Speciale: Ma cosa vogliono le fumetterie?

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Come promesso, vi presentiamo questo  lungo speciale che vi fornirà una disamina sulle fumetterie dall’occhio attento di Paolo Accolti Gil, fondatore della casa editrice Italycomics, e che si articolerà in questo modo:
  1. MA COSA VOGLIONO LE FUMETTERIE?
  2. E IO CHI SONO, BABBO NATALE?
  3. COSA VOGLIONO VERAMENTE LE FUMETTERIE?

MA COSA VOGLIONO LE FUMETTERIE?

Premessa, il sottoscritto è tra i pochi a godere di una posizione particolare nel mondo del fumetto, trovandosi a ricoprire un po’ tutti i ruoli, lettore dall’età di 4 anni (e ora a quelli se ne sono aggiunti 40…), editor e traduttore di comics dai 23, “fumettaro” dai 27, “fumettaro online” dai 35 e infine editore e micro distributore dai 38. Ho quindi una mia idea ben precisa di “cosa vorrei” in ognuno di questi ruoli.

Quando iniziai a tradurre e curare edizioni italiane di fumetti americani lo feci con l’impegno di dare ai tanti Paolo lettore qualcosa di curato e rispettoso del lavoro degli autori. Quando ho iniziato a vendere fumetti l’ho fatto in modo che i Paolo lettori potessero avere la miglior combinazione di prezzo basso e qualità del servizio che mi fosse possibile offrire e, quando infine sono diventato io stesso editore, ho scelto le storie che più consideravo degne di pubblicazione per i Paolo lettore e che potessero fruttare per i Paolo fumettari.

Quando infine ho reso disponibili direttamente le nostre pubblicazioni attraverso il sito www.ecomics.it alle altre fumetterie aggiungendo alla nostra offerta quelle di altri editori amici non vincolati da contratti di esclusività con altri, l’ho fatto dicendo a tutte le parti quello che avrei voluto sentirmi dire io: “caro editore X, il mio margine sarà Y in ogni caso, sia che la fumetteria me ne chieda una copia che cento e cara fumetteria Z il tuo sconto è questo, sia che me lo prenoti sia che sia già uscito.”

Insomma, con un po’ di immodestia, mi sento uno che predica bene e razzola meglio e, in ogni caso, uno che può sentire il polso di questo mercato in più ambiti e da più punti di vista. Ma oggi parliamo di fumetterie e in particolare di chi oggi vuole rappresentarle (e in parte lo fa), l’Associazione Fumetterie Italiane.

Non ricordo nemmeno come mi ci trovai, ma quando l’A.Fu.I nasceva  ovvero quando un gruppetto di gestori di fumetterie iniziò a scambiarsi riflessioni in rete sul sistema distributivo in Italia, io c’ero, anzi c’ero ancora prima che se ne scrivesse lo statuto e c’ero quando ci si riunì a Roma la prima volta presenti anche i gestori di due fumetterie italiane storiche. Malgrado finora non abbia mai voluto iscrivermi per tanti motivi, ho sempre dato il mio sostegno alla stessa esistenza dell’associazione e ne ho anche ricevuto, per esempio quando tutti insieme abbiamo provato a realizzare un Free Comic Book Day italiano.

Da quando è nata, l’AFuI ha cambiato tre presidenti il che vuol dire che esiste da tre anni, che non è poco, e ha cambiato anche il modo di gestirsi. All’inizio aveva un forum aperto a editori e addetti ai lavori e il numero degli iscritti era noto, ora il forum è riservato ai soli iscritti il cui numero non è noto. L’attuale presidente è Daniele Pignatelli che ultimamente ha rilasciato alcune interviste a Nanoda.com e a ComicUs. Quanto segue sono estratti da dette interviste e da quanto riportato sul sito AFUI.

Su cosa è l’A.Fu.I:
“L’A.Fu.I. è l’unica associazione attualmente esistente che rappresenti le fumetterie italiane. E’ nata e cresciuta con lo scopo di tutelare i diritti dei librai e di migliorarne le condizioni lavorative, ma anche per attivare un proficuo confronto di informazioni ed esperienze lavorative.”

E sul chi sono (dal sito):
L’Associazione Fumetterie Italiane nasce nel 2007, fondata da un piccolo gruppo di gestori di Fumetterie stanchi di lavorare a vuoto, ostaggi di regole inique, impossibilitati ad una qualunque forma di dissenso.

In merito al numero degli iscritti:
“La decisione di non rendere pubblico il nostro numero nasce dalla difficoltà di contestualizzare lo stesso. Ossia, se le fumetterie A.Fu.I. sono X, qual è la Y sulla quale calcolare la nostra percentuale? Un qualsiasi dato numerico, oltre a non essere di grande importanza (siamo convinti che contino le idee e le azioni di un’associazione, prima che il numero di iscritti della stessa), è facilmente strumentalizzabile da chi ha interesse a screditare il nostro lavoro.

Questa politica, che abbiamo scelto di adottare da un anno a questa parte, ha dato evidenti frutti, perché nonostante la perdita di alcuni soci che hanno cessato le proprie attività, il nostro numero è in aumento costante e sensibile.”

