The Last Duel: il duello dell’essere umano RECENSIONE

Pubblicato il 14 Ottobre 2021 alle 11:00

Titolo originale:  The Last Duel

Diretto da: Ridley Scott

Scritto da: Ben Affleck, Matt Damon, Nicole Holofcener per un soggetto di Eric Jager

Cast: Matt Damon, Adam Driver, Ben Affleck, Jodie Comer

Prodotto da: 20th Century Studios, Pearl Street Films, Scott Free Productions

Uscita:14 ottobre 2021

Distribuzione: 20th Century Studios, Walt Disney Studios Motion Pictures

Manuel Lucaroni
Manuel Lucaroni
2021-10-08T00:31:52+02:00
Manuel Lucaroni

Ridley Scott torna nelle sale con The Last Duel, adattamento cinematografico del romanzo storico di Eric Jager; un film che farà parla di sé.

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Adam Driver (Jacques LeGris) e Matt Damon (Jean de Carrouges) nel film (foto: Patrick Redmond. © 2021 20th Century Studios.).

Il genio creativo di Ridley Scott ci ha abituato, nel corso della sua ormai decennale carriera, a sfornare capolavori uno dietro l’altro, ed è curioso che, almeno come tematica di base, il regista abbia deciso di tornare al suo primo film (I duellanti, del ’77) per lanciare nei cinema una pellicola stratosferica che farà sicuramente discutere, in positivo.

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Adattamento del romanzo storico L’ultimo duello. La storia vera di un crimine, uno scandalo e una prova per combattimento nella Francia medievale di Eric Jager, The Last Duel è il film al momento giusto al posto giusto che rasenta la perfezione.

Per l’occasione, Scott torna a lavorare ancora una volta con Matt Damon, a sei anni da Sopravvissuto – The Martian; lo stesso Damon, oltre ad essere uno dei protagonisti del film, ha agito come sceneggiatore e produttore esecutivo lavorando fianco a fianco con l’amico Ben Affleck. 

Un terzetto d’occasione quello composto da Scott, Damon e Affleck, che va ad unirsi ad un cast d’eccezione che vanta anche la presenza di Adam Driver (chiamato alla conferma, anche con House of Gucci, dopo la presenza nel franchise di Star Wars) e Jodie Comer, che ha tutta l’intenzione di prendersi la scena.

The Last Duel: L’ultimo duello di Dio

Francia, 1386. Sul finire del XIV secolo, nel pieno della crisi del feudalesimo, il cavaliere normanno Jean de Carrouges (Matt Damon), rancoroso e inviso alla corte, e lo scudiero Jacques Le Grif (Adam Driver), che al suo contrario gode del favore dei più illustri uomini della Francia, si trovano uno contro l’altro per l’ultimo duello di Dio permesso dalla legge francese.

Ma perché i due, vecchi amici e compagni d’armi, si ritrovano a cavallo, uno contro l’altro, armati di lancia e pronti alla carica? Marguerite de Carrouges (Jodie Comer), moglie di Jean, ha denunciato lo stupro davanti alla legge e davanti a Carlo VI, re di Francia, rischiando di finire al rogo per falsa testimonianza.

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Jodie Comer nei panni di Marguerite de Carrouges (foto: Patrick Redmond. © 2021 20th Century Studios).

Una delle vicende più controverse del Medioevo arriva sul grande schermo parlando direttamente, grazie ad un cast stellare e ad un regista sopraffino, ai cuori di noi esseri umani e all’intera società del XXI secolo.

L’inizio lento e ‘fuorviante’

Composto da tre capitoli, la pellicola potrebbe dar l’idea, nel suo primo terzo, di catapultarci in una lontana vicenda medievale riguardante l’onta e l’onore, con al centro un personaggio tragico (Jean de Carrouges), rancoroso e, per il suo non essere mai completamente riconosciuto come uomo valoroso, per certi versi anche picaresco.

È così che parte la pellicola, col suo primo capitolo che mostra le vicende dalla prospettiva di Jean de Carrouges; sebbene il tono sia subito cupo e l’ambientazione medievale porti già in scena una tragicità dalle sfumature quasi gotiche, nonché Damon brilli immediatamente nei panni del suo personaggio, non ci sembra di trovