Io sono Wolverine – Recensione Supereroi il Mito 27

Pubblicato il 28 Maggio 2014 alle 10:45

Panini Comics ripropone le prime storie della serie regolare di Wolverine scritte dal deus ex machina dell’Universo Mutante Chris Claremont e illustrate dal grande John Buscema, inserite nel contesto inquietante di Madripoor! Scopritele in un nuovo volume della collana Supereroi Il Mito!

Supereroi Il Mito n. 27 – Io Sono Wolverine

supereroi mito 27

Autori: Chris Claremont, Peter David (testi), John Buscema, Gene Colan (disegni)
Casa Editrice: Panini Comics
Genere: Supereroi
Provenienza: USA
Prezzo: € 9,99, pp. 240, col.
Data di pubblicazione: maggio 2014

Il merito di Chris Claremont, per molti anni deus ex machina dell’universo mutante della Marvel, non fu solo quello di fare di Uncanny X-Men il comic-book più di successo del mercato americano ma anche di aver preso personaggi appena abbozzati da Len Wein e averli resi complessi e dotati di psicologie intriganti. Quando Chris, infatti, sostituì Wein all’alba della nuova genesi dei mutanti X, sapeva che Tempesta, Nightcrawler e soci erano sconosciuti. Episodio dopo episodio, ne descrisse quindi le idiosincrasie, i caratteri, spesso facendo accenni enigmatici al loro passato. Il lavoro migliore lo svolse con Wolverine che nel giro di poco tempo divenne uno degli X-Men più apprezzati dai lettori.

Al suo esordio in Incredible Hulk, Wein aveva semplicemente spiegato che Wolverine era un agente dei servizi segreti canadesi dotato di letali artigli di adamantio che peraltro, secondo le originarie impostazioni, uscivano dai guanti e non dai polsi. Nei primi episodi dei nuovi X-Men, l’autore non aggiunse altro. Chris invece si concentrò su di lui, rendendolo più maturo (Wein pensava a Wolvie come a un diciannovenne), e dopo parecchi numeri rivelò che il suo nome era Logan (poi si è scoperto che non era così ma è un’altra storia). E man mano che la saga dei mutanti proseguiva, Claremont si divertì ad inserire riferimenti criptici sulle sue origini e sui suoi trascorsi.

Il carisma di Wolverine era innegabile e molti fan chiesero a gran voce una serie mensile a lui dedicata. Tuttavia, Claremont non era d’accordo. Riteneva che lo sfruttamento del personaggio sarebbe potuto risultare controproducente e l’allora editor in chief Jim Shooter la pensava allo stesso modo. Chris era altresì restio a varare una seconda testata degli X-Men e, in accordo con Shooter, creò qualcosa di nuovo ma sempre legato ai mutanti e cioè la collana New Mutants. E per i fan di Logan Chris ideò l’eccezionale miniserie Wolverine, valorizzata dalle matite del leggendario Frank Miller, e il sequel Wolverine & Kitty Pryde. Ma nel complesso il mutante artigliato appariva regolarmente nell’albo degli X-Men e basta.

Poi le cose cambiarono. Shooter fu sostituito da Tom De Falco ai vertici della Marvel e quest’ultimo aveva idee diametralmente opposte a quelle dell’autore di Secret Wars. Secondo De Falco, un personaggio di successo andava sfruttato in ogni modo e Wolverine rientrava nel discorso. Fu De Falco ad imporre la nascita del mensile regolare di Logan. Claremont, a malincuore, accettò la situazione e, dal momento che voleva controllare ogni aspetto dell’universo mutante, si mise a scriverne le storie, dopo un prologo pubblicato sull’antologico Marvel Comics Presents. Questo perché temeva che altri autori snaturassero Logan (e in effetti non aveva tutti i torti) e anche perché era l’unico a conoscerlo realmente.

Chris usò ambientazioni differenti da quelle degli altri mensili targati X. I primi dieci episodi di Wolverine sono ora riproposti da Panini Comics in questo numero della collana Supereroi Il Mito e i lettori avranno a che fare con vicende e situazioni più da spy-story che supereroiche. Wolverine si trova sull’isola di Madripoor ed è conosciuto come Guercio (fa sfoggio di una benda sull’occhio). Con lui agisce Tyger, una splendida orientale, moralmente ambigua e legata agli ambienti malavitosi della zona. E il mutante dovrà affrontare le macchinazioni del perfido generale Coy, zio di Karma dei Nuovi Mutanti, che Chris recupera dopo anni di assenza.

Ma non ci sono solo loro. Appaiono infatti Lindsay McCabe e Jessica Drew che all’epoca non indossava i panni di Spider-Woman. Introduce villain come Roughouse e il macabro Bloodsport e ripesca Silver Samurai, cercando di delineare story-line dai toni pulp. Tuttavia, Chris lavorò svogliatamente. Si intuiva che la serie non lo entusiasmava e le trame, pur interessanti, non sono da annoverare tra i suoi lavori migliori. Descrive un team-up tra Logan e Hulk nell’identità di Mr. Fixit ma è risaputo e solo il decimo episodio, imperniato su uno scontro tra Wolvie e Sabretooth, è suggestivo. La storia è infatti collocata in un contesto ottocentesco, con l’apparizione di Silver Fox, e costituisce un importante tassello della vita misteriosa di Logan. Un albo è poi scritto da Peter David che cerca di avvicinarsi alle atmosfere evocate da Chris, con l’ausilio dell’ombroso Gene Colan alle matite.

I disegni furono appannaggio del grande John Buscema che, rispetto alle produzioni classiche, optò per un tratto più stilizzato ed evanescente, coadiuvato alle chine da autori del calibro di Al Williamson, Klaus Janson e Bill Sienkiewicz. Il risultato non piacque a tutti. Alcuni apprezzarono il nuovo corso di Buscema; altri, più nostalgici, storsero il naso. In linea di massima, John fece un buon lavoro ma forse non all’altezza di quelli realizzati per le memorabili run di Avengers e di Conan The Barbarian. Ben presto, comunque, sia Chris sia John lasciarono la serie. Claremont iniziò a sentirsi sempre più a disagio alla Marvel e le cose peggiorarono con l’avvento di Bob Harras alle redini della casa editrice, con le conseguenze che conosciamo. A mio avviso, dunque, queste storie non sono male ma Panini Comics avrebbe fatto meglio a pubblicare la miniserie disegnata da Miller.

Voto: 6

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