Volt – Che Vita di Mecha 1 [VIDEO RECENSIONE]

Pubblicato il 30 Gennaio 2017 alle 14:00

Volt – Che Vita di Mecha è una serie divertente e originale che farà molto parlare di sé grazie allo straordinario talento di Stefano ‘The Sparker’ Conte ed al mix riuscitissimo di temi comuni a tutti i lettori di fumetto.

Volt – Che Vita di Mecha è la storia di un robot che ha un sogno: vuole diventare un fumettista. La vita è dura, però, specie quando hai una madre despota dalle fattezze di Darth Vader e la vita quotidiana ti impone di trovare un lavoro. Quale lavoro? Uno dei più difficili e pericolosi in circolazione: il commesso in un negozio di fumetti.

Girate pagina per leggere la recensione.

Ben ritrovati amici di MF oggi parliamo di Volt – Che Vita di Mecha la nuova serie bimestrale tutta italiana targata saldaPress.

Volt è firmato da Stefano “TheSparker” Conte e racconta le peripezie di un piccolo robottino il cui sogno è quello di diventare un fumettista.

Per realizzare il suo sogno Volt dovrà però scontrarsi con la despotica madre, dalle fattezze di un Darth Vader mai così minaccioso, la quale vorrebbe invece che il figlio trovasse un lavoro. Lo “scontro” si risolve quando mamma Vader riesce a convincere, seppur con qualche sotterfugio, Volt ad accettare un lavoro come commesso di una fumetteria.

L’autore riesce ad amalgamare perfettamente riferimenti autobiografici con scene di quotidiana vita geek grazie ad alcuni simpatici siparietti: quello con la mamma Vader che ha come protagonista la finestra della camera di Volt e quello con il titolare della fumetteria poco avvezzo alla marmaglia di giovinastri in cerca di manga ed affini.

A completare e ad arricchire l’albo ci sono tre strisce di appendice.

In Che Vita di Mecha, Conte da vita a veri aneddoti segnalati dai proprietari delle fumetterie ed edicole sparsi per lo stivale.

In Le Cinetiche Avventure di Mangaman si concede un pizzico di meta-fumetto prendendo in giro gli “eccessi” del fumetto orientale e dei suoi lettori.

Ed infine in Noi Robot realizza simpatiche gag con protagonisti i robottoni degli anni ’70 vere e proprie icone della cultura geek soprattutto nel nostro paese.

Lo stile di Conte è caricaturale e super-deformed sposandosi benissimo con le storie cariche di umorismo dell’albo e permettendo all’autore di mettere in mostra il suo talento così come dal punto di vista della sceneggiatura e della struttura dell’albo Conte sa bene quali fili tirare per coinvolgere il lettore fra scenette e strizzate d’occhio alla quotidianeità geek.

Volt nella sua semplicità e linearità è un ottimo fumetto d’intrattenimento il quale non nasconde, almeno in questo primo numero, gli evidenti i rimandi al moderno capostipite del genere ovvero il Ratman di Ortolani. E’ indubbio però anche come l’autore abbia saputo rileggere in chiave surreale rimandi autobiografici ed il “neo-realismo” di Zerocalcare unendoli ad altre suggestioni, come quelle televisive ad esempio, in cui la forma “striscia umoristica” è ancora quella privilegiata ma mostrando delle potenzialità di evoluzione e maturazione del tutto inedite.

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