Starting Point N. 5: Resurrecting Vertigo

Pubblicato il 21 Febbraio 2011 alle 13:13

Da alcuni mesi ormai la DC ha dato vita a “Vertigo Resurrected”, un’interessante collana che ogni mese si pone come obiettivo il riproporre (o addirittura proporre per la prima volta) al grande pubblico storie mai ristampate prima. L’esperimento è senz’altro interessante soprattutto per chi vuole riscoprire chicche di cui magari ignorava l’esistenza o per chi non può proprio fare a meno di avere tutto. Il formato risulta, in relazione al mercato americano, abbastanza economico (7,99$ per 96 pagine) anche se la qualità della carta e la grafica della costola (anche se rispetto al primo numero in cui è completamente nera per lo meno hanno inserito una piccola scritta in bianco) non sono certo delle migliori.

Questa quinta puntata di “Starting Point” si intitola “Resurrecting Vertigo”, oltre che per il gioco di parole con il titolo della collana che andiamo ad analizzare, anche perchè l’etichetta più “adulta” di casa DC sta attraversando un periodo piuttosto complicato: alla posibile revisione del contratto degli autori, annunciata come rumor da comicvine ma di cui non si ha avuto alcuna conferma ufficiale, si somma anche una situazione poco rosea dal punto di vista delle vendite, con serie che non arrivano a quello che avrebbe dovuto essere il loro termine naturale (Greek Street, Unknown Soldier, Madame Xanadu, Air per citare alcune tra le ultime) e le “big” che perdono lettori ogni mese (il discorso vale per gli albetti, per i volumi la situazione è senz’altro migliore). In questo clima un’iniziativa del genere ci si augura possa essere un buon sistema per attrarre nuovi lettori (soprattutto per quanto riguarda la proposta di inediti), recuperare quelli della prima ora e fidelizzare ancor di più i collezionisti, in modo da restituire a questa etichetta i fasti che merita sia per le proposte attuali che (e soprattutto) per l’importanza storica e culturale che ha avuto per lo sviluppo del Fumetto.

Ma entriamo nel vivo dell’analisi dei titoli proposti finora:

 

Shoot
L’inizio è dei migliori, il primo numero contiene una storia inedita di “Hellblazer” molto richiesta dai fans che negli anni precedenti avevano avuto modo di leggerla su internet. “Shoot”, questo il titolo, ha una genesi travagliata, fu infatti commissionata a Warren Ellis e Phil Jimenez come numero 141 di “Hellblazer”, ma, al momento della pubblicazione, all’autore furono richiesti ampi rimaneggiamenti a causa dei temi trattati, ritenuti troppo caldi in un periodo così vicino al massacro della Columbine ed Ellis chiese quindi che fosse pubblicata priva di credits o non fosse proprio pubblicata.

La storia fotografa e descrive attraverso la cinica morale del mago più bastardo d’Inghilterra (sì, più bastardo anche di quello stregone di Alan Moore, che che ne dica Aaron!) la situazione di una certa parte del mondo giovanile, profondamente deluso dalla vita quotidiana e incapace di trovare un senso nel vivere. La tematica trovo sia ancora estremamente attuale e presentata in maniera non banale da un buon Ellis, certo se fosse uscita al tempo sicuramente sarebbe stata oggetto di interessante dibattito, oggi purtroppo il rapporto tra i giovani, la violenza e la morte (o la vita se preferite questo lato della questione) sembra non  essere più “di moda”, come l’AIDS, la prostituzione e tanti altri temi su cui si preferisce non puntare i riflettori.

Le altre storie, tratte da varie serie antologiche pubblicate sotto l’etichetta Vertigo come “Weird War Tales”, “Strange Adventures”, “Heartthrobs” e “Flinch”, vedono al lavoro un’infinità di grandi nomi del comicdom mondiale, vediamone qui alcune: “The Kapas”, di Brian Bolland, ci racconta la storia di un gruppo di snob inglesi in viaggio sulle rotte di Marco Polo che rimane affascinato da una strana pratica di tortura ed esecuzione; “Native Tongue”, di un Azzarello ben più comprensibile di certe sue prove su serie regolari, svela uno strano sistema di comunicazione con gli alieni; “New Toys” di Morrison e Quitely, la storia che ho trovato più divertente, ci mostra la vita “dolceamara” (per dirla con Saffo) di un soldato giocattolo alle prese con una strana “invasione aliena”; “Nosh and Barry and Eddie and Joe”, forse l’unica storia di guerra (o perlomeno con soldati) di Garth Ennis che non abbia apprezzato, un Jim Lee non certo al meglio ci presenta una discussione tra quattro ex commilitoni dal passato pieno di vuoti di memoria; il “fiabesco” Bill Willingham in “It Takes a Village” diverte con la storia di un sindaco che pare aver trovato la chiave per mantenere coesa la sua comunità e garantirsi la rielezione (altro che minorenni!); ultima nota per il sempre eccezionale Bernie Wrightson che mette su carta una storia horror che pare uscita direttamente da una rivista della EC Comics o da un numero di “House of Mystery”.

