Per comprendere il grande successo del cinecomic Il Corvo bisogna risalire alla genesi e alla concezione artistica del fumetto originale.

La storia del suo creatore, James O’Barr, è incredibilmente travagliata. Nato nel 1960, abbandonato dai genitori e cresciuto in un orfanotrofio di Detroit, O’Barr coltivò la passione per la musica e per i fumetti studiando a fondo il suo autore di riferimento, Will Eisner. Nel ’78, la sua fidanzata Bethany venne investita da un camionista ubriaco. Nel tentativo di soffocare il dolore e la rabbia per l’ingiustizia subita, O’Barr si arruolò nei marines. All’inizio degli anni ’80, cominciò a lavorare su Il Corvo, ispirato non solo dalle vicissitudini personali ma anche da un terribile fatto di cronaca che riguardava una coppia uccisa per un anello di fidanzamento da pochi dollari.

O’Barr voleva raccontare la storia di un amore così forte da trascendere la morte, i travagli di un’anima che non avrebbe trovato pace finché non avrebbe ottenuto la sua vendetta. Eric Draven, che si legge come “the raven”, il corvo, e la sua fidanzata Shelly vengono assaliti da una banda di balordi guidati da T-Bird, nome che fa da contraltare a quello del protagonista. La gang stupra la ragazza, le ruba l’anello di fidanzamento e uccide entrambi. O’Barr si ispirò alla figura del corvo concepito nella mitologia classica come psicopompo, che guida le anime nell’aldilà o le riconduce in vita qualora non riescano a riposare in pace. Eric resuscita pronto alla vendetta, straziato dal dolore e dal ricordo dell’amata Shelly, e si trucca il viso con le fattezze dell’Ironia, una delle tre maschere del teatro inglese insieme al Dolore e alla Disperazione. Disegnato in bianco e nero, con l’uso della china per ritrarre la realtà e carboncino misto ad acquerello per i sogni ed i flashback, il fumetto è un capolavoro grafico e narrativo, venato di poesia amara e struggente, un’opera che trasuda violenza, degrado e sofferenza, sorretta da una vera e propria anima musicale.

O’Barr esplicita un’evidente influenza della musica dark, post-punk e dei gruppi industrial tedeschi. L’autore decise di dedicare l’opera a Ian Curtis, cantante dei Joy Division, di cui ammirava la volontà di combattere l’incomunicabilità. Curtis morì suicida a 23 anni anche a causa dell’aggravarsi della sua epilessia, una patologia che O’Barr aveva in comune con lui. I testi di Komakino e Decades, due canzoni dei Joy Division, sono riportati in seconda di copertina del secondo e del terzo albo del fumetto ed alcuni capitoli hanno per titolo quelli di altri brani della band. Il capitano di polizia Hook e l’agente Albrecht prendono il nome rispettivamente dal bassista e dal chitarrista del gruppo. Al termine del primo albo è presente invece il testo di The hanging garden dei Cure. La raccolta in volume unico del fumetto venne venduta con un’autentica colonna sonora, un cd dei Trust Obey, gruppo industrial formato da O’Barr e dal musicista e illustratore John Bergin. Lo stesso protagonista, Eric Draven, è modellato sulle fattezze di Peter Murphy dei Bauhaus e dell’icona rock Iggy Pop.

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1 commento

  1. Bellissima recensione ,la rubrica migliore di MF ,comunque IL CORVO ,il 1° film ,è stato un capolavoro,amato alla follia ,rivisto di recente per l’annesima vlta in DVD ,ed è sempre uno spettacolo,curato sotto ogni punto di vista,Brend Lee carismatico .
    I seguiti non li ho mai visti ,mi sa che non mi perdo niente… e credo che ci sia anche una serie TV prodotta in Canada ,ma il Itaia sonoa rrivati pochi episodi.

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