Starting Point N. 11: Le Autoproduzioni (tra Makkox e Kickstarter)

Pubblicato il 17 Maggio 2011 alle 00:00

Chi fa da sè…

Questa puntata avrebbe dovuto essere su una casa editrice italiana e sul suo catalogo, nel ricercare informazioni per l’articolo, però, mi sono imbattuto in una discussione tra due autori che mi ha fatto virare sul tema delle autoproduzioni. I due in questione sono Roberto Recchioni (John Doe, Dylan Dog, David Murphy 911) e Michele Petrucci (Metauro, Keires, FactorY), i quali nei loro blog parlavano delle funzioni che dovrebbe avere l’editoria tradizionale e delle implicazioni positive e negative dell’essere editori di sè stessi, ponendosi su posizioni sostanzialmente opposte che vi invito ad approfondire sui post linkati. Il discorso mi pare estremamente interessante ed attuale e pone spunti di riflessione per argomenti che vanno dalla “nuova” editoria digitale (con tutte le paranoie rispetto alla perdita di valore a livello di contenuti, se non addirittura alla morte del fumetto a causa del cambio di supporto), alla crisi del sistema produttivo, distributivo e commerciale tradizionale in Italia, passando per il “fenomeno” Makkox che fa da punto di partenza alla discussione.

Partiamo dai fatti: recentemente Makkox ha dato alle stampe “La Dolescenza”, una raccolta autoprodotta di suoi racconti già apparsi su rivista, l’opera, realizzata con una cura editoriale che molti “editori” non hanno mai visto, ha venduto 1000 copie nel giro di un paio di settimane, andando completamente esaurita e potrebbe essere ristampata in maniera “tradizionale”. Il successo, oltre alle innegabili qualità artistiche dell’autore, è dovuto anche all’abilità nello sfruttare lo spazio che ha saputo ritagliarsi su internet e allo sbattimento di cui si è fatto carico nel promuoverla sul web ed in giro per mezza Italia (vi assicuro che le sue presentazioni sono sempre estremamente interessanti e divertenti e danno l’occasione di conoscere una persona che trasuda amore per quello che fa). Il tutto risulta poi amplificato dal fatto che Makkox è attivo nel campo dei fumetti da appena 5 anni e dal fatto che nel nostro paese un volume da fumetteria raramente arriva a vendere più di 900/1000 copie e la media di venduto si aggira sulle 400/500! L’esperienza ha quindi permesso all’autore di incassare quello che non avrebbe ottenuto dalla vendita di 10000 copie attraverso la filiera classica, traguardo raggiunto soltanto da Gipi, e di creare un oggetto/libro che rispettasse tutte le sue esigenze.

Da questa premessa si possono cogliere due elementi fondamentali: il primo è l’importanza del web non solo come cassa di risonanza per la promozione della propria opera (sia con il lettore che con le case editrici) e come mezzo per esplorare nuove soluzioni narrative (Makkox, insieme a Gipi, è tra i primi ad avere utilizzato tavole costruite secondo una direttrice verticale, in modo da “seguire” lo scroll del mouse), ma anche come elemento di continuità tra autore, lettore ed opera, possibile grazie all’immediatezza dei feedback; il secondo elemento è invece la convivenza tra autoproduzione ed editoria classica, eventualità possibile e probabilmente auspicabile, come dimostrato dal fatto che un’opera autoprodotta può benissimo trovare nuovi sbocchi nel sistema tradizionale (per fare l’esempio più famoso Ratman è nato proprio come autoproduzione).

L’autoproduzione sembra quindi avere un senso non solo per chi è alle prime armi e vede in essa una possibilità, parallela al web, per mettersi in mostra (personalmente ad ogni Lucca Comics passo almeno un paio d’ore nella Self Area ad esplorare un mondo in fermento capace di soluzioni in termini narrativi e di supporti veramente originali, a tal proposito non perdetevi i “”fumetti al metro” o i “fumetti in pasta” del gruppo Katlang!), ma anche per chi è già affermato e sente il bisogno: A- di avere maggiore libertà espressiva e nella scelta del formato e B- di produrre un oggetto “tangibile” come un libro (in merito vi segnalo questa bella intervista a Makkox).

Il discorso sui webcomics merita un articolo a parte, per cui mi riservo di tornarci in futuro, qui invece voglio presentarvi quello che potrebbe essere, anche per l’Italia, il futuro dell’autoproduzione: Kickstarter. Il sito, infatti, offre la possibilità di presentare al pubblico i propri progetti e di farseli finanziare direttamente dai “lettori”, l’opera così viene prodotta soltanto se si raggiunge il budget minimo prestabilito, la proprietà intellettuale rimane all’autore e ai finanziatori vengono inviati dagli artisti stessi prodotti stabiliti in base all’importo impegnato. Su Kickstarter si trovano progetti che coprono un po’ tutte le forme di arte, dalla musica al cinema, alla narrativa, fino, ovviamente, ai fumetti. L’utenza è estremamente eterogenea e comprende sia completi esordienti che autori già affermati e vogliosi di fare fumetto  in un modo che riduca i rischi economici e li metta maggiormente a contatto con il pubblico. Qui mi limito a segnalarvi la proposta di Zak Sally, autore di “Sammy  the Mouse” (pubblicato in Italia da Coconino) e 2 volte candidato all’Eisner per “Recidivist”, ma sul sito ci sono molte iniziative estremamente valide e adatte per tutti i gusti e tutte le tasche!

Starting Point ritorna tra due settimane (ma potrebbero essere tre) con una puntata più tradizionale dedicata al fumetto cinese!

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