Una Mamma per Amica: Di nuovo insieme – Recensione

Pubblicato il 13 Dicembre 2016 alle 17:45

Sono trascorsi nove anni ma la vita nella piccola Stars Hollow, in Connecticut, scorre placida come sempre e Lorelai Gilmore è ancora la miglior amica di sua figlia Rory. Le attende però un complicato anno di svolta. Lorelai si trova ad un punto fermo nella sua relazione con Luke e deve risolvere i conflitti con la madre Emily che non ha ancora superato la morte del marito Richard. Rory, intanto, si barcamena tra Londra e New York, ha una relazione aperta con Logan e la sua carriera di giornalista fatica a decollare.

“Più le cose cambiano, più restano le stesse”. La cinefila Lorelai riconoscerebbe la battuta di Jena Plissken in Fuga da Los Angeles. Rory, divoratrice di libri, potrebbe dirvi che si tratta di un aforisma del giornalista e romanziere francese Jean-Baptiste Alphonse Karr. E avrebbero ragione tutte e due. Una massima che descrive perfettamente la quotidianità cristallizzata e rassicurante di Stars Hollow che fa da sfondo alle vicende di Una mamma per amica, titolo italiano di Gilmore Girls, serie di enorme successo partita nel 2000 e durata sette stagioni.

Amy Sherman-Palladino, creatrice della serie, e suo marito, il co-produttore Daniel, abbandonarono prima dell’ultima stagione per un mancato accordo con l’emittente e il finale lasciò insoddisfatti i fan. I Palladino hanno quindi deciso di tornare per realizzare un epilogo adeguato con quattro episodi della durata di un’ora e mezza l’uno, ognuno dei quali si svolge in una diversa stagione dell’anno. Stagioni, proprio come quelle in cui sono comunemente suddivise le serie tv, tanto per riflettere la componente metatelevisiva da sempre presente in Una mamma per amica.

Nel mondo di Gilmore Girls, il Sogno Americano si è avverato con tutte le sue contraddizioni ed Amy Sherman-Palladino, fervente democratica, pone le protagoniste in ambiguo conflitto con il contesto conservatore simboleggiato dai genitori di Lorelai, ricchi repubblicani appartenenti all’establishment. Tuttavia, le anticonformiste Lorelai e Rory cercano di sottrarsi al sistema finendo per rientrarvi costantemente in un loop che riflette la ciclicità della serie e che costituisce la massima esaltazione dello spirito radical chic delle protagoniste.

Non a caso la serie originale si apriva con un’inquadratura sulla bandiera americana. In un episodio della prima stagione, Rory si divertiva ad imitare Donna Reed, attrice che incarnava lo stereotipo della casalinga anni ’50, angelo del focolare in attesa che il marito tornasse dal lavoro. La serie terminava con la ragazza in procinto di lasciare Stars Hollow, sfuggendo quindi alla sua condizione diegetica, per seguire la campagna elettorale di Obama in veste di reporter freelance.

Nonostante siano trascorsi nove anni, resta immutata la chimica tra Lauren Graham e Alexis Bledel, di nuovo madre e figlia, sempre caffeinomani e golose di junk food, eccentriche e adorabili, protagoniste di pazzeschi dialoghi botta e risposta ricchissimi di riferimenti alla cultura popolare.

Il finale apocrifo della serie non viene negato né rispettato. Ritroviamo Lorelai insieme a Luke, il proletario che si rifiuta di diventare un imprenditore a capo di un franchising di tavole calde. Christopher, ex-compagno della donna e padre di Rory, si è invece “arreso” (parole sue) conformandosi al sistema e all’azienda di famiglia, finendo dietro una scrivania a guadagnare, ahilui, un mucchio di soldi.

Anche Lorelai sembra soffrire la propria condizione diegetica affermando di sentirsi ferma mentre il resto del mondo si muove e va avanti. Cerca quindi una via di fuga in un’escursione naturalistica che trova alienante e la catarsi starà proprio nel rientrare nella propria confortevole dimensione in un’evoluzione che, in fin dei conti, cambia tutto e niente, come di consueto nella realtà di Stars Hollow.

Il ritorno a casa di Rory racchiude tutto lo spirito del revival. Incapace di trovare un suo posto come reporter, anche lei intraprende un simbolico percorso di riscatto attraverso il più genuino giornalismo anni ’30 della Gazette di Stars Hollow maturando la decisione di raccontare se stessa in un gioco metanarrativo. Lei è sempre deliziosa ma più emancipata di come la ricordavamo. Ha una relazione aperta con Logan, ha un fidanzato fisso che nessuno ricorda (neanche lei) e ci scappa pure un rapporto occasionale con Chewbacca (davvero).

Anche Logan è un rampollo dell’establishment. In tal senso, il suo legame con la ragazza può riflettere quello di Lorelai con Christopher. Brevissimo il cameo di Dean, primo amore di Rory e prototipo del fidanzato ideale. Più maturo Jess, elemento esterno e sovversivo, proveniente dalla metropoli, che sconvolgeva la vita tranquilla della cittadina conquistando il cuore di Rory.

Nonna Emily, la terza “ragazza” Gilmore, deve superare la morte del marito Richard, scelta narrativa obbligata dalla scomparsa dell’attore Edward Hermann avvenuta due anni fa. In perenne rinnovamento il conflitto con Lorelai. Il prolungato mutismo nel confronto psicanalitico tra le due testimonia una situazione di stasi dalla quale entrambe faticano a sottrarsi. Emily ne esce più ammorbidita, finalmente insofferente all’ipocrisia della classe dirigente. Lei che trattava le domestiche con pugno di ferro è ora aperta e ospitale nei riguardi della peruviana Berta e della sua famiglia.

La condizione degli immigrati, a partire da Michel, concierge francese gay, e Lane, l’amica coreana di Rory, è solo una delle tematiche sociali sulle quali la serie esercita una satira sardonica e sottile che emerge, tra l’altro, dagli stereotipi della fiera del cibo internazionale primaverile, dal musical estivo sulla storia di Stars Hollow, dai siparietti in piscina che racchiudono il meglio e il peggio dell’attuale ondata femminista, dallo sguardo progressista ma distaccato e freddissimo di Paris Geller, contraltare dicotomico di Rory, a capo di un centro di fecondazione assistita.

Le stramberie e le nevrosi degli abitanti di Stars Hollow sono sintomo di un’insofferenza nei confronti della placida quotidianità che li circonda. Kirk, uno degli elementi cardine della vita comunitaria, è il protagonista delle gag più surreali e divertenti del revival anche se sparisce misteriosamente durante l’allestimento del musical. Melissa McCarthy, elemento del cast che ha avuto più successo dopo la fine della serie, torna nel ruolo della cuoca Sookie con un cameo influenzato dalle esperienze nelle commedie per adulti.

Molti hanno pensato che il colpo di scena finale apra ad un ulteriore sequel. Non è così. Almeno non necessariamente. E’ semplicemente la storia che si ripete ancora e ancora, il cerchio che si chiude, la vicenda umana di Lorelai che si riflette in quella di Rory. Più le cose cambiano, più restano le stesse.

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