Medicina in Giappone: i 5 fatti più incredibili

Pubblicato il 22 Febbraio 2017 alle 11:40

Recentemente, attraverso i media di tutto il mondo si è discusso molto di sanità, ora che quella statunitense rischia di subire un processo di regressione per l’ascesa alla presidenza di Donald Trump: una minaccia all’Obamacare e a tutto quello su cui l’ormai ex presidente aveva lavorato per far fronte ai continui problemi che la popolazione americana aveva sempre dovuto subire.

Qui in Occidente il sistema di sanità potrebbe non essere perfetto sotto alcuni punti di vista, ma come funziona in Giappone: un paese così distante e diverso da noi? E come si adatta a una società così differente e unica come quella nipponica?

Parlando di Sistema Sanitario giapponese, viene quasi spontaneo associarlo a quello scolastico. Sicuramente efficace, molto produttivo e fruttifero, di qualità superlativa se paragonato al resto del mondo, ma davvero è così facile conviverci come sembra?

Prima di passare ai cinque punti più discutibili e bizzarri della sanità nipponica, facciamo un breve ripasso di come si è evoluto questo sistema e come si è integrato nella società nel corso della storia.

In tutto il mondo, il Servizio Sanitario Giapponese è conosciuto e ammirato non solo per la sua efficienza, ma anche per i costi esigui se paragonati a tutto quello che offre, e questo grazie all’organizzazione delle assicurazioni.

In Giappone, la sanità gratuita universale è ufficialmente riconosciuta e valida dal 1961, quando furono introdotte le assicurazioni che coprirono la gran parte della popolazione. Le tariffe non sono tutte uguali, e le quote variano da persona a persona, da famiglia a famiglia, in base a determinati fattori, ma universalmente si può affermare che lo Stato si prende carico del settanta percento delle spese, mentre il restante trenta percento va al paziente.

Un normale impiegato giapponese è di solito coperto dalla Kenko-Hoken (健康保険), il servizio di assicurazione che permette appunto di coprire i costi della sanità da parte delle aziende. Il Kokumin-Kenko-Hoken (国民健康保険) è invece il servizio sanitario nazionale che viene utilizzato anche per coloro che si trasferiscono dall’estero.

Come già accennato, la sanità giapponese è forse una delle più all’avanguardia del pianeta per quanto riguarda l’utilizzo di nuove tecnologie, e i risultati sono visibili molto chiaramente. Il Giappone, infatti, è uno dei paesi al mondo con il più alto tasso di aspettativa di vita, e questo ovviamente grazie alle cure minuziose che ogni cittadino riceve durante il corso della sua vita.

Studiare medicina in Giappone è molto più costoso rispetto a qui in Italia o ad altri paesi occidentali, ma i medici di certo non mancano, e il loro lavoro viene di solito distribuito o in un comune ospedale oppure nelle cliniche specializzate.

Gli ospedali giapponesi non sono poi così diversi da quelli che abbiamo anche qui. C’è la segreteria, la sala d’attesa, le corsie preferenziali per le emergenze, il sistema di ambulanze. Di quest’ultimo ha fatto parlare di sé anche in altre occasioni. Infatti, in Giappone esiste una sorta di abuso di questo sistema, il cui uso è aumentato del venti percento negli ultimi anni. Quasi il cinquanta percento delle chiamate a un’ambulanza, infatti, vengono effettuate per inconvenienze minori, e risultano praticamente inutili.

Assieme agli ospedali, in Giappone è poi molto facile essere ricoverati in cliniche specializzate – più rare nelle località rurali, ma lo stesso molto diffuse. Queste sono molto spesso gestite privatamente dagli stessi dottori che le possiedono, e si occupano di qualsiasi branca della medicina: esistono cliniche per le ossa, per gli occhi, per le cure ginecologiche, eccetera.

Ed è proprio a proposito di sale d’attesa, visite in ospedali, e appuntamenti nelle cliniche private che possiamo iniziare a elencare il primo dei punti più notevoli della Sanità Giapponese.

