Intervista a Marco Franca, traduttore di The Climber

Pubblicato il 7 Giugno 2011 alle 11:00

Ciao Marco, benvenuto su MangaForever. Vuoi presentarti ai nostri lettori?
Un saluto a tutti i lettori di MangaForever! Mi chiamo Marco, ho 27 anni e vengo dalla riviera romagnola. Collaboro con J-Pop in veste di traduttore per i loro manga.

Quale percorso formativo hai affrontato per diventare traduttore? Leggevi manga già prima di voler intraprendere questo lavoro?
La mia passione per il Giappone probabilmente deriva proprio dai manga: sono infatti un lettore di vecchia data, sin da quando avevo dodici anni e ho la stanza ormai completamente invasa da volumetti. Penso che la scintilla tra me e il Sol Levante sia scoccata grazie alla Takahashi: i suoi manga, come Ranma ½ o Lamù, sono strettamente legati alla cultura popolare giapponese e ne sono rimasto subito affascinato. Ho iniziato così a leggere qualunque cosa riguardasse il Giappone e a muovere i primi passi da autodidatta con la lingua. Così ho poi deciso di studiare lingua e cultura giapponese all’università Ca’ Foscari di Venezia, dove mi sono laureato. Nel biennio specialistico ho avuto poi la possibilità di perfezionarmi direttamente in Giappone, studiando alla Waseda University di Tokyo per un anno: è stata un’esperienza unica che mi ha permesso non solo di migliorare le mie competenze linguistiche, ma anche di vivere per un lungo periodo a stretto contatto con la cultura nipponica. La mia esperienza come traduttore è poi iniziata un po’ per gioco, come una sfida …

Ti va di illustrare ai lettori la metodologia di lavoro di cui ti servi?
Innanzitutto, quando possibile, cerco di leggere più volumi possibili del manga, in modo da avere la storia e i personaggi ben chiari nella mia mente. Quindi passo alla traduzione: solitamente traduco tutto il volume, mettendo degli appunti sui passaggi che non mi soddisfano per poi tornarci in seguito. Poi, una volta terminata l’intera traduzione, rileggo il tutto almeno un paio di volte, per scovare errori, controllare corsivi e grassetti e soprattutto lavorare meglio sulla fluidità delle battute.

Oltre a tradurre curi anche l’adattamento dei testi?
Nella traduzione è già inclusa una prima fase di adattamento, come la scelta del registro linguistico di alcuni personaggi o la traslitterazione di alcuni nomi. Solitamente io faccio una proposta di adattamento che sottopongo ai miei responsabili J-pop, che poi valutano e prendono una decisione. L’adattamento finale vero e proprio viene però sempre curato dallo staff di J-pop.

Quali manga hai curato finora?
Per J-pop ho curato (e in alcuni casi curo tuttora) Ikkitousen, Masurao, Wolf Guy e Until death do us part. Devo dire che mi considero ancora un novellino nel campo, avendo iniziato solo un anno e mezzo fa circa, così rispetto a tanti miei colleghi la lista è ancora corta!

Tra questi quali sono quelli a cui ti senti più legato?
Penso di essere legato a tutti i manga da me tradotti per un motivo o per un altro. Mentre si traduce si cerca di dare vita all’espressione di ogni singolo personaggio e si finisce così per farseli propri. Sicuramente però sono legato in maniera speciale a Ikkitousen, sia per essere stato il primo manga J-pop a cui ho lavorato, sia per il lavoro di ricerca e documentazione storica che a volte è stato necessario per seguire meglio gli eventi.

Con quali autori e opere ti piacerebbe confrontarti in futuro?
Due autori che amo moltissimo sono Tsutomu Takahashi e Naoki Urusawa, quindi direi sicuramente uno dei loro manga.