In merito a ciò di cui hanno bisogno le fumetterie:
“L’introduzione del reso per le fumetterie è un altro dei punti che, come associazione, stiamo “predicando” da tempo. Anche parziale e a percentuale annua, per cominciare, ma occorre che ci si renda conto che il futuro del nostro lavoro inzia da qui.

In un periodo in cui non ci sono soldi da nessuna parte, e in cui alla fumetteria viene chiesto di investire in tutto quello che viene ordinato (non so quanti dei lettori di Comicus lo sanno, ma a differenza di edicole e librerie, la distribuzione per fumetteria prevede che tutto quello che arriva settimanalmente in negozio sia acquistato, con sconti non così alti da giustificare questa politica), diventa difficile per alcuni ed impossibile per altri puntare su alcune novità, magari poco note e di editori poco conosciuti, e questo danneggia il mercato. Permetterci di rendere una parte, per cominciare, dei nostri acquisti, significa permetterci di prendere 10 copie laddove avremmo preso 1 copia sola, di dare maggior visibilità a prodotti che non ne avrebbero affatto, e quindi di rischiare di vendere di più.”

In merito a tre proposte fattive dell’associazione:
“1- L’introduzione del reso.

2- La necessità che gli editori decidano di inviare le novità “lucchesi”, come quelle relative alle altre fiere del settore, non con settimane o mesi di ritardo rispetto alla fiera stessa, ma con un anticipo, sia pure minimo (una settimana o due?), nelle fumetterie.

3- La terza idea è quella, provocatoria e “rivoluzionaria”, di trovare un editore che, nel 2011, preferirà lanciare le proprie novità autunnali il 1° ottobre, in simultanea, in X fumetterie di tutta Italia, piuttosto che portarle il 1° novembre a Lucca come al solito. Sembra fantascienza a chi è abituato a ragionare in un certo modo, ma non lo è per noi.”

Ancora sul reso:
“Quindi per un negoziante diventa difficile proporre cose nuove, e la disparità che da sempre contraddistingue le condizioni di lavoro delle fumetterie rispetto a quelle di libreria ed edicola certamente non aiutano. Poter rendere l’invenduto non significa togliere dalla propria libreria tutto ciò che non si vende, ma bensì avere la possibilità di rischiare su quei titoli che noi o il pubblico conosciamo meno, e sui quali, dovendo acquistare in assoluto, certamente punteremmo meno rispetto ad altri, soprattutto ora.”

Sulle promozioni che spesso organizzano gli editori:
“Le promozioni che vengono fatte, spesso, sono promozioni solo “di facciata”. Quando per avere il proprio nome su Anteprima sia spesso necessario acquistare, a scatola chiusa, 50-80 copie di un manga, senza reso, con le informazioni frammentarie e partigiane di cui si diceva prima, questa sarebbe una promozione? Una fumetteria acquista una pubblicità su Anteprima pagando 60 euro, e con questi riceve in cambio 60 copie della rivista. Perché dovremmo sentire il bisogno, spendendo alla cieca altri soldi, di comparire in più parti della stessa rivista?”

“(L’editore) Non deve convincerci, non siamo bambini viziati che vogliono il gelato all’ora sbagliata, ma deve metterci in condizione di capire per quale motivo, tra le molte proposte, dovremmo puntare sulla sua. Perché dovremmo credere nell’ennesima serie, convincerci che non finirà anche questa nell’enorme dimenticatoio del fumetto italiano, perché dovremmo investire noi denaro in una proposta nella quale l’editore per primo non investe in promozioni che non ci “allettino”, ma ci diano la possibilità di esporre e promuovere i prodotti. Perché in Italia, quando si parla di “conto vendita” o di “reso”, nell’ambiente del fumetto fanno tutti finta di non capire?”

Sulle “ricette” che vorrebbero:
“L’unica ricetta possibile è quella della cooperazione, dall’autore all’editore, dalla distribuzione alla libreria.
E questa cooperazione deve avere come scopo la realizzazione di iniziative che servano a promuovere la lettura, ad allargare la base, a dare visibilità ad un linguaggio che noi tutti amiamo, allo scopo di poter ingrandire e consolidare, soprattutto in questo periodo delicato, il movimento del fumetto italiano.”

Riguardo a un conto vendita annunciato e poi sospeso da Star Comics:
“Non credo che questa domanda dobbiate farla a noi. Noi abbiamo ricevuto una comunicazione in cui si annunciava l’inizio di questa sperimentazione, e poco dopo ne abbiamo ricevuta un’altra in cui ci avvisavano che il progetto era sospeso. Se volete dei retroscena, chiedeteli a Star Comics.
Sicuramente, quello che posso affermare, è che le fumetterie, a differenza di quello che è stato detto, non hanno il potere di far cambiare idea ad un editore o distributore.”

Sulla riduzione del mercato negli ultimi anni:
“Non abbiamo statistiche a riguardo che possano avere valenza su scala nazionale: dovreste parlarne con i distributori.”

Su un messaggio da lanciare ai lettori:
“Prestate attenzione ai prodotti che acquistate, e scegliete con cura sia le serie da leggere, sia i negozi dove acquistare: spesso si tende a considerare il mondo del fumetto con accezioni negative per semplice sfortuna, perché si finisce ad aspettare per anni l’uscita di un titolo scomparso, o perché si capita “nelle grinfie” di negozianti che non fanno il loro lavoro come dovrebbero. Privilegiate la qualità.”

Avete letto tutto? Allora rileggete per favore, rileggete bene quello che ho evidenziato e poi ditemi se c’è una sola cosa con la quale non si possa essere d’accordo (in realtà a me un paio non tornano ma ne parleremo).

Insomma, per il presidente Afui le fumetterie vogliono lavorare meglio, offrire più servizi, ridurre i propri margini di rischio (potendo avere il reso potrebbero prendere ben 10 copie in più invece di una!), certo in un anno di crisi come questo e potendosi continuamente consultare tra loro è un po’ strano che non abbiano un’idea generale ma forse il fatto che alla fin fine sono tutti concorrenti tra loro non porta gli associati a parlare di queste cose nel loro forum e poi parliamoci chiaro, non sono tutti stinchi di santo, lo stesso presidente ammonisce i lettori di “stare attenti a non finire nelle grinfie di negozianti che non lavorano come dovrebbero”.

Certo, non ci dice se questo vale anche per gli iscritti all’associazione e/o se esiste una qualche forma di selezione all’atto dell’iscrizione, comunque questo insulto generalizzato a tutti e a nessuno è forse l’unica caduta di stile nel discorso.

Io dico che, in un momento di crisi come quella attraversata quest’anno ed essendo più facile per un editore interloquire con una associazione che con 2-300 singoli, questa merita di essere supportata.

Però prima sentiamo un’altra campana, vediamo se la mia breve esperienza di editore può servire a qualcosa, svesto quindi i panni di lettore e libraio e resto solo con quelli di piccolo editore, sapete, uno di quelli che annunciano cose che poi non escono, che se iniziano a pubblicare una serie chissà se la finiranno mai, quelli che si affidano in toto ai distributori che alle fumetterie sanno loro come trattarle, quelli poi che chi glielo fa fare di pubblicare cose che inflazionano il mercato e basta (meglio un fumetto che vende mille copie che mille fumetti che ne vendono una, no?) oppure uno di quelli che con quanto ora descritto non hanno niente a che fare però ci si viene “accumunati” lo stesso:

Dunque, la mia esperienza vale solo per il campo degli adattamenti di fumetti americani e solo per gli ultimi sei anni però posso affermare con certezza che nel 2004 un volume a 10 euro di un illustre sconosciuto come Mario Gully, Ant, vendeva più del doppio di quanto oggi vende un albo a 3 euro di un certo Mark Waid e quattro volte quanto oggi vende un fumetto firmato Giffen & DeMatteis.

Cosa vuol dire questo? Che sei anni fa Irredimibile avrebbe venduto assai di più di Ant, che viceversa pubblicato oggi non andrebbe oltre i numeri minimi che fa un Savior 28 o un L’Ancora.

Dal punto di vista di un editore quindi, per un motivo o per l’altro (più proposte sul campo, crisi, chiusura di tanti punti vendita, il volere e dovere correre meno rischi da parte delle fumetterie di cui parla Pignatelli…) oggi la somma delle fumetterie italiane acquista dal 50 al 75% in meno di sei anni fa.

Sia chiaro, questo è l’esempio di questo editore, non vale per tutti ma dovrebbe essere chiaro a tutti che il calo del 50% di un piccolo editore può rappresentare un numero assai più piccolo di quello che per un grande editore può essere un calo del 10-20%. Traduzione, se vendo 800 copie e perdo il 50% ho venduto 400 copie in meno, se ne vendo 5000 e perdo il 20% ne ho vendute mille di meno.

Ora, considerando che la fascia di età media cui si rivolgono le maggior parte delle nostre pubblicazioni va dai 20 ai 50 dubito che vi sia stata questa moria per cause anagrafiche quindi un po’ si tratta di crisi economica, un po’ si tratta di offerta aumentata per il lettore, un po’ si tratta del fatto che le fumetterie non prendono neanche una copia in più nello stesso momento in cui i lettori sono meno inclini a impegnarsi a prenotare, ecc, ecc.

Mi si dirà, “ma non ti passa per la testa che siano i fumetti che fai tu a non interessare?”. Mi passa eccome, ma il mio problema non è che vendo di meno e basta, è che vendo di meno solo nelle fumetterie.

In fiera gli incassi aumentano sempre di più così come le persone che ci segnalano che in fumetteria di noi neanche l’ombra, nel nostro sito vendiamo sempre di più, nel nostro negozio vendiamo sempre di più e da quando ci distribuisce anche Messaggerie in varia abbiamo scoperto che volumi come Leoni, Tigri e Orsi che le fumetterie non riordinavano quasi più potevano vivere una seconda vita. Insomma, il canale delle fumetterie ha perso oltre la metà del potere d’acquisto che aveva per noi. Ora prendete questo dato e fatelo diventare una percentuale ancora più alta per editori considerati più piccoli, una percentuale certamente più bassa (ma come dicevo bisogna vedere i numeri effettivi) per editori considerati più grandi, poi sommate TUTTO e provatevi a immaginare cosa sia stato il 2010 per fumetterie e distributori.

Quindi le fumetterie hanno senz’altro i loro problemi ma se per editori e distributori contano sempre meno rappresentando un calo di fatturato non indifferente, sempre meno varrà un’associazione che ne rappresenti solo qualcuna. Già, quante? Io non lo so ma non mi astengo dal partecipare al toto Afui e dirò che secondo me non sono più di una quindicina e se fossero di più quelle in più sono comunque disinteressate alla partecipazione attiva all’associazione.

Perché dico questo? Perche se uno va nella loro home page trova un sondaggio “chi è il tuo distributore?” che ha ricevuto 17 voti (e può votare solo chi è iscritto) .

Di questi 17 però uno ha indicato Ecomics e uno Golden Distribution. Be’, a me pare strano che ci sia qualcuno che si serva solo da Golden e sono certo che nessuno si serve solo da Ecomics. Ne consegue che qualcuno deve aver indicato più di una risposta. Ciò fa calare il numero dei potenziali iscritti a 15. Se fossero di più state certi che gli altri fanno numero ma senza partecipare, parleremmo di iscritti che non si prendono la briga neanche di partecipare a un sondaggio importante per l’associazione. Non che 15 sarebbero poche o tante, contano casomai i venduti che muovono…

E qui si apre una digressione in questo articolo che più si allunga meno ne vedo la fine e che quindi ho deciso di dividere in tre parti, il prossimo capitolo lo intitoleremo “e io chi sono, Babbo Natale?”

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30 Commenti

  1. Aspetto di leggere la seconda e terza parte, ma sembra un articolo interessante, avevo gia letto le frasi di Afui in giro, ma metterle insieme da a tutti una visione chiara della posizione dell’associazione.

  2. Bell’articolo Paolo ,ti quoto appieno specialmente il problema di reperibilità di fumetti poco conosciuti in fumetteria.Viviamo un periodo di crisi e di stallo e per assurdo aumentano gli editori e i fumetti pubblicati.

  3. Articolo molto interessante.
    A parer mio il grosso problema rispetto ad anni fa, è un eccesso di offerta, specie per i comics USA.
    Seguo fumetti USA dal 94 credo, sempre pochissimi supereroi (per i tipi in spandex solo volumi singoli particolari e/o di grandi autori).
    Il materiale delle indipendenti (e/o se vogliamo quello extrasupereroistico) va quasi solo in fumetteria. Un tempo c’era solo Panini, e all’epoca già marginalmente STAR, e pochi che pubblicavano materiale indipendente. In fumetteria di esclusivo non c’era tantissimo di materiale USA.
    Ora ci son tantsissimi piccoli editori. E in più anche Panini e Planeta pubblicano roba extra DC e Marvel. Lo spazio è quello che è. Il conto vendita aiuterebbe, ma non so quanto. C’è troppa concorrenza, come fa una fumetteria a tenere così tanta roba? Senza contare il dover tenere arretrati importanti, che sono sempre di più. O semplicemente li ho già a magazzino. Credo anche per questo si cerchi di lavorare su prenotazione. Ma questo a me lettore stanca. Se la mia passione deve diventare un lavoro quasi, devo organizzare e pianificare, comprare a scatola chiusa sempre…. Beh, mi passa la voglia. Oggi compro sempre più su ebay. Proprio perchè le cose interessanti da leggere sono sempre di più. E perchè se non le prenoto non le trovo. Accumulo roba da leggere e quindi non ho fretta. E dopo un pò le occasioni si trovano. Danneggio il mercato, ma come tutti guardo prima al mio portafoglio. Poi a pari condizioni privilegerò la fumetteria.
    Come per i miei motivi off topic a pari condizioni a un prodotto di un altro cui dò una chance a un prodotto Panini non la do (a volte anche oltre il pari prodotto).
    Faccio quello che posso che ritengo sia meglio per il mercato, ma a patto di non danneggiare me, come credo sia giusto.

    • Hai descritto bene quel che rischia di essere il futuro delle fumetterie (o comunque di alcune), ma è un tasto dolente che recentemente ha creato molte polemiche perchè di fatto è una critica al lavoro delle stesse (senza nemmeno discutere se per cause inevitabili o incapacità personali).
      Perdere i grossi clienti che tanto prendono tutto o quasi su prenotazione, e per perderli intendo vederli andare a fare acquisti in posti (virtuali in genere) dove semplicemente li pagano meno (dalle offerte librarie al 30% a siti online specializzati, o per finire ad acquisti oltreoceano); per rimanere con la massa che acquista un numero di titoli molto esiguo, e prodotti in genere molto economici su cui il fumettaro ha un margine molto ridotto.
      Massa che tra l’altro è legata più ai singoli titoli che ad al “fumetto” in genere e che per tanto non si riesce a fidelizzare (compito che non spetta, o non spetta solo, alle fumetterie, sia chiaro).

