancestrali e con le fattezze di un polletto.

I riferimenti che possono venir fuori dopo aver letto il fumetto di Tempesta sono davvero tanti e toccano svariati campi dell’arte: musica, letteratura, cinema. Su tutti probabilmente 2001. Odissea nello spazio potrebbe essere la pellicola che più si potrebbe associare a questo lavoro, magari con una soundtrack scritta interamente da David Bowie (la storia in sé ricorda per certi versi la più famosa Space Oddity). Sono tutti riferimenti che nascono in automatico dalla mente del lettore; Adam Tempesta, infatti, non è cade nel citazionismo spicciolo, ma mette sul piatto piccoli ingredienti che lasciano a chi legge la storia la possibilità di questi “voli” mentali.

Le oltre 400 pagine che compongono il volume, scorrono velocemente in un susseguirsi di eventi dal tono irreale ed immaginifico. Facendo le dovute attenzioni nei paragoni, Itero Perpetuo è possibile accostarlo all’Ulisse di Omero, per entrambi infatti lo scopo principale è il ritorno a casa e per entrambi ci sono sfide da affrontare.

Come appena detto, nonostante la corposità del fumetto, non si fa per nulla fatica ad affrontare la lettura che scorre veloce e senza grandi intoppi. Dialoghi brevi che lasciano più spazio al disegno piuttosto che alla parola. È infatti da qui che bisogna partire per assaporare appieno il concetto di fumetto che l’autore vuole esprimere.

Pagine piene e dense riempiono gli occhi del lettore che si lascia letteralmente travolgere dalle peripezie che Tempesta crea e disegna.

Un fumetto tutto da gustare pieno di sfaccettature sul tema classico dello smarrimento nello spazio profondo.

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