Veniamo a The Climber, il cui primo tankobon è in distribuzione in questi giorni nelle fumetterie.
Sì, finalmente arriva anche in Italia. Lo considero un vero e proprio romanzo di formazione a fumetti: lungo la storia vedremo come Buntaro, il protagonista, evolverà (o involverà) grazie al suo rapporto con la montagna. Devo ammettere che me ne sono letteralmente innamorato sin dal primo volume e sono veramente felice di esserne il traduttore.

Conoscevi già l’opera o il romanzo originale di Jiro Nitta da cui è tratta? In caso affermativo, come giudichi il lavoro di trasposizione compiuto da Yoshio Nabeta e Shin’ichi Sakamoto?
Sinceramente no! Ma ora sono piuttosto curioso di sapere quanto le due opere siano simili tra loro.

The Climber affronta il tema di uno sport estremo come l’arrampicata in un contesto giovanile. Hai mai praticato il climbing?
Mai, ma confesso che con la lettura mi sto appassionando alle sue dinamiche.

Hai avuto difficoltà nella resa dei termini tecnici della disciplina?
Devo ammettere che non è stato semplice, anche perché la maggior parte dei termini tecnici non compare sui comuni dizionari. Fortunatamente però in questi casi c’è internet che viene in soccorso a noi traduttori! Non sapete quanti siti sul climbing devo consultare ogni volta! In ogni caso, J-pop si è avvalsa nella fase di adattamento della consulenza tecnica di un esperto di arrampicata per garantire la resa ottimale di tutti questi termini. In questo modo, diventa anche più semplice il mio lavoro, visto che ho la sicurezza che poi un esperto lo passerà al vaglio.

Per quanto riguarda il linguaggio dei protagonisti, con che tipo di registro linguistico si esprimono in originale e come è stato reso nella nostra lingua?
Tutti i personaggi parlano con un registro abbastanza ordinario che ho cercato di rendere con un italiano molto colloquiale. Potrei definire il protagonista, invece, come un sociopatico, che parla quindi con un registro standard abbastanza cortese quando si rivolge agli altri, in modo da mantenere le distanze: la mia idea è stata di mantenerlo tramite un linguaggio abbastanza di circostanza ma al tempo stesso secco e senza troppi fronzoli.

Ti sei trovato di fronte a onomatopee particolari o poco usate?
No, devo ammettere che, per fortuna, Sakamoto utilizza onomatopee abbastanza comuni: spesso la resa delle onomatopee fa impazzire il traduttore!

Fino a che tankobon sei arrivato con la lettura e la traduzione? E quanto ti occorre per completare la lavorazione di un volume?
Al momento sto leggendo il decimo tankobon, mentre con la traduzione sto per iniziare a lavorare sul sesto. Per un volume intero, comprensivo di appendici e approfondimenti, impiego circa 5-6 giorni.

Perché gli appassionati di manga dovrebbero leggere The Climber? A chi lo consigli in particolare?
The Climber è un manga che consiglio veramente a chiunque, ma soprattutto a chi ama le sfide: dal primo volume può sembrare un manga sportivo, ricco di emozioni, ma poco a poco si rivela in tutta la sua toccante profondità. La sfida non è da considerare solo nel senso più strettamente sportivo, ma come sfida verso i propri limiti come essere umano sociale. Come ho già detto, lo considero un vero e proprio manga di formazione, dove l’aspetto psicologico del protagonista, con il suo evolversi, è l’aspetto principale. Anche la realizzazione la reputo fantastica: tavole straordinarie e tempi narrativi che reputo quasi perfetti rendono alcuni passaggi pura poesia! In poche parole, è un manga veramente di qualità!

Per concludere, vorrei chiederti a quali titoli (anche extra-fumettistici) stai attualmente lavorando.
Al momento, oltre a The Climber e Until death do us part che porto avanti entrambi con cadenza mensile, sto traducendo il primo volume di Axis Powers Hetalia per il prossimo autunno: si sta rivelando un’interessantissima sfida di traduzione nel cercare di caratterizzazione al meglio tutti i personaggi.

Grazie mille per il tempo concessoci. A presto!
Grazie a voi!

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