  4. Un aggiunta: prezzi.
    Quando la Magic (allora General press) pubblicò il suo primo volume da fumetteria di Sandman, mi pare il 96, costava 16000lire per 160pagine. (o 14000 per 140pagine, il rapporto è quello). Più o meno per me era un prezzo standard per volumi simili da fumetteria (a parte la cara Panini, che li faceva solo cartonati e a circa 10000lire in più…).
    Semplifichiamo a 8€. Se considero l’inflazione al 3% arriveremmo a 12e circa. Ora le media è di 16/18€ mi pare. Con eccezioni, in bene e in male. Spero di non aver sbagliato i calcoli, in ogni modo l’inflazione ufficiale è meno del 3%.
    Ok, si può discutere se il dato dell’inflazione ufficiale è realistico o no. Ma i fumetti sono raddoppiati. E gli stipendi sta cippa che son raddoppiati dall’epoca.

    • Questo comunque è un altro argomento.
      Secondo le sue esperienze Paolo ha riportato che (nel suo caso) non si vendono “meno fumetti” ma si vendono “meno fumetti in fumetteria”, quindi (nel suo caso) il discorso prezzi è relativo.
      Anche se sarebbe interessante indagare se negli altri luoghi vendono per motivi legati ai prezzi/sconti differenti dalle fumetterie o per altri motivi.

      • Be’, non è del tutto relativo. La fumetteria, con il suo ordine iniziale resta comunque una delle basi principali per la determinazione del prezzo (che sale poi ultimamente per un altro motivo ancora, ma ne parleremo). Negli altri luoghi vendono per il motivo più semplice di tutti: li hanno. Esempio: Leoni, Tigri e Orsi (2005), nostro titolo principalmente per bambini (ma sono sicuro che per la maggior parte lo hanno acquistato adulti), esaurita la spinta iniziale ha continuato a vendere ininterrottamente ma parliamo di poche decine all’anno, in pratica quelle che alle fumetterie venivano richieste. Inviate per il circuito della varia, ne hanno venduto oltre cento in un mese, perchè? Perchè gli occasionali lo hanno visto e acquistato esattamente come avviene in fiera.

  5. Quoto The Hedge ,se poi la fumetteria è situata in un posto strategico e di passaggio ,qualche copia in più la vende di sicuro,come le librerie che di solito sono per il corso o in centro.Deve smettere di comportarsi da negozio di nicchia.

    Quoto chi dice che gli stipendi non sono aumentati ,specialmente degli operai o chi cambia lavoro spesso.

  6. Beh, però è anche vero che la fumetteria è frequentata da appassionati nerd rispetto alla varia, per cui se una cosa interessa di solito viene acquistata subito, e si sa cosa esce, mentre in varia l’acquisto occasionale è più facile.
    Nel senso che è una componente che mitiga ovviamente, non certo l’unica.

  7. Seconda parte interessante ,soluzioni economiche che si trovano un pò su tutti i fronti e prodotti, comunque sto già immaginando le risposte dell fumetterie òeggendo il finale.
    Sono peggio dei nerds o bimbo-minkia super fissati,se ragionao così.

    • Il distributore di varia per noi è Pegasus che fa da tramite con Messaggerie. Li prendiamo man mano che ci vengono comunicate (mensilmente) vendite e rese.
      Il fatto è che per noi e quelli come noi la varia finora è stato il ripiego dove vendere quello che le fumetterie già hanno da mesi. Con questo andazzo invece la tendenza diventerà annunciare per la varia e far uscire poi tutto contemporaneamente, privando così le fumetterie di uno dei pochi vantaggi che hanno.

      Monomedusa: sono sempre meno quelli che possono permettersi di prendere tutto e subito (altrimenti, per fare un esempio, la settimana scorsa non avrei venduto i primi quattro numeri di Space Ace e un volume di Irredimibile). Subito si prende quello che si ritiene imprescindibile mentre per il resto si rimanda.

  8. Beh, certo, è un’estremizzazione, quello che intendevo è che è più facile avere pubblico occasionale in varia che in fumetteria. Ovvio che anche in fumetteria si rimanda. Tutti prendiamo prima “l’imprescindibile”. Ma nel frattempo uscirà altro materiale imprescindibile.
    Anche perchè se si parla di arretrati per molti diventa più facile e conveniente internet.