05. Prenotare le visite

Probabilmente molti di voi si aspetteranno che in Giappone gli ospedali e le cliniche siano aperti tutti i giorni, ventiquattrore su ventiquattro come succede qui in Occidente. In realtà non funziona esattamente così. Capita invece che gli ospedali seguano un sistema a turni a rotazione, un po’ come quello per le nostre farmacie. Ospedali e cliniche seguono orari differenti: alcuni sono aperti da lunedì al venerdì, altri aprono anche il sabato ma solo la mattina, altri solo al pomeriggio, e via dicendo. Se vi capita di ferirvi, di rompervi un braccio, o di avere bisogno di cure, potreste avere bisogno quindi di attraversare tutta la città per raggiungere l’ospedale aperto. Per fortuna, come già accennato, il sistema di ambulanze – anche se sovra sfruttato – è molto efficiente, quindi non si corrono certo pericoli di ritrovarsi senza medico.

Questo per quanto riguarda i casi di emergenza. E per le visite normali?

Ultimamente, anche qui in Italia si è discusso animatamente riguardo i mastodontici tempi di attesa al pronto soccorso, e questo è un problema parecchio diffuso anche negli Stati Uniti. La perfetta macchina d’organizzazione nipponica svia questo problema, e non è necessario nemmeno prenotare un appuntamento per farsi visitare. Basta recarsi alla clinica o all’ospedale, registrarsi in accettazione, e aspettare davvero un breve periodo di tempo per ottenere la propria visita.

04. Dottore? No, Dio.

L’etica del medico e dell’atteggiamento che questo deve tenere non solo nei riguardi della sua professione ma anche dei pazienti è assai discussa fin dai tempi più antichi, e forse non smetterà mai di evolversi e di far parlare di sé. Quanta empatia bisogna stabilire con il paziente? Che tipo di rapporto bisogna stabilire con il medico? Le vostre personali opinioni sono ovviamente ben accette nei commenti!

In Occidente siamo per lo più abituati a medici disponibili e amichevoli – chi più chi meno – sempre pronti a rassicurare il paziente, a metterlo a suo agio, a fornire spiegazioni e a farlo sentire protetto in quello che è il suo percorso di cura. C’è un rapporto fra due persone che si pongono sullo stesso livello, sostanzialmente.

In Giappone, purtroppo, c’è poco da discutere. Lì l’etica è una sola: il medico si pone davanti al paziente come una sorta di divinità. Con lui non bisogna discutere, perché solo il medico sa quello che è bene per te, a prescindere dai tuoi dubbi. Non bisogna nemmeno chiedere spiegazioni: sarebbe ritenuto offensivo nei confronti della sua competenza e dimostra la tua scarsa fiducia nelle sue capacità. Il paziente, in tutto questo, è quasi costretto a perdere la sua capacità e possibilità di arbitrio, e affida letteralmente la sua salute nelle mani del medico.

(Purtroppo i medici giapponesi non ridono così a cuor leggero assieme ai pazienti.)

Se, riguardo a capacità e competenze, non c’è quasi da discutere sui medici giapponesi, non è sempre così per quanto riguarda l’etica nei confronti dei pazienti. A proposito di questo è anche stato pubblicato il famoso manga “Team Medical Dragon” scritto da Akira Nagai e illustrato da Taro Nogizaka, da cui sono stati tratti diversi adattamenti televisivi (dorama), che appunto illustra il lato più oscuro del Sistema Sanitario Giapponese che coinvolge prima di tutto i pazienti e il loro rapporto con i medici curanti.

(Da fare invidia a Grey’s Anatomy!)

Accade soprattutto nelle cliniche private che l’autorità del medico è così forte che può imporsi anche sulla tua dieta, monitorando i tuoi pasti al grammo, o addirittura su come e quando potersi fare una semplice doccia.

In Giappone poi è anche normale non comunicare a un malato terminale che la sua vita sta per giungere al termine. Di solito vengono informati solo i parenti stretti, e saranno poi loro a decidere se svelare o no l’amara notizia al diretto interessato.

03. Bizzarre procedure mediche

Quanti di voi hanno paura di andare dal medico? Non solo ovviamente per le brutte notizie che potremmo ricevere, ma anche a causa di quell’atmosfera poco rassicurante fatta di bizzarri strumenti metallici, apparecchiature elettroniche che sembrano uscite dall’ultimo film della saga di “Saw”, e quel timore primordiale che ci tiene sempre a un passo di distanza dagli uomini in camice e mascherina.

Un problema comune in tutto il mondo, insomma. Se poi in Giappone i medici non cercano nemmeno di mettere il paziente a proprio agio, il problema risulta addirittura doppio. Uno degli esempi più lampanti di bizzarria colpisce in particolarmente le signore durante le visite ginecologiche.

