Asso – Recensione

Pubblicato il 6 Novembre 2012 alle 10:55

Roberto Recchioni è Asso Merrill, Asso Merrill è Roberto Recchioni. O quasi. Difficile capire dove finisca uno ed inizi l’altro, perché in fondo il “Rrobe”, come gli piace firmarsi, è tanto personaggio quanto la sua controparte fumettistica. Anzi, lo è molto di più. Asso è il Recchioni di un universo parallelo, uguale e diverso al contempo, nel quale l’artista gioca a cristallizzare se stesso in una dimensione mitica, cinica ed (auto)ironica.

ASSO

Autori: Roberto Recchioni e AA.VV.

Casa editrice: Nicola Pesce Editore

Genere: Umoristico

Paese: Italia

Prezzo: € 15,00

Data di pubblicazione: Novembre 2012


Recchioni, uno dei migliori e più prolifici sceneggiatori della sua generazione, creatore di John Doe, David Murphy – 911 e Detective Dante, nonché una delle penne più innovative dello staff Bonelli, è un autore che ha saputo fare della comunicazione con il pubblico uno dei suoi punti di forza. Il suo popolarissimo blog, che s’intitola appunto Dalla parte di Asso (nome che cita l’Ace Merrill creato da Stephen King per il racconto Il Corpo, presente nell’antologia Stagioni diverse e trasposto sul grande schermo da Rob Reiner con il titolo Stand by me), è uno sguardo a 360° sulla sua vita professionale e personale, sulle sue passioni, che spaziano in diversi ambiti della cultura popolare: fumetti, cinema, videogames, musica rock, pornografia e quant’altro.

Asso non è che un concentrato di tutto questo, protagonista di storie brevi scritte e disegnate dall’autore romano e ora raccolte in un volume unico impreziosito dal contributo di altri nomi di spicco del comicdom nostrano. Nella storia di Walter Venturi inclusa nell’albo, il giovane protagonista dice di Asso (tradotto dal dialetto romano): “Una volta sono anche andato a trovarlo in ospedale, ma non ho capito che ca**o c’ha. Però è una cosa strana. Roba di stomaco.” E se ci sono autori che scrivono con la testa, altri con il cuore e altri ancora con la pancia, le storie di Asso escono da quell’organo malato di Recchioni che trasuda umorismo acido e le cui travagliate vicissitudini sanitarie sono sempre raccontate sul suo blog senz’alcuna autocommiserazione.

Asso, come Rrobe, ha fatto propria la massima di Seneca: “Vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo”. Rrobe, come Asso, ha fatto propria la filosofia buddista del Meifumado, la via del samurai: essere pronti a morire in ogni momento senza alcun rimpianto. Sottomesso alla malattia, che abbiamo visto personificata sulle pagine di Dylan Dog col nome di Mater Morbi, qui chiamata più prosaicamente Luisa, Asso diventa il “lato oscuro” di Rrobe, espressione cara ai fans di Star Wars, saga di cui Recchioni, da bravo nerd, è cultore (e sostenitore della tesi che “Han ha sparato per primo”. Chissà se la Disney è d’accordo…) e che cita esplicitamente per raccontare il rapporto tra il suo doppelganger e il padre.

Ma se Luke non ha ceduto alle lusinghe dell’Imperatore ed ha redento Darth Vader, Asso è invece il nerd che diventa bullo abbracciando tutta la sua disempatia, il suo cinismo, il suo sadismo perfino. Asso sfoga la sua frustrazione con la sottomissione sessuale delle sue partner comunque consenzienti. Un rapporto che diventa metafora dell’assoluta dedizione al mestiere di fumettista. Spassosa, tra l’altro, la scena di sesso espressa attraverso il linguaggio visivo dei videogames picchiaduro, una sorta di Scott Pilgrim in chiave porno.

Nelle ultime pagine del volume, Recchioni imbastisce un fittizio sito web di critica fumettistica nel quale viene analizzato il tratto grafico di Asso. “Grossolano. Svogliato. Privo di solide basi anatomiche e prospettiche. Asso cerca di mascherare le sue carenze dietro a banali riferimenti iconografici a maestri come Go Nagai e Andrea Pazienza… fallendo miseramente.” Ma, badate bene, si parla di Asso, non di Recchioni. Di Asso.

Assolutamente pregevoli le storie di colleghi e amici che, attraverso Asso, raccontano il loro rapporto con l’autore, dal compare di malefatte Mauro Uzzeo, passando per lo sguardo al femminile di Elisabetta Melaranci, il tono più malinconico di Luca Bertelè fino al compagno di battaglia Werther Dell’Edera e alla splendida tavola di LRNZ.

Un volume intriso di tutto il fervore creativo di un autore all’apice della maturità artistica che, come pochissimi altri, riesce a raccontare il contesto socio-culturale che lo circonda e nel quale sono intessute le storie di Asso. E non fatevi fuorviare dalla sua controparte cartacea: Roberto Recchioni non è cattivo. Si disegna così.


Voto: 8,5

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