  9. Questo senz’altro. E’ ovvio che la nonna che vede LTO e vuole prenderlo al nipotino è più facile (ma non impossibile) che si trovi a passare in libreria che in una fumetteria, ma il problema che un volume in varia rimane “eterno”, per la fumetteria “muore” anche se ha venduto e potrebbe continuare a vendere. A me pare che alle fumetterie sia sfuggito il piccolo particolare che da settembre scorso possono, questione del pack a parte, ordinarsi cinque copie di LTO (come di ogni altro nostro titolo in catalogo), magari tenerle esposte per tutto il periodo natalizio e poi restituirle se non le hanno vendute. L’unica “fumetteria” d’Italia che ha fatto questo è Pan Distribuzione…le altre no e io invece di passare per quello che è talmente certo dei propri prodotti da autorizzare il reso totale mi sono trovato ad essere dipinto come un disperato che ha bisogno di vendere i suoi fumetti invendibili per sopravvivere all’inverno. :)

  10. Son d’accordo con te. Anche perchè come hai detto altrove avendo praticamente zero costi la cosa, proprio per mandare un messaggio anche ai big…. Anche perchè con tali autori se il fuimettaro educa credo possa venderli al posto di un blockbuster DC/MARVEL. (ehi, questo è scritto dallo stesso autore acclamato per quella run su superspandex, ma con più libertà creativa, se vuoi darci un’occhio potrebbe piacerti!)

  11. Mi piacerebbe leggere un comunicato logico ed educato da parte dell’Afui.
    Alla fine parliamo chiaro: cosa deve fare secondo loro un piccolo editore?
    Comunque la dimostrazione che Afui fanno la voce grossa, ma contano poco

  12. archiviata questa lunga e gustosissima disanima del buon Hedge sulle fumetterie.

    Che dire quest’ultima parte ha chiarito perfettamente le varie posizioni, facendo anche capire che il reso lo vogliono da Panini e Planeta e non da case editrice medio-piccole. Mi dispiace poi che anche l’unico che aveva ordinato il pack, poi si sia tirato indietro per “solidarizzare” con le altre fumetterie colte sul orgoglio con quel “venditori di noodle di Naruto”.

    Tra l’altro l’AFUI ha fatto anche un clamoroso autogoal, visto come hanno trattato Hedge, rompendogli le balle per farlo iscrivere e poi bocciare la sua richiesta.

    Certo che con gente del genere ti passa la voglia di lavorare……………

  13. Che senso a avere il reso dalla Panini o dalla Planeta quando vendono prodotti ultra famosi ,di tendenza e visti in TV?
    Comunque ottima disamina di una tendenza ,dove il piccolo si fa sempre più piccolo e soffre ,cosa che avverrà anche per le singole fumetterie,perchè ragionando così limitatamente ,il vero e appassionato lettore di fumetti sposterà i suoi acquisti online e ,speriamo di no, sugli ipermercati,come stanno facendo già per i libri e alcuni fumetti.

  14. Deduco quindi che come al solito tutti si lamentano che il sistema non va bene poichè ne traggono vantaggio solo “gli editori più grossi” i quali non concedono niente (tanto pensano che la loro roba si venda da sola) e quando un editore cerca nel suo piccolo di rompere questo circolo vizioso con una iniziativa che a lungo termine dovrebbe avvantaggiare sia lui che la fumetteria… questo viene preso a pesci in faccia da tutti (fumetterie, associazioni e forse anche deriso dagli editori più grandi) e magari prende anche dello sfigato. Allora mi viene da pensare che vada tutto bene così (parlo per le fumetterie) anche perchè se non andasse bene così tutte le fumetterie si sarebbero già unite da tempo per fare cartello contro editori/distributori in modo da fargli cambiare modalità di gestione dei fumetti. Forse è un’utopia, ma se si vuole cambiare qualcosa bisogna fare veramente gruppo per i propri interessi e non per quelli di fantomatiche associazioni o degli editori.

  15. Lobo69: ma il bello è che io alcuni associati li conosco bene e so benissimo quanto si sbattono per l’associazione e farla crescere. Il fatto è che, a mio avviso, è costituita da pochi illuminati che hanno capito che anche la crescita dei loro concorrenti può contribuire alla propria…poi si scontrano contro il muro della “massa” esattamente come è successo a me.

    Comunque, mi fanno notare in altra sede che la bocciatura del pack può essere dovuta a tanti fattori e che non è automatico che voglia dire che proposte simili da altri editori o anche da Italycomics avrebbero uguale risultato o che farebbe schifo avere il reso dai piccoli editori. Al riguardo voglio precisare che la mia deduzione si basava sulle dichiarazioni di UN associato Afui, non su quella di tutti o su una posizione ufficiale (che altrimenti avrei riportato).

  16. e’ ovvio da tutto quello che abbiamo letto (qui e altrove) che cio’ che vogliono le fumetterie (AFuI) e’ in effetti scaricare il rischio sull’editore, senza per questo ridurre il proprio margine. Io no voglio discutere se questo sia piu’ o meno giusto, ne’ se espanderebbe le vendite dell’editore nel lungo termine. Mi limito a rilevare che difficilmente un editore di grandi dimensioni sara’ fulminato dal desiderio di investire quattrini propri per consentire ad altri di non correre rischi. Soprattutto QUELL’editore. Credo che nonostante tutti i discorsi che fanno certi sgnori dell’AFui abbiano poco chiara una cosa: piu’ un’azienda e’ grande e piu’ tende ad essere rigida. Loro sono certo piu’ competenti di me per quanto concere il mercato del fumetto e sicuramente anche sul funzionamento di un negozio ma non mi sembra che si rendano conto che un grosso editore e’ una grossa azienda. In tutte le (non poche) grosse aziende che ho visto cambiare il modo di lavorae e’ difficilissimo quando non impossibile

