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Corto Maltese: L’ultimo colpo – Recensione

Carmine De Cicco 07/03/2012

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Corto Maltese è alle prese con un capitano dell’esercito britannico codardo e vendicativo, col quale ben presto si troverà in attrito. Ma l’attacco al forte nel quale si trovano finirà inevitabilmente per avvicinare i due occidentali.

Corto Maltese
L’ultimo colpo

Autore: H. Pratt
Casa Editrice: Rizzoli Lizard
Provenienza: Italia
Prezzo: 3,80 €
Data di pubblicazione: 2000

Un uomo è nelle mani dei ribelli dervisci e sta per subire un’atroce tortura.

Chiede pietà e aiuto, ma sembra non intenerire nessuno.

Da dietro i fichi d’india spunta però un altro uomo, che pur conscio del pericolo che corre nel farsi scoprire dai ribelli, non rimane insensibile alla richiesta dell’ostaggio.

Tradendo il proprio nascondiglio, quindi, decide di sparargli. Lo uccide.

Nella seconda storia de “Le Etiopiche” Corto Maltese è in compagnia del capitano britannico Bradt, un militare ottuso e codardo che non esita ad adottare il pugno di ferro contro chi è più debole di lui, senza tuttavia aver il coraggio di affrontare i veri nemici del proprio paese. Ovvio che la situazione tra il marinaio e il capitano presto degeneri. Il casus belli è fornito dal guerriero dankali Cush, che passa a trovare il marinaio e viene invitato da questi a bere. Bradt ricorda che è vietato agli indigeni bere alcolici nella propria residenza. Cush per sfida non esita a infrangere i precetti della propria religione e Corto gli dà da bere. Il militare frusta il primo e imprigiona il secondo, salvo farlo liberare di lì a poco per raccontargli una storia su due fratelli irlandesi. Probabilmente uno dei due fratelli, quello che ha tradito l’altro, è proprio il capitano Bradt.

L’albo iniziato con Rimbaud e Kipling – autore che secondo Corto dovrebbe piacere a tutti i militari in carriera – termina con l’attacco al forte inglese, la codardia di Bradt e l’eroismo sui generis di Corto, che salva il militare da una morte lenta, ma non esita ad ucciderlo. Ai fichi d’india dell’inizio, che avranno una funzione importante nel corso della vicenda, risponde il deserto delle ultime vignette, quello in cui Cush e Corto si allontanano continuando come al solito a discutere di questo e quello, ma soprattutto dell’orario giusto per prendere il tè. Una conclusione leggera per una storia al cui centro è ancora la guerra, questa volta anche nella terribile variante della guerra civile, fatta di fratelli – non solo di sangue, ovviamente – che uccidono fratelli, in Irlanda come ovunque, come Cush non manca di ricordare al disincantato, ma in fondo neanche tanto, amico occidentale.

Voto: 8

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