Recensione Dragonman vol. 1 (di 19) – Free Books

Pubblicato il 14 Settembre 2010 alle 08:43

Autori: James e Khoo Fox Luk.
Casa editrice:
Free-Books.
Provenienza:
Hong Kong.
Prezzo:
6,50 Euro.


Secondo manhua (ovvero un manga cinese) del nuovo corso della Free Books (forse già archiviato?), che si rivolge ancora al ricco catalogo della Jade Dinasty, famosa casa editrice honkonghese (ricordate i vari Super Shen e 5a Generazione?), della quale ha già pubblicato Saint , degli stessi autori, già noti in Italia per Solar Lord di qualche anno fa; ora è il turno di Dragonman, una sorta di super-eroe cinese alle prese con altrettanti super villain e super alleati più o meno amici (da notare al proposito la sequenza in cui salva un aereo che sta precipitando, probabilmente un omaggio a quella vista in Superman Returns) .

La trama è inizialmente un po’ nebulosa, ma serve solo per dare l’avvio e giustificare per sommi capi una lunga (se non lunghissima, dati i 19 volumi complessivi) sequela di combattimenti; stando a quanto riportato in quarta di copertina, entità sovrumane al pari di divinità si disputano da tempo il potere, ma ora uno di essi, Lord Tiger, il primo ad iniziare queste lotte fratricide, è diretto sulla Terra alla caccia del suo mortale nemico, ovvero Dragonman (e capirai).

Il volume però si apre all’opposto con il combattimento finale tra Dragonman e il dio supremo (ovvero il Guardiano Celeste, l’Overlord), per giungere al quale (e capire che fine abbia fatto il confronto con l’arcinemico Lord Tiger), dovremo leggere tutti e 19 i volumi dell’opera, perché da qui in poi parte un lungo flashback che vedrà la storia riprendere dalle due settimane precedenti, quando il dio supremo e un sottomesso Lord Tiger arrivano sulla Terra per cacciare il demone dell’illusione (comunque sempre in aperta contraddizione con quanto scritto nell’introduzione).

Il problema della seppur semplice trama, è che gli autori sono riusciti a confondere le acque pur partendo da presupposti che definire esili è dire poco, o forse qualcuno in fase di traduzione e adattamento ha preso degli abbagli;  oltre alle discrepanze di cui sopra infatti, in più occasioni i diversi personaggi fanno espliciti riferimenti ad avvenimenti accaduti in precedenza ma che non compaiono nel volume, addirittura uno dei cattivi sparisce quasi subito dalla scena dando l’impressione di aver pagato per tutte le sue malefatte quando invece non sappiamo manco bene chi sia e che c’entri con tutto il resto, finendo per rafforzare la sensazione che ci fosse una storia precedente o che sia stato omesso qualche capitolo.

Alla fine della lettura bene o male la storia si capisce, anche perché tutto si riduce a un inseguimento portato avanti dal dio supremo e da Lord Tiger a questo demone illusorio, nel quale viene coinvolto Dragonman per pura casualità e successivamente un altro demone, quello del fulmine, anche questo in maniera del tutto fortuita, sconfessando in pieno l’introduzione che voleva un Lord Tiger giunto sulla terra per combattere contro Dragonman e lasciando il lettore con la sgradevole sensazione di essere entrato a primo tempo iniziato (o di stare leggendo un sequel, di che non si sa).

Calato un velo pietoso sulle premesse, di buono c’è il ritmo molto serrato della narrazione, accompagnato da disegni (a colori!) decisamente spettacolari, scene d’azione e di combattimento quindi veramente al top per la gioia degli estimatori del genere, tutt’altro che disprezzabile; abbastanza buona l’edizione, soprattutto per la resa grafica che è veramente eccellente, sembra di avere per le mani un piccolo trade paperback più che un orientale, l’apparato redazionale però è abbastanza lacunoso se si propone un testo introduttivo che non coincide con quanto si legge nel fumetto, con l’aggravante poi di una storia che ha riferimenti ad avvenimenti precedenti che non vengono spiegati da nessuno (anche se si trattasse di un artificio narrativo, i risultati comunque sarebbero controproducenti, sebbene non irreparabili al fine della comprensione).

Abbastanza buono l’adattamento delle onomatopee, considerando il fatto che spesso sono disegnate con bellissimi ideogrammi assieme al resto, per cui si è preferito lasciarle come in origine e tradurle tra le vignette (scelta praticamente quasi obbligata, seppure non felicissima), mentre ove possibile c’è stata la traduzione in loco con opportuni font; prezzo, considerando carta, stampa e colore (e numero di pagine, che sono 128!), molto buono, così come abbastanza buona anche la traduzione e l’adattamento, ma parte redazionale decisamente insufficiente, praticamente pari a zero (e due parole sugli autori e i loro pregressi, anche qui da noi, non avrebbero guastato).


Voto: 6 e ½

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