  17. scusate mi e’ partito inavvertitamente il commento.
    Dicevo che cambiare il modo di lavorare di una grande azienda non mi sembra che sia una cosa facile, e l’ho visto succedere solo a fronte di un sistema vecchio che non funziona (cioe’ perde soldi).
    Qui si parla di un editore che rischia il minimo indispensabile e ha i suoi margini. Perdonatemi ma perche’ mai dovrebbe rischiare per consentire alle fumetterie di non rimetterci quando ha fumetti che vendono (e che quindi vengono ordinati lo stesso)?
    Come ha gia’ fatto osservare l’articolo chi ha copie ‘in avanzo’ e ha quindi interesse a concedere il reso e’ il piccolo editore. Quello grande le copie le esaurisce spesso e volentieri, poi quando gli fa comodo ristampa.

    Quanto al pack, e’ vero che
    “la bocciatura del pack può essere dovuta a tanti fattori e che non è automatico che voglia dire che proposte simili da altri editori o anche da Italycomics avrebbero uguale risultato o che farebbe schifo avere il reso dai piccoli editori”.
    ma e’ anche vero che ha dimostrato inequivocabilmente che non e’ semplicemente il reso che vogliono. Altrimenti i commenti sarebbero stati del tipo: ‘ Bellissimo, il pack e composto di roba che ho gia’ e quindi non lo prendo ma ordinero’ 2 copie di tutto cio’ che esce di nuovo, tanto se mai le rendo.’

  18. Io sono curioso di sapere una cosa… e sicuramente Paolo può dirmi se mi sbaglio… la tanto desiderata introduzione del reso da parte dei “Big” temo sia una grossa mazzata per i lettori. Mi spiego meglio, se veramente fosse introdotto il reso significa che la percentuale di sconto sarebbe abbassata, come mi sembra anche ragionevole, e di conseguenza la fumetteria sarebbe costretta comunque a uscire nell’immediato più soldi per pagare le uscite, diciamo che per il primo anno paga di più, ora mi sembra ragionevole pensare che le fumetterie non intendano diminuire i guadagni ( che il reso secondo me non aumenterà più di tanto) ergo il rischio è una sostanziale diminuzione o addirittura azzeramento dello sconto che noi lettori abbiamo dalle nostre fumetterie. Temo che il ragionamento fili ma spero di essere smentito, tra le altre cose il mio fumettaro nemmeno lo vuole il reso e sostiene che in fin dei conti si tratta solo di saper fare bene il proprio lavoro quando si fanno gli ordini sulla base dei gusti dei suoi clienti e magari facendo presente le uscite future. Per inciso io sinceramente non capisco l’utilità del reso sui grossi distributori per un motivo semplicissimo, il cliente tipo della fumetteria è quello abituale e di conseguenza o legge abitualmente quella data testata o non la legge… non è che si debba essere nostradamus per capire più o meno le proiezioni di vendita per una fumetteria avviata, discorso diverso possiamo sicuramente fare per chi intende aprire un negozio nuovo ma direi che non è questo il caso. non credo che una fumetteria se ha il dubbio sull’acquisto di 3 cartonati in più in un mese possa sentire la crisi economica, ma per mia esperienza posso dire che quelle fumetterie che vogliono oggi il reso sono quelle che ordinano un pò a caso e che poi fanno quelle bellissime aste su ebay dove mettono prezzi improponibile per fumetti che costavano niente… beh lo scopo del reso in fin dei conti è quello… la panini fa uscire un albo con tiratura bassa io ne prendo 200 copie… vediamo quello che vendo nel mese… appena va esaurito lo faccio pagare a qualche collezionista un pacco di soldi… poi se proprio non li vendo faccio il reso così riesco a evitare di avere serie a mille eurozzi su ebay da qualche anno :wink:
    Magari sarò anche troppo critico… e spero mi scuserete se ho divagato

    My 2 cents

  19. Allora, al nostro reso è corrisposta una diminuzione dello sconto e i motivi sono spiegati nella seconda parte dell’articolo. Come ho spiegato lì la scelta era tra alzare i prezzi, non fare i titoli IDW, o tagliare gli sconti. E’ vero che se la tua fumetteria prima ti faceva uno sconto ora non te lo farà più ma è vero anche che li pagheresti di più lo stesso se avessimo alzato i prezzi, con la differenza che ci sono tante fumetterie che non fanno nessuno sconto e per i loro clienti così non è cambiato niente.

  20. Nonostante abbia davvero poco della Italy Comics nella mia collezione, non puoi che trovarmi d’accordo con te.
    Possono accampare tutte le scuse che vogliono, ma con questa mossa hanno fatto un Mega Fail!!!

  21. Però una parola buona spendiamola anche contro i distributori…mi tolgo la maschera da editore e mi metto quella da fumettaro: mi hanno appena ordinato tre fumetti del GG Studio…solo che volevano anche tre volumi Pavesio in tempo per Natale. Alastor non li ha in pronta consegna però io che ho una fumetteria figa ho un conto anche con Pan che è esclusivista Pavesio e…non ce li ha neanche Pan. Fantastico. Vendita annullata.

