Ghostbusters – Recensione in anteprima

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Le scienziate ed amiche Erin Gilbert ed Abby Yates hanno scritto un libro che sostiene, senz’alcuna prova concreta, l’esistenza dei fantasmi. Divenuta una docente della Columbia University, Erin teme ora che il libro possa gettare discredito sulla sua reputazione. Insieme all’eccentrica ingegnere Jillian Holtzmann, Erin ed Abby sono testimoni di un’autentica apparizione spettrale. Ritenute delle ciarlatane e cacciate dall’università, le tre decidono di aprire un’agenzia di acchiappafantasmi alla quale si unisce Patty Tolan, ex-dipendente della metropolitana che ha assistito ad un’altra manifestazione sovrannaturale. Insieme dovranno affrontare un’invasione di fantasmi che minaccia New York.

Ghostbusters poster

E’ il caso dell’estate. L’idea di realizzare un remake di Ghostbusters con un cast tutto al femminile è stata accolta da una campagna d’odio senza precedenti da parte dei fan del film originale e i trailer diffusi online sono stati massacrati dagli utenti. Stando alle parole del regista Paul Feig, il film gode in realtà del sostegno di gran parte della fanbase del franchise e l’astio ingiustificato e prevenuto dei cosiddetti haters è un fenomeno più circoscritto di quanto si creda.

Diretto da Ivan Reitman, Ghostbusters è un cult della commedia fantascientifica anni ’80, interpretata da mostri sacri del genere quali Bill Murray, Dan Aykroyd, Harold Ramis e Rick Moranis, ai quali si aggiungeva Sigourney Weaver, reduce dal successo di Alien. Il film, fortemente realistico, proponeva una comicità sofisticata, una satira sottile, una componente fantascientifica funzionale e mai invadente.

E’ la storia beffarda della rivincita di un gruppo di cialtroni cacciati dall’università che finiscono per salvare il mondo mentre i più alti e seri funzionari della città si scoprono impotenti di fronte ai fenomeni paranormali. Il dispotico dio Gozer che si manifesta nella forma di un pupazzo pubblicitario calpestando una chiesa è uno dei momenti iconici della pellicola.

Il successo del film generò un brand multimediale, a partire dalla pregevole serie animata che influenzò fortemente il tono del sequel Ghostbusters 2, una favola natalizia più buonista rispetto al predecessore. E poi tanti giocattoli, fumetti, videogiochi e quant’altro.

Il regista Paul Feig, abituato a dirigere cast femminili in film quali Le amiche della sposa e Corpi da reato, realizza un remake con un approccio differente rispetto all’originale, com’è giusto che sia. Il significato di un remake è proprio ripartire dallo stesso concept per raccontare la storia in modo diverso, attraverso un nuovo stile ed aggiornandone i contenuti.

Il nuovo Ghostbusters è un film per tutta la famiglia terribilmente divertente che denota un ritmo scatenato, comicità surreal-demenziale da cartone animato, gag slapstick esilaranti e dialoghi spassosi con battute al fulmicotone. Le quattro protagoniste, come gli attori del capostipite, sono tutte attrici comiche passate attraverso il Saturday Night Live e commedie di successo. Con buona pace dei sessisti che si stanno lamentando dell’aspetto fisico delle interpreti, ricordiamo che Murray, Aykroyd e compagnia non hanno certo ottenuto il successo perché considerati dei sex-symbol.

La chimica tra le quattro è esplosiva e non si limitano a scimmiottare i personaggi originali, anzi, ne creano di nuovi. Kristen Wiig e Melissa McCarthy, già accanto al regista, sono il cuore del film, legate da una vecchia amicizia che si è logorata a causa delle rispettive scelte di vita. La prima è diventata più realista mentre la seconda è rimasta un’entusiasta credente nel soprannaturale.

Kate McKinnon è la stravagante Jillian, il cui look ricorda quello di Egon Spengler nella serie animata ma non ha niente a che vedere con il personaggio del compianto Harold Ramis. Ha il compito di introdurre i giocattoli per catturare i fantasmi ed è la protagonista di una delle evoluzioni più epiche nel grande scontro finale. Leslie Jones è l’espansiva ed esuberante Patty, protagonista di alcune delle gag più irresistibili. E’ Chris Hemsworth il sex-symbol nel ruolo del centralinista del team. E’ il personaggio più sopra le righe, una macchietta che sembra davvero uscita da un cartoon demenziale.

Il tema alla base della storia è la rivincita dei nerd. Laddove le protagoniste fanno buon viso a cattivo gioco mettendosi al servizio della città che le ha emarginate, il cattivo interpretato da Neil Casey vuole invece la vendetta. Andy Garcia gigioneggia nel ruolo del sindaco che mette i bastoni tra le ruote alle acchiappafantasmi. C’è spazio per i camei dei protagonisti del film originale. In particolare, Bill Murray che era inizialmente scettico all’idea del reboot, interpreta uno scienziato che non crede ai fantasmi. E alla fine spunta anche Slimer.

Gli effetti visivi del film sono pregevoli ed è uno spettacolo di luci che farà spalancare gli occhi ai bambini, tra i fantasmi luminosi, slime fosforescenti e i congegni laser delle acchiappafantasmi. La mitica canzone di Ray Parker Jr. torna in tutta la sua gloria con diversi arrangiamenti di altri gruppi musicali nel corso del film. Occhio alle scene durante i titoli di coda che riservano ancora sorprese ed aprono al sequel.

Un remake non rovina mai il film originale, provarne odio o paura è un atteggiamento che dimostra solo ignoranza. Il Ghostbusters del 1984 resta lì in tutta la sua gloria. Questo remake è un film godibile, diverso, adatto ad una nuova generazione e può rilanciare il franchise. Se vedete un fantasma, non fatevi scrupoli a chiamare le nuove quattro acchiappafantasmi. Potrebbero piacervi molto più di quanto pensiate.

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2 Commenti

  1. Quelle 4 non fanno ridere… E non è sessismo o razzismo: sono proprio LORO quattro che NON fanno ridere.
    Paul Feig è un regista sopravvalutato e le sue commedie (al 90% sessiste) NON fanno ridere!
    Volevi fare la tua solita commedia slapstick alla Vanzina? Fattela, ma non toccare un mito! Ci vuole tanto a capirlo? Meglio l’oblio che non Vacanze con lo spettro o Cado dalla melma!

  2. una recensione da femministe… voler dare gloria a un film totalmente mediocre che passerebbe dimenticato in una settimana se non portasse (impropriamente) il nome rubato al capolavoro originale.
    Non c’è nessuna scena che faccia ridere, i personaggi sono deboli e molte scene che scimmiottano l’originale sono patetiche. Ma come si fa a difendere un tale scempio: femminismo o recensione “foraggiata”?

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