Intervista a Francesco Artibani, autore di Pikappa e Monster Allergy

Pubblicato il 29 Febbraio 2016 alle 13:00

Francesco Artibani, classe 1968, è uno dei più affermati sceneggiatori italiani di fumetti.

Attivo principalmente come collaboratore per la testata settimanale “Topolino” su cui ha scritto alcune delle storie tra le più interessanti della sua storia recente come “Zio Paperone e l’ultima avventura” e la parodia a fumetti del libro di Melville “Moby Dick”.

Artibani ha, anche, dato il suo contributo a testate rivolte ad un pubblico più maturo tra cui le prime due stagioni di Pikappa nel lontano 1996 ( di cui a breve verrà festeggiato il ventennale), Mickey Mouse Mistery Magazine, Witch e la serie fantascientifica Kylion (delle ultime due ne è anche creatore).

Francesco Artibani deve parte della sua fama alla serie a fumetti Monster Allergy e all’omonima serie animata create insieme a Katja Centomo.  Lontano dal mondo Disney ha scritto storie per Lupo Alberto, Cattivik ed è stato sceneggiatore di due albi di Martin Mystère. Ha lavorato anche per case editrici francesi pubblicando per Les Humanoïdes Associés “Il Boia Rosso” e “Jimmy Jones”.

Le sue esperienze come scrittore non si fermano solo in Italia e in Francia ma arrivano anche agli Stati Uniti: visto che ha scritto per la Marvel due miniserie orientate verso un pubblico più giovane: “X-Campus” e “Young Dottor Strange”.

Parallelamente al lavoro come sceneggiatore di fumetti, Francesco Artibani ha curato la scrittura di molte serie animate tra cui la trasposizione su piccolo schermo delle avventure di Lupo Alberto, il già citato Monster Allergy,  Winx Club, Spike Team, Le straordinarie avventure di Jules Verne, Tommy & Oscar, Bum Bum ed Egyxos. Inoltre dirige, insieme alla moglie Katja Centomo, la Red Whale: una società di produzione per editoria e animazione.

Diamo il benvenuto sulle pagine di MangaForever a Francesco Artibani.

1. Ad oggi sono state pubblicate tre storie (in più puntate) con protagonista Pikappa sulle pagine di Topolino, due delle quali con la tua firma. In edicola ci sono anche PK Giant e Paperinik Appgrade. Il personaggio ha una presenza forte come non accadeva da anni. Il feedback di questa “rinascita” è arrivato a te e al team? Come è stato accolto dai nuovi lettori Pk e quali sono state invece le reazioni dei “vecchi” appassionati alle nuove storie?

R: Il riscontro per questo ritorno è stato molto buono e continua ad esserlo e di questo non possiamo che esserne tutti contenti. L’obiettivo era tornare a raccontare storie ai pkers appassionati ma, soprattutto, attirare nuovi lettori. Anche i più tradizionalisti e integralisti hanno accolto positivamente le nuove avventure quindi direi che la missione è stata compiuta.

2. Le nuove storie erano già tutte programmate o si è deciso di andare avanti dopo il successo della prima? Da “Potere e Potenza” a “ Il raggio nero” è cambiato qualcosa circa il futuro del personaggio a livello editoriale?

R: Quello di “Potere e potenza” era un esperimento e i risultati sono stati così entusiasmanti da convincere tutti a mettere in cantiere delle altre storie. Il futuro del personaggio è ancora sulle pagine di Topolino perché il settimanale oggi è lo spazio migliore per riproporre il personaggio: il giornale ha un pubblico vasto e affezionato e la presenza di Pikappa va ad arricchire la sua proposta fumettistica.

Quando con Lorenzo Pastrovicchio abbiamo proposto “Potere e potenza” avevamo pronte nel fatidico cassetto delle tracce da sviluppare e dunque nel momento in cui ci è stato dato il via libera per nuove storie abbiamo solo dovuto dare una forma completa a quello che avevamo immaginato.

3. Ne “Il raggio nero” ritroviamo la Ducklair Tower e facciamo la conoscenza di nuovi personaggi, alleati e antagonisti, che sembrano destinati a ritornare più avanti nelle future storie del papero mascherato. Tu sei una figura chiave del rilancio di Pikappa, queste basi per espandere la continuity verranno sfruttate in maniera più estesa? Le nuove storie continueranno a essere pubblicate su Topolino o nascerà una nuova testata?

R: Per Pikappa ho realizzato e definito con Pastrovicchio e la redazione un arco narrativo, un ciclo di episodi in cui sviluppare una serie di trame e sottotrame, un’unica grande saga divisa in più capitoli.

L’intenzione è di portare avanti quella continuity seguendo la regola del vecchio e del nuovo, ossia rispetto per quello che è stato il mondo di Pikappa fino a oggi – con i suoi personaggi e i suoi luoghi – ma aggiungendo allo stesso tempo tanti elementi nuovi perché il racconto si sviluppi, proceda, vada avanti.

