Recensione Dylan Dog – albo gigante n. 19 – Bonelli Editore

Pubblicato il 20 Novembre 2010 alle 09:00

Autori: Luigi Mignacco, Giancarlo Marzano, Pasquale Ruju, Giovanni Gualdoni (testi). Luigi Piccatto, Piero Dall’Agnol, Giovanni Freghieri, Daniela Vetro (disegni). Angelo Stano (copertina).
Casa Editrice: Sergio Bonelli Editore.
Provenienza: Italia.
Prezzo: € 5,80


Sembrano essere le donne, pericolose o presunte tali, il filo conduttore delle quattro storie che compongono questo diciannovesimo albo gigante di Dylan Dog.
D’altronde l’universo femminile è sempre stato croce e delizia per il povero indagatore dell’incubo. Basti ricordare alcune delle tragiche storie che hanno lasciato profondamente il segno nella sua saga, con l’amore giovanile Marina, con la guerrigliera dell’IRA Lillie, con la prostituta Bree Daniels o con Morgana, reincarnazione di sua madre. E questo albo gigante si apre con il ritorno della bella tedesca Seline nella storia Belve di città, sequel dell’ormai classico Il sogno della tigre, n. 37 della serie originale, in cui la giovane credeva di essere una tigre mannara mentre un giustiziere, che si faceva chiamare appunto Tiger, seminava la morte tra le bande di teppisti londinesi.

Nonostante qui facciano il loro ritorno i due Luigi autori di quella storia, Mignacco e Piccatto, rispettivamente sceneggiatore e disegnatore, non riescono a ricatturarne appieno le atmosfere e la giungla urbana, pur sempre pericolosa e sanguinaria, perde buona parte delle sue suggestioni. Laddove Il sogno della tigre s’interrogava sulla natura bestiale dell’uomo e riservava nel finale anche una morale animalista, qui abbiamo un complotto poco originale con una teoria fantascientifica ma avvincente sull’istinto di sopravvivenza. A questa prima storia è dedicata anche la copertina di Angelo Stano che ci presenta una Seline sexy e bestiale.

Unico a non inserire un personaggio femminile come figura centrale ma solo come compagna d’avventura di Dylan è Giancarlo Marzano nel racconto breve Autoscatto, disegnata da un Piero Dall’Agnol sempre più smaliziato. Stavolta il nostro indagatore finisce in una realtà parallela attraverso una cabina fotografica. Una vicenda abbastanza strampalata con una riflessione interessante sul concetto della solitudine.

Vero pezzo forte del volume è la seconda storia lunga, Il penitente, scritta dal prolifico Pasquale Ruju ed illustrata da Giovanni Freghieri, ritenuto il migliore nello staff di disegnatori della serie nel rappresentare bellezze femminili. Dylan viene prima perseguitato dalla bella e possessiva Mattie e poi da un personaggio misterioso che sembra essere l’incarnazione del senso di colpa. Il vero pugno nello stomaco arriva nel finale, crudo, forte e spiazzante.

E il volume si chiude sempre in tema femminile. Innanzitutto perché la storia breve di Giovanni Gualdoni, La confessione, ruota intorno al personaggio di Danielle che scatena in Dylan il demone della gelosia, e poi perché assistiamo all’esordio della prima disegnatrice donna della serie, la bravissima Daniela Vetro, il cui tratto delicato ricorda in parte quello di Ambrosini e in parte quello di Casertano. Un evento che avrebbe meritato di essere celebrato da un editoriale, misteriosamente assente in questi albi giganti annuali.


Voto: 7

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