Uno dei papabili candidati al titolo di gioco dell’anno aumenta la sua già di perse enorme offerta videoludica con un’espansione di qualità che saprà intrattenervi, divertirvi, spaventarmi ed emozionarvi.

Sono tanti gli elementi chiave che hanno portato al successo mondiale The Witcher 3: Wild Hunt, ultimo fatica dello studio polacco di CD Projekt Red.

Va considerato il comparto grafico, sicuramente convincente sotto gran parte degli aspetti, ma anche la longevità offerta da un RPG pieno di cose da fare; potremmo elogiare la vastissima mappa open-world messa a disposizione del giocatore, nella quale ogni cosa che il nostro occhio può vedere, Geralt può visitarla ed esplorarla; oppure potremmo ricordare quanto sia efficace e intuitivo il sistema di sviluppo del personaggio, cosa fondamentale per un gioco di ruolo nato con l’intento di diventare il migliore di sempre.

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Eppure, è da sempre la sceneggiatura il vero punto cardine del franchise. E uso il termine franchise non a sproposito,  ma per sottolineare che anche i precedenti The WitcherThe Witcher 2: Assassins of Kings godevano di una storyline eccellente, complessa e piena di spunti narrativi che facevano riflettere il giocatore.

Solo che con il terzo capitolo CD Projekt Red si è perfezionata. E con Hearts of Stone si è superata.

Storia

L’incipit della quest principale di Hearts of Stone può sembrare un po’ come tutti gli altri. Il nostro witcher (o strigo, se siete assidui lettori dei romanzi) trova un annuncio sulla bacheca nei pressi della Locanda dei Sette Gatti: Olgierd Von Everec, un brutale, egocentrico e viziato nobile di Oxenfurt, ha messo una taglia sulla testa di un mostro che pare infesti le fogne della sua città. Geralt accetta l’incarico, ma quella che doveva essere una semplice missione di caccia si rivelerà essere tutt’altro.

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I temi principali della vicenda sono presto detti: vendetta, onore, illusioni, contratti, amore, furti all’italiana, fantasmi e il desiderio di godersi le gioie della vita prima che questa termini. Davvero in questo caso rimanere vaghi è l’unica soluzione possibile, perché rovinarvi l’esperienza di gioco con qualche parola di troppo sarebbe un vero peccato.

Vi basti sapere che la trama è veramente avvincente e adulta, condensata in una decina di ore e forse per questa migliore di quella di Wild Hunt. 

E’ doveroso però parlare del ritorno di Shani, già protagonista nel primo capitolo della serie (niente spoiler, almeno per chi vive sulla Terra e non su Marte: la sua presenza è stata largamente anticipata dai trailer che hanno anticipato l’uscita del DLC).

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La bella chirurga militare avrà un ruolo fondamentale nella campagna e sarà la miccia che innescherà una delle missioni più originali e divertenti nella storia dei videogiochi, che non è solo una parentesi sul desiderio di puro edonismo che attanaglia lo spirito di un uomo che ha perso ma tutto, ma anche una profonda riflessione su Geralt e la sua filosofia di vita e il suo modo di essere Witcher.

Gameplay

Non ci sono nuove regioni (sarà il prossimo DLC, Blood & Wine, ad aggiungere porzioni di mappa inedite) ma CD Projekt ha saggiamente e ampiamente “allargato” i confini del mondo di gioco a nord est del Velen. In pratica, prima dell’installazione di Hearts of Stone, i territori sopra Oxenfurt erano spogli e non era possibile allontanarsi più di tanto in quella direzione senza che ci venisse ricordato che il mondo di gioco, da quella parte, finiva.

Adesso però tutto è cambiato: quelle zone sono state ripopolate con nuovi villaggi, punti di interesse e zone da scoprire, e gran parte della nostra avventura (soprattutto le quest secondarie) si svolgerà in quei paesaggi boscosi.

Per iniziare una nuova partita in Hearts of Stone ci sono diversi modi: caricare un salvataggio che contempli un Geralt almeno di trentesimo livello è la soluzione migliore, soprattutto perché avendo finito il gioco principale non rischierete di inciampare in fastidiosi spoiler (l’espansione è ambientata dopo i fatti narrati in Wild Hunt); oppure, se siete appena entrati in possesso di The Witcher 3 e volete cimentarvi prima nel DLC e poi godervi la main quest, potrete avviare una nuova partita e spendere i punti esperienza che verranno messi a vostra disposizione per portare Geralt direttamente al livello 30, il minimo consigliato per affrontare i nemici dell’add-on.

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Si, perché i mostri e i cavalieri ostili che incontreremo in Hearts of Stone saranno come minimo di 32esimo livello, e andarsene in giro per la nuova porzione di mappa mal equipaggiati, o a livelli inferiori, equivale a rischiare la vita in ogni momento.

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