    Mentre postavo invece mi è appena arrivata una bella notizia da Alastor che VI riguarda. Immagino la riceverà anche la redazione quindi non anticipo nulla però fa piacere vedere che qualcuno si muove nella giusta direzione…

  22. Però una parola buona spendiamola anche contro i distributori…mi tolgo la maschera da editore e mi metto quella da fumettaro: mi hanno appena ordinato tre fumetti del GG Studio…solo che volevano anche tre volumi Pavesio in tempo per Natale. Alastor non li ha in pronta consegna però io che ho una fumetteria figa ho un conto anche con Pan che è esclusivista Pavesio e…non ce li ha neanche Pan. Fantastico. Vendita annullata.

    Mentre postavo invece mi è appena arrivata una bella notizia da Alastor che VI riguarda. Immagino la riceverà anche la redazione quindi non anticipo nulla però fa piacere vedere che qualcuno si muove nella giusta direzione…

  23. Kaleb,
    adesso spezzo una lancia in favore delle fumetterie: non tutte le fumetterie lavorano solo con una clientela abituale, alcune per varie ragioni hanno una grossa percentuale di clienti occasionali, che magari passano oggi e gia’ che ci sono prendono Naruto ma il mese prossimo naruto lo prendono in edicola. Figurati se invece che Naruto (che vende comunque e costa poco) si parla di un fumetto che costa molto e vende poco. Poi ci sono i volumi unici e le miniserie, una fumetteria che ha parecchi clienti di passaggio come diavolo fa a sapere quanti di qesti compreranno Don Dracula, Leoni Tigri e Orsi, o Storia color terra? Se un volume costa diciamo 25 euro e’ un bell’investimento prenderne diciamo 3 copie da esporre, perche’ non si tratta di un cartonato al mese ma magari di qualche dozzina. E ci sono fumetti (io leggo soprattutto manga) che costano 8-10 euro a volume senza essere cartonati . D’altra parte se non lo si espone non lo si vende di sicuro, con danno anche per l’editore. Nemmeno il cliente abituale, per inciso, puo’ leggere abitualmente un volume unico, dato che e’ appunto unico. E poi ci sono i primi volumi di una serie che magari il cliente abituale non ha ancora visto/provato.
    No dubito che il tuo fumettaro sappia fare il proprio lavoro, questo non significa (necessariamente) che chi ha una fumetteria con una posizione o una clientela diversa sia incompetente e vada a ‘caso’.

    D’altra parte se io fossi una fumettara particolarente appassionata di fumetto coreano d’autore vorrei cercare di spingere l’idota, storia color terra ed altri spettacolari e misconosciuti fumetti che detto papale papale vendono poco. Per riuscire a venderli a qualcuno dovrei averli esposti in negozio. Peccato che le prospettive di vendita siano scarse e che si tratti di roba costosa. Ci sono forti possibilita’ che la mia sciocca dipendenza dal cibo mi impedisca di investire soldi in serie che mi danno scarse chances di recuperarli. Sapendo di avere la possibilita’ di renderli potrei decidere di dare una chance a questi capolavori (Planeta, se non erro) che di certo non andranno esauriti e che difficilmente potro’ poi vendere on line a cifre stratosferiche.
    Confesso di essere un po’ ignorante in campo comics ma credo che il ragionamento possa essere applicato a qualsiasi fumetto “di nicchia” americano Paolo potra’ correggermi se sbaglio. Quindi il reso servirebbe, soprattutto per quelle case editrici che non hanno la possibilita’ di offrire grande visibilita’ ai propri titoli tramite pubblicita’ sui cataloghi o su altri titoli dello sesso editore a grande diffusione. Servirebbe, ben inteso se servisse ad aumentare le chances dei titoli, non a dminuire i rischi del fummettaro (che ho paura sia cio’ che in effetti desiderano le fumetterie)

    Quanto allo sconto, posso dire una cosa? Lo dico da lettrice ed a titolo esclusivamente personale. Uno dei motivi che mi inducono ad avere una casella e’ lo sconto. Sinceramente se non ci fosse un sacco di titoli non li avrei in casella, intanto io passo spessissimo. Cambierebbe molto per il mio fumettaro? Si e no. La casella lo aiuta (io credo) a regolarsi sugli ordini da fare per ogni titolo, a parte questo la maggior parte della roba la prenderei lo stesso da lui ma non mi sentirei obbligata a farlo. In caso di interruzione di una serie da parte mia non lo saprebbe con anticipo, in caso io passassi ad una fiera o da un’altra fumetteria o in edicola e trovassi la serie che faccio la prenderei invece di aspettare e prendere la copia della mia fumetteria. Qualcosa la prenderei on line , soprattutto se c’e’ qualche offerta.
    Insomma alla fine per me (e parlo solo per me) non avrebbe senso auto-costringermi a prendere qualcosa in un dato negozio e momento senza avere qualche contropartita.

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