Avete mai sentito parlare dell’antenato di Martin Mystère? Si chiama Docteur Mystère e le sue avventure sono degne di un romanzo! Anzi, lui stesso è nato da una serie di romanzi! Fate la sua conoscenza in un volume scritto da Alfredo Castelli e disegnato da Lucio Filippucci!

docteur mystere

La narrativa popolare degli ultimi decenni dell’Ottocento e dei primi del Novecento ha avuto una funzione per certi versi simile a quella dei fumetti. Gli autori coinvolti in questo tipo di fiction si ponevano obiettivi di intrattenimento ma spesso dimostravano di possedere doti letterarie e inventive non trascurabili. Scrittori come Verne o Salgari, in fondo, non avevano nulla da invidiare a romanzieri più rispettati e celebrati dalla critica. Molte delle loro invenzioni hanno poi influenzato i fumetti e tantissimi cartoonist hanno utilizzato personaggi e situazioni mutuate dai romanzi avventurosi, fantascientifici, pulp e horror. Da questo punto di vista, quindi, Docteur Mystère è senz’altro significativo.

L’enigmatico indiano che porta tale nome fu inventato da Paul d’Ivoi, uno dei più acclamati scrittori francesi di romanzi che si potrebbero definire fantascientifici, sulla scia di quelli del più famoso Jules Verne. Coadiuvato dal giovane e ingenuo Cigale, era protagonista di storie immaginifiche caratterizzate da atmosfere fantasiose e surreali, sovente ambientate in località esotiche. Il ciclo di Docteur Mystére ebbe grande successo e pure Cigale fu protagonista a sua volta di vicende personali.

Alfredo Castelli lo utilizzò in un episodio di Martin Mystère, rivelando che l’indiano era il progenitore dell’amato eroe bonelliano. Ma scrisse pure storie incentrate su di lui incluse ora in questo volume targato Mondadori Comics. La vicenda inizia in una Milano ottocentesca ma i character in seguito giungono a Parigi, addirittura sulla luna e infine in un’India che sembra uscita da un libro di Salgari, appunto. L’autore gioca con atmosfere pulp, delineando story-line intricate e interessanti, imperniate sulla lotta senza esclusione di colpi tra Mystère e il terribile Radetzky, dedito a complicate macchinazioni insieme a un inquietante topo demoniaco.

Le trame in sé, però, contano forse fino a un certo punto poiché Castelli le usa come pretesto per divertirsi con un continuo, esasperato citazionismo. Abbondano riferimenti a Victor Hugo e Eugene Sue, per esempio; appaiono simboli esoterici; si colgono rimandi a pellicole di De Sica, a Guerre Stellari, a Star Trek; ci sono personaggi come il Fu Manchu di Sax Rohmer o il Sandokan di Salgari e non manca l’ironia con alieni che parlano napoletano o che assomigliano ad Alberto Sordi. I personaggi sono tutti ben caratterizzati e i testi ottimamente curati. Tuttavia, l’eccesso di citazionismo, a mio avviso, appesantisce la lettura che diventa prevedibile e stucchevole.

Le cose vanno meglio per ciò che concerne i disegni, affidati al bravo Lucio Filippucci. Il suo stile è fluido, elegante e dinamico e il penciler realizza versioni incisive di Mystère, di Cigale e delle splendide e formose donnine che appaiono nei vari episodi. Ma è impeccabile pure nella rappresentazione delle architetture di Milano e di Parigi, delle giungle indiane e degli strampalati mezzi di locomozione e dei futuribili congegni presenti nelle sceneggiature. Tante vignette sono ricche di dettagli e particolari e il risultato è valido. La struttura della pagine è sostanzialmente tradizionale e prevalgono inquadrature minuscole che a volte possono risultare monotone. Ma ciò non inficia la qualità complessiva dell’opera. In definitiva, Docteur Mystère non è un capolavoro ma è intrigante e potrà piacere a coloro che dalla lettura di un fumetto chiedono una sana distrazione e niente di più. Da provare.

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