Recensione Swamp Thing – Genesi Oscura – Planeta DeAgostini

Pubblicato il 27 Ottobre 2010 alle 12:09

Autori: Len Wein (testi), Bernie Wrightson (disegni)
Casa Editrice: Planeta De Agostini
Provenienza: USA
Prezzo: € 16,95 16,8 x 25,7 pp. 240


Len Wein è, a mio avviso, un eroe non celebrato. E non solo perché è stato uno dei migliori e più attivi sceneggiatori di comics degli anni settanta. Ma anche perché è lui che ha creato personaggi che, a conti fatti, si sono rivelati fondamentali per l’evoluzione dei fumetti USA, nonché estremamente redditizi, per ciò che concerne le dinamiche di mercato.

Len Wein, infatti, è l’inventore di Wolverine, cioè un character che ha fatto guadagnare tantissimo alla Marvel. Anche se l’artigliato canadese è diventato l’eroe suggestivo che è ancora oggi grazie all’impeccabile lavoro di Claremont, pochi sanno che Logan è farina del sacco di Wein. E c’è pure un altro personaggio da lui immaginato, stavolta per la DC, e che si è rivelato altrettanto importante: Swamp Thing, la mostruosa Cosa della Palude.

Qualcuno potrà affermare che la popolarità di Swampy non è paragonabile a quella di Wolvie e avrebbe ragione. Ma bisogna considerare che un certo Alan Moore iniziò a innovare profondamente il fumetto americano occupandosi proprio del mostro di Len Wein (autore, peraltro, che Moore ha sempre stimato profondamente!). E Swamp Thing è stato protagonisti di film e telefilm di discreto successo, dimostrando, quindi, di possedere una rilevanza anche mediatica.

Len Wein lo creò nei primi anni settanta, appunto, quando i fumetti horror, sia alla Marvel sia alla DC, avevano un buon successo di pubblico. E tali produzioni erano spesso di qualità. La Marvel estasiava i lettori con Ghost Rider, Werewolf By Night e Monster of Frankenstein, inizialmente tutti illustrati dal grande Mike Ploog; o con lo splendido Tomb of Dracula di Marv Wolfman e Gene Colan e con il bizzarro Man-Thing, scritto da Steve Gerber, imperniato su un personaggio, in un certo senso, simile a Swampy.

La DC, dal canto suo, rispondeva con le altrettanto memorabili House of Mystery e House of Secrets e, ovviamente, con Swamp Thing. Len Wein e Bernie Wrightson introdussero la creatura in una storiella di dieci pagine che ebbe un certo riscontro; come spiega Wein nell’introduzione al volume Genesi Oscura, che comprende tale storiella e i primi undici episodi del serial regolare, i boss DC chiesero ai due di imbastire un mensile regolare sul mostro.

Tuttavia, Wein e Wrightson non accontentarono la DC, salvo poi ricredersi successivamente. Quando, però, la casa editrice varò la serie, Wein e Wrightson non riproposero il personaggio del primo, breve episodio, ambientato in epoca ottocentesca, ma inventarono una nuova versione di Swamp Thing, che agiva in un contesto contemporaneo. Lo scienziato Alec Holland, dunque, intento a compiere un esperimento per conto del governo americano, viene ucciso da alcuni malintenzionati. Ma, per una serie di vicissitudini, non muore e si trasforma in una tormentata creatura di radici e fango. Da qui iniziano le sue vicende, caratterizzate dalla voglia di vendetta di Swampy e dal suo disperato tentativo di recuperare l’umanità e di ricongiungersi alla moglie Linda.

I testi di Wein risentono delle convenzioni stilistiche dei seventies, così come le situazioni da lui descritte. Il mostro, infatti, affronterà scienziati pazzi, esseri mostruosi (come, per esempio, gli Un-Men, recentemente protagonisti di un serial Vertigo), licantropi, streghe. E non mancano le apparizioni di super-eroi come Batman. Ma è anche qui che verranno inseriti personaggi essenziali come il folle Dr. Arcane e la sua bellissima figlia Abigail. I disegni di Wrightson non hanno assolutamente perso nulla della loro valenza suggestiva ed è stato proprio con quest’opera che l’artista si è costruito una carriera come maestro dell’illustrazione macabra. E il volume, oltre ad essere un classico della DC e del fumetto americano in generale, andrebbe letto anche solo per questi disegni.

Quando, dopo undici episodi, Wein e Wrightson abbandonarono la serie, se ne occuparono numerosi cartoonists che, comunque, in linea di massima, non resero giustizia alla validità della creatura di Wein. Poi, nei primi anni ottanta, arriverà Alan Moore, che stravolgerà il personaggio, il mensile e, per riflesso, il comicdom statunitense; e in seguito nascerà la divisione Vertigo, con la serie che diventerà uno dei prodotti di punta di tale linea editoriale. E il resto è storia. Ma è in Genesi Oscura che tutto è iniziato. E varrebbe quindi la pena leggerlo per onorare quell’eroe non celebrato che è stato Len Wein. Se poi Planeta proponesse pure le storie di Moore, farebbe cosa buona e giusta.


Voto: 8

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