The Extremist
Secondo volume dedicato interamente ai quattro numeri di “The Extremist”, miniserie del 1993 scritta da Peter Milligan e disegnata da Ted McKeever.

La storia analizza gli effetti sul comportamento umano che può provocare l’indossare un costume (in questo caso dai toni decisamente sadomaso) e proclamarsi “super” (non eroe ma qualcosa di “oltre”, che travalica i confini della morale) cedendo all’ “estremo”, al limite ultimo dal quale non si può tornare indietro. Proprio su questo limite e sulle sue connotazioni, legate inestricabilmente alla cultura che vi sottostà, si interroga Milligan, portando argomenti più che attuali soprattutto nel nostro paese.

Per quanto riguarda l’apparato grafico lascio a voi il giudizio perché McKeever è un’artista che non digerisco e farei quindi una valutazione parziale e prevenuta, dico soltanto che probabilmente i suoi personaggi, delineati con pochi tratti decisi e senza alcuno “sconto” per quanto riguarda i difetti fisici, aiutano a calarsi nello squallore della vicenda. Milligan non è certo ai livelli di Enigma, storia di poco precedente a questa e che per certi versi la ricorda (personalmente non ne ho apprezzato il finale), ma imbastisce una trama ricca di spunti interessanti anche se narrativamente un po’ troppo pesante.

Winter’s Edge e Finals
La terza e la quarta uscita della serie presentano rispettivamente i 3 annual “Winter’s Edge” dedicati alle “vicende invernali” di vari personaggi Vertigo e alla miniserie in 4 parti “Finals” di Will Pfeifer e Jill Thompson.

Nei 3 annual, ad esempio, Neil Gaiman e Jeff Jones ci consegnano un nuovo tassello della personalità di “Death” degli “Eterni”; Dave Gibbons illustra una sua storia di Hellblazer in cui Constantine incontra un Babbo Natale demoniaco e gli stessi Jenkins e Pope confezionano un’altra storia natalizia di John.

Tra gli altri autori coinvolti vi segnalo Ennis, Dillon, Vaughan e Milligan.

Nella miniserie “Finals”, invece, le due autrici ci raccontano, attraverso l’occhio della telecamera del protagonista, le vicende di un college che, in seguito ad un disastro nucleare, si è votato alla promozione scientifica della violenza e della distruzione assoluta.

Oltre ai numeri di cui vi ho parlato sono usciti, o stanno uscendo, altri due dedicati interamente ad Hellblazer, uno contenente numeri sparsi ed autoconclusivi della serie ed un altro con “Bad Blood”, pubblicato in Italia alcuni anni fa da Planeta con titolo “Hellblazer: Sangue Cattivo”.

Probabilmente questa serie, pur presentando storie interessanti, non è indicata per chi si accosta per la prima volta alla Vertigo, per chi fosse alle prime armi, infatti, la DC ha pubblicato nel 2005 tre numeri a prezzo speciale (4,99$ per 160 pagine circa) chiamati “Vertigo: First Taste”, “Vertigo: First Offenses” e “Vertigo: First Cut”, in cui sono raccolti i numeri 1 di serie fondamentali come: The Invisibles, Preacher, Fables, Swamp Thing, Y: L’ultimo Uomo, Scalped, DMZ e molti altri. Alle serie “storiche” o più importanti della Vertigo, se vorrete, potremmo dedicare una delle prossime puntate della rubrica, fateci sapere cosa ne pensate o fate altre proposte, siamo qui apposta per offrirvi una rubrica che vi sia il più utile possibile!

Appuntamento tra quindici giorni con una puntata tutta dedicata a Jeff Lemire, autore ancora poco conosciuto in Italia ma dal talento innegabile, se non l’avete già fatto leggete “Essex County” (trovate l’edizione americana su amazon) e capirete di cosa parlo!

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