The Conjuring: Il caso Enfield – Recensione

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Londra, 1977. La vita di Peggy Hodgson, madre single, e dei suoi quattro figli viene sconvolta quando terribili presenze sovrannaturali si manifestano nella loro abitazione. I coniugi americani Ed e Lorraine Warren, investigatori del paranormale, vengono chiamati ad indagare sulla casa infestata insieme a scettici ricercatori. Durante il loro ultimo caso sugli omicidi di Amityville, Lorraine ha visto Ed morire in un’orribile visione premonitrice.

The Conjuring 2

James Wan è senz’altro il re dei franchise horror di successo. Se il regista australiano ha avuto la possibilità di dirigere un colosso macinasoldi come Fast & Furious 7 e i prossimi Aquaman e Robotech, lo deve soprattutto per aver dato il via a saghe remunerative come Saw, Insidious e The Conjuring. Il primo episodio ispirato alle indagini dei coniugi Warren, uscito nel 2013, ha registrato un plebiscito di critica e pubblico generando questo sequel e lo spin-off Annabelle, di cui è in arrivo il secondo capitolo, per la gioia del box-office.

Tuttavia, il successo del primo The Conjuring è stato quantomeno discutibile, un minestrone di cliché e citazioni che sfociava in un esageratissimo esorcismo finale. Intendiamoci, la bravura di Wan dietro la macchina da presa è indubbia, è un regista pieno d’inventiva, sa trascinare il pubblico creando la giusta dose di tensione fino a far saltare lo spettatore dalla sedia con qualche genuino spavento, sfrutta bene scenografia e fotografia ed ha il merito di non ricorrere troppo al digitale e alla scorciatoia del 3D. Insomma, il primo episodio fu un gradevole pop corn movie senza infamia e senza lode.

Per questo secondo episodio, Wan si limita a ripetere la formula con risultati molto più deboli ed inefficaci. Tutta la saga parte dal solito mezzuccio furbetto di schiaffare sullo schermo un horror “tratto da fatti reali”. I coniugi Warren sono realmente esistiti e le loro indagini sono documentate ma, riguardo a possessioni demoniache, preveggenza, poltergeist e quant’altro, noi ci permettiamo di restare scettici. Questo è cinema d’intrattenimento. La realtà è altra cosa.

Una delle indagini più note dei Warren è quella degli omicidi di Amityville che ha ispirato un’altra celebre saga cinematografica. Il prologo del film, dunque, è per forza di cose citazionista e presenta l’unico debole spunto per tenere la tensione alta tra i due protagonisti, ovvero la visione della preveggente Lorraine sulla morte del marito.

Per circa quaranta minuti, il film si concentra soprattutto sulla vicenda della famiglia Hodgson, presentando i soliti fenomeni di poltergeist a cui il pubblico dovrebbe ormai essere abituato: oggetti che si muovono, porte che sbattono, coltelli che volano, crocifissi che si rovesciano e tutto il consueto repertorio.

La storia non c’è. I dialoghi sono banali, lo scontro tra i Warren e i ricercatori scettici non denota alcuna tensione poiché sappiamo già che le presenze paranormali sono reali. L’unica preoccupazione di Wan è quella di spaventare il pubblico come se avesse pagato il biglietto per un giro nella casa infestata di un luna park. Il finale è più action che horror.

A tre mesi dall’uscita del film è stato introdotto il personaggio demoniaco della Suora, che pare Marilyn Manson, giusto per mettere in produzione un altro spin-off come già fatto con Annabelle. E questo è sufficiente per capire la natura profondamente commerciale del film. Se non avete mai visto classici del genere come L’esorcista o Poltergeist (che erano film molto migliori), potreste trovarci qualcosa di nuovo e divertirvi. Altrimenti, i cari vecchi brividi estivi dovrete cercarli altrove.

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1 commento

  1. Non sono assolutamente d’accordo con questa recensione, intanto il caso è stato documentato ed esiste, non come dite voi: “Tutta la saga parte dal solito mezzuccio furbetto di schiaffare sullo schermo un horror “tratto da fatti reali”. I coniugi Warren sono realmente esistiti e le loro indagini sono documentate ma, riguardo a possessioni demoniache, preveggenza, poltergeist e quant’altro, noi ci permettiamo di restare scettici. Questo è cinema d’intrattenimento. La realtà è altra cosa.” con questa frase probabilmente dimostrate di non aver nemmeno controllato (o visto il film, dato che alla fine sono presenti immagini del caso reale).
    Poi credo che la tensione che riesce a mantenere Wan lo rende uno dei più grandi registi del genere horror contemporaneo; forse più sul genere commerciale ma decisamente di alto livello. A me è piaciuto.

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