Per una questione di intimità, non esiste contatto visivo fra paziente e ginecologo, e viene appunto calato un telo che separa la parte inferiore del corpo e non permette di vedere nulla di quello che succede al di là. Davvero permette alla paziente di sentirsi più a suo agio? Forse. Ma non riuscire a vedere quali strumenti il medico stia utilizzando e in che modo questi vengano a contatto con le tua parti più intime può essere anche fonte di maggiore ansia. La mancanza di comunicazione con un medico freddo e distaccato, poi, rende il tutto ancora più disarmante.

02. Assicurazioni

Il problema delle assicurazioni è appunto uno dei più spinosi e discussi in ogni parte del mondo, soprattutto nella società americana, come abbiamo già accennato prima. Forse è proprio per questo che soprattutto i cittadini degli States rimangono così sconvolti nello scoprire che il Sistema Medico Giapponese, oltre a essere uno dei più efficienti del pianeta, è anche uno dei più economici!

(La burocrazia giapponese non sbaglia un colpo!)

Ottenere un’assicurazione medica in Giappone, sia per i residenti che per i turisti o per coloro che passeranno là un certo periodo di tempo per questioni di studio o di lavoro, è anche molto facile, e il processo è anche molto rapido. Esistono ovviamente diversi tipi di assicurazioni, ma la copertura che offrono è in genere molto ampia, e ogni cittadino può farsi visitare in qualsiasi ospedale o struttura. In America, per esempio, non è sempre così, e avere un’assicurazione a bassa copertura può risultare un grande rischio per la propria salute.

Come già accennato, poi, è anche molto economico, e in linea generica è lo Stato a prendersi la responsabilità del settanta percento delle spese per le cure mediche, e al paziente rimane il restante trenta percento.

01. Controlli annuali

I giapponesi la sanno lunga per quanto riguarda la prevenzione delle malattie. Si veda per esempio uno degli argomenti più scimmiottati da noi occidentali: l’enorme uso delle mascherine sanitarie. I giapponesi, tuttavia, non le utilizzano solo per una sorta di ipocondria di massa, ma anche per rispetto nei confronti di chi li circonda. Se qualcuno è raffreddato, indossa la mascherina appunto per evitare di contagiare chi gli sta attorno. Le mascherine sono un prodotto così diffuso in Giappone che ne vengono commercializzate intere linee di moda per permettere a ognuno di indossare la fantasia che più gli piace, addirittura sponsorizzate da famosi anime, come vi avevamo fatto vedere in questo articolo che pubblicizzava le mascherine sanitarie di Sailor Moon.

Tralasciando la prevenzione data da mascherine, una generica visita medica annuale per controllare che tutto sia a posto è una pratica comune in ogni paese, giusto? Un po’ come il tagliando di controllo che prenotiamo periodicamente per la nostra auto. Purtroppo, è più facile per noi occidentali preoccuparci maggiormente per la nostra auto che per noi stessi, e molti evitano le visite mediche di controllo come la peste – o per paura di ricevere brutte notizie o perché sentono di non averne bisogno.

La visita medica di controllo annuale viene perciò arbitrata dal nostro buon senso, e nessuno viene trascinato a forza nello studio medico. In Giappone, per l’ennesima volta, non avviene in questo modo, e le visite mediche di controllo sono praticamente obbligatorie per tutti. Tutto a scopo preventivo, per non correre il rischio che qualche malanno nascosto si aggravi, e anche per evitare che qualcuno che sta forse covando una malattia senza esserne a conoscenza rischi di contagiare anche gli altri. Un po’ esagerato? Difficile a dirsi, ma i risultati parlano da soli, dato che il Giappone è forse il paese più sano del mondo e con una delle aspettative di vita più alte.

Il controllo è generico ma anche molto minuzioso: controllo della vista, analisi delle urine, del cuore, dei polmoni, del sangue. Piccolezze che, sommate, potrebbero però salvare molte vite.

Passati i trentacinque anni di età, per i giapponesi i controlli si fanno ancora più severi e specifici.

Voi che rapporto avete nei confronti dei temutissimi e rispettati uomini in camice e mascherina? Vi sentireste più sicuri a essere curati in un paese così sicuro come il Giappone, o siete pienamente soddisfatti del Sistema Sanitario del nostro paese? Fatecelo sapere nei commenti!

Fonte: RocketNews24

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