Non è detto che ciò che entra in un buco nero sia destinato a scomparire. A dirlo è stato il celebre Stephen Hawking, fisico, matematico, cosmologo e astrofisico britannico, che ad una conferenza tenutasi al KTH Royal Institute of Technology di Stoccolma ha avanzato la sua nuova ipotesi … Che strizza l’occhio al finale del capolavoro di Christopher Nolan, Interstellar.

Cosa succede quando qualcosa entra in buco nero? Cosa si nasconde oltre il suo scuro e inarrivabile orizzonte?

Queste sono solo alcune delle misteriose domande senza risposta su cui da anni la comunità scientifica continua ad interrogarsi. E nel campo in cui la scienza ha bisogno di dati certi per avvalorare cosa sia reale e cosa frutto dell’immaginazione, il cinema si è più volte intromesso con prepotenza rivolgendosi ad un pubblico più ampio, provando a suggerire ipotesi, più o meno realistiche, che cavalcassero le teorie proposte dai più rinomati scienziati del mondo.

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E’ il caso di Interstellar, film di fantascienza del visionario Christopher Nolan uscito nel 2014, e basato in larga parte sulle teorie del fisico teorico Kip Thorne (consulente e produttore esecutivo del film), che in uno dei suoi trattati suggerisce l’ipotesi della possibilità del viaggio interstellare attraverso i wormhole (ipotetica caratteristica topologica dello spazio-tempo, in spiccioli una “scorciatoia” tra diversi sistemi solari).

Proprio in questo blockbuster hollywoodiano, il protagonista Cooper (interpretato dal premio Oscar Matthew McConaughey) pur di salvare la vita alla compagna di viaggio decide di compiere l’estremo sacrificio e saltare in un buco nero … Solo per scoprire che è possibile sopravvivere ad una stella collassata e ritrovarsi nel nostro universo, nei pressi di Saturno.

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Molti hanno storto il naso dinanzi a questa trovata della produzione, attaccando la sceneggiatura di pretendere di “inventare” la scienza, spesso dimenticandosi che ciò che accade in un film non deve necessariamente corrispondere alla realtà. Eppure, l’ipotesi suggerita da Christopher Nolan, alla resa dei conti, potrebbe non essere così assurda.

Ad avvalorarla infatti ci penserebbe niente meno che Stephen Hawking, emerito astrofisico e cosmologo, che recentemente ha sostenuto che ciò che attraversa un buco nero non è destinato necessariamente a cessare di esistere.

Una breve digressione.

I buchi neri sono uno dei più grandi misteri del nostro Universo. Sebbene il termine possa ingannare i meno esperti, non si tratta di semplici “buchi” fra le stelle che inghiottono qualunque cosa passi nelle loro immediate vicinanze. Un buco nero è una specifica regione dello spazio-tempo dotata di un campo gravitazionale così intenso che niente, neppure la luce, una volta finito al suo interno è capace di sfuggire all’esterno. E, sebbene i buchi neri suscitino un innegabile fascino tanto per gli scienziati quanto per le masse, molte delle loro caratteristiche riservano ancora tantissimi enigmi lontani dall’essere spiegati dagli astrofisici.

Una delle domande fondamentali che la comunità scientifica si pone è cosa succede alla materia che entra in un buco nero. La risposta classica fornita dalla Relatività Generale è che ciò che precipita al suo interno viene inesorabilmente e definitivamente distrutto; eppure tale ipotesi si scontra con ciò che suggerisce la meccanica quantistica, che essenzialmente sostiene che l’energia non può scomparire nel nulla.

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Stephen Hawking sarebbe riuscito a spezzare questo nodo gordiano che da anni blocca l’intero mondo scientifico: l’astrofisico sostiene che ciò che finisce in un buco nero potrebbe rimanere bloccato lungo l’orizzonte degli eventi (Interstellar vi dice niente?), e cioè quella sfera che circonda un dato buco nero delimitandolo dal resto dell’universo. A questo punto l’oggetto (materia) rimarrebbe intrappolato oltre l’orizzonte sotto forma di “ologramma”. Quindi la materia, ma lo stesso discorso varrebbe per l’energia, potrebbe tornare nel nostro universo e fuggire dal buco nero sotto forma di radiazione di Hawking (radiazioni quantistiche) oppure finire addirittura in un altro universo (Interstellar, ancora una volta). Ovviamente nulla potrebbe ritornare integro dopo essere entrato e uscito da un buco nero.

“L’informazione delle particelle entranti viene restituita, ma in una forma caotica e non più utilizzabile” spiega Hawking. “E così l’informazione, per qualsiasi scopo pratico, si perde”. Lo scienziato, conosciuto anche per il suo tagliente senso dell’umorismo, scherza su questo (non proprio banale) dettaglio: “Se doveste capitare dalle parti di un buco nero, non mollate: una via di uscita esiste”.

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Teoria affascinante, senza dubbio, che ancora una volta ci ricorda come spesso l’arte e la vita si imitino a vicenda. Christopher Nolan potrebbe aver avuto ragione, alla fine. Chissà, forse nel suo film ci sono molte più cose vere di quanto lui stesso possa immaginare.

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