Per quello che riguarda la seconda domanda ogni tanto qualcuno chiede il ritorno del mensile ma questo è un periodo difficile per l’edicola e dunque è bene che Pikappa resti sulle pagine di Topolino.

4. L’impostazione delle tavole in Pikappa è sempre stata innovativa e caratteristica della serie, ma da quando è approdato su Topolino il disegno ha subito un’ulteriore evoluzione. Abbiamo visto coesistere nella stessa storia ( Il raggio nero, appunto) la gabbia classica tipica di Topolino e pagine meno regolari, specialmente durante le fasi più concitate. Questa è una precisa scelta narrativa oppure, ospiti della testata, si sta cercando di fondere i due stili per crearne uno nuovo?

R: C’è un’esigenza tecnica molto precisa legata al formato tascabile del giornale ma con Lorenzo Pastrovicchio, prima di metterci all’opera su “Potere e potenza”, avevamo fatto un po’ di prove per verificare l’effettiva leggibilità delle tavole “alla Pikappa” sulle pagine di Topolino.

Il risultato finale di queste prove è quello che vedete, con pagine pikappiche e topolinesche allo stesso tempo. Il lavoro prezioso di Max Monteduro con i suoi colori e le sue atmosfere ha fatto il resto, restituendo ai lettori delle pagine speciali.

5. Quali sono state le sue fonti di ispirazione nello scrivere “Il raggio nero”? E soprattutto a cosa si è ispirato nel creare Moldrock, personaggio che ha già guadagnato un posto d’onore tra le fila dei nemici più memorabili di Pikappa?

R: Le fonti sono la storia stessa di Pikappa, lo spirito del personaggio. Il suo universo è talmente ricco che in qualsiasi direzione si guardi ecco che spunta un’idea divertente da sviluppare. Moldrock è nato per mettere alla prova Pikappa; è un personaggio particolare, apparentemente semplice ma mosso da ragioni complesse.

Mi divertiva poi l’idea di tirare fuori un personaggio nuovo che fosse allo stesso tempo molto antico: la sua storia personale, il suo passato, la rivalità con Everett Ducklair sono tutti elementi che vanno a definire un pezzo della saga di Pikappa ancora poco sviluppato, dando risposte e fornendo nuovi elementi che avranno un peso notevole su quello che accadrà in futuro.

6. A quando una nuova avventura di Pikappa? E soprattutto, sarà sceneggiata da te?

R: La prossima storia uscirà in primavera in occasione del ventennale di Pikappa, sarà sempre scritta da me e saranno due puntate molto particolari, 90 pagine movimentate adatte alla ricorrenza. In anteprima al Comicon e dalla settimana successiva in tutte le edicole.

Continua a leggere, gira pagina.

7. Nel corso degli anni hai scritto per titoli molto diversi tra loro, a partire dai personaggi classici Disney, passando per Monster Allergy, le Witch, Pk, MMMM, arrivando a scrivere anche per Martin Mystère, Lupo Alberto e Cattivik. Quale tra tutti i personaggi che hai scritto ti piace di più? E di quale personaggio che non hai mai affrontato ti piacerebbe scrivere qualcosa?

R: Sono affezionatissimo a tutti questi personaggi perché tutti mi hanno dato molto. Per una questione di paternità (e maternità, visto che lo scrivo con mia moglie Katja Centomo) chiaramente Monster Allergy è la serie alla quale sono più legato ma ai personaggi disneyani e a Lupo Alberto devo tutto.

Un personaggio che amo e leggo praticamente da 40 anni – e non scriverò mai – è Tex Willer, una delle creazioni letterarie più straordinarie del fumetto italiano.

8. Con PK, Witch e Monster Allergy hai anticipato di 10 anni la tendenza all-ages che ora negli USA va fortissimo. Non hai l’impressione che l’editoria a fumetti italiana abbia rinunciato per anni il pubblico della fascia d’età teen/preadolescente “regalandolo” ai manga?

R: L’editoria italiana, per una serie di ragioni complesse e articolate ha progressivamente dimenticato il pubblico dei bambini e dei ragazzi. A parte Topolino e Il Giornalino c’è un deserto diffuso in cui periodicamente spuntano proposte legate a personaggi televisivi o dei videogiochi ma di fatto l’offerta per quella fascia di pubblico è scomparsa.

Sono lettori difficili ma non impossibili da affrontare ma è anche vero che non ci sono molte serie dedicate a loro e di solito sono i lettori a doversi adeguare. L’importante è non rassegnarsi e continuare a provarci.

9. Un nostro collaboratore ha assistito a questa scena in una fumetteria di Roma: due giovani turiste cinesi che chiedevano (in inglese) se ci fossero gli albi delle Witch. Le serie di cui parlavamo prima sono arrivate all’estero? Come sono state accolte lì?

R: La serie, all’apice del suo successo, era venduta e letta in oltre 100 paesi nel mondo. Ricordo che ha avuto un’edizione giapponese realizzata in forma di manga da un’artista locale ma non so molto dell’edizione cinese.

10. Dopo aver lavorato sia in Italia che in Francia, quali solo le differenze che hai riscontrato tra l’editoria nostrana e quella transalpina?

R: C’è una differenza profonda per quello che riguarda il mercato e la considerazione di cui il fumetto gode ma non tendo all’esterofilia decantando solo meraviglie per l’editoria francese. È un mercato difficile perché affollatissimo; le uscite in libreria sono esagerate e la permanenza sugli scaffali è limitata.

Lì c’è un grande problema di spazio fisico da occupare, uno spazio limitato (mentre in Italia il fumetto trova ancora oggi nelle edicole il suo canale di diffusione principale, con tutto quello che ne consegue in termini di esposizione al pubblico).

11. Quali sono stati i maestri che ti hanno invogliato a entrare come autore nel mondo del fumetto?

R: Questa è una domanda classica dalla risposta variabile perché ogni volta che mi viene posta mi vengono in mente autori fondamentali. Quelli che non mancano mai però sono René Goscinny, Silver e Jacovitti; la qualità del loro lavoro e il loro modo di dedicarsi al fumetto sono un esempio inarrivabile al quale continuare comunque a guardare.

12. Affianchi al lavoro di fumettista anche una consolidata carriera come scrittore di serie animate. Hai qualche progetto in cantiere in questo momento? Ora come ora, in che situazione versa l’animazione “made in Italy”?

R: Progetti in cantiere ce ne sono sempre, per fortuna. Ho appena completato la stesura della sceneggiatura per il quarto lungometraggio delle Winx e sempre per le Winx è in uscita la serie “World of Winx” per Netflix.

La situazione dell’animazione italiana è complicata perché il settore in questi ultimi anni è in grande sofferenza. Dal punto di vista qualitativo, delle idee e delle proposte ci sono cose molto belle e interessanti ma a parte pochissimi casi (come quello della Rainbow e del suo Winx Club) le produzioni italiane non sono competitive sui mercati stranieri e la nostra animazione non attira co-produttori e altri finanziatori perché il sistema di norme che la regola è datato e poco appetibile.

Rivedere il sistema del tax credit adeguandolo a quello degli altri paesi europei, rivedere gli spazi dedicati all’animazione per quello che riguarda la programmazione… ci sono moltissimi temi da affrontare e sono tutti temi strutturali: non si discute della validità o meno di un’idea ma del sistema produttivo in cui quell’idea deve svilupparsi per crescere e diventare un progetto reale e vendibile. In questo preciso momento storico siamo impantanati: in Italia solo la Rai investe in maniera concreta nelle nuove produzioni ma occorre fare di più perché un settore non può dipendere solo dalle decisioni di un network.

La richiesta di animazione è enorme e noi possiamo fare di più e farlo bene. L’ultimo punto riguarda le scuole: sono poche e l’unica scuola statale che ospitava un corso per animatori quel corso l’ha chiuso da anni. Sto parlando dell’istituto di Stato per la Cinematografia e Televisione di Roma che per anni ha formato le maestranze dell’animazione italiana. Oggi per diventare animatori bisogna affidarsi a corsi privati o all’apprendistato presso studi di animazione ma le scuole sono fondamentali e l’esempio della Francia, dell’Inghilterra o degli Stati Uniti lo sta a dimostrare.

13. Di recente è stato stampato in due volumi da Tunué l’integrale di Monster Allergy, serie di successo (e ormai di culto) creata nel 2003 da lei e da Katja Centomo. È stato inoltre annunciato l’arrivo di nuove avventure per Zick ed Elena: cosa dobbiamo aspettarci? Quale sarà il nuovo punto di partenza?

R: Tunué – che non ringrazieremo mai abbastanza –ha permesso a me, Katja, Alessandro Barbucci e Barbara Canepa di riportare in scena Zick, Elena e tutto il mondo dei mostri riprendendo un discorso interrotto e aprendo nuovi scenari. Dopo “Il cimitero dei domatori” sarà un po’ come ricominciare da uno con i personaggi divenuti grandi. Elena e Zick sono ora due ragazzi e questa nuova condizione sarà il punto di partenza per delle avventure ancora più incredibili.

14. Hai anche annunciato di aver scritto un albo per la collana Bonelli “Le Storie” intitolata “Il Golem” e disegnato da Werther Dell’Edera. Ci puoi svelare qualche dettaglio in più?

R: Non so se “Golem” sarà il titolo definitivo dell’episodio; è una storia molto particolare e tutto quello che posso dire è che lavorare con Werther è stato un vero onore. Ha realizzato delle pagine incredibili, drammatiche e potenti e siamo entrambi molto affezionati a questo racconto che, tra una cosa e l’altra, ha occupato gli ultimi tre anni della nostra vita.

15. Abbiamo finito. Grazie per la disponibilità.

R: Grazie a voi per l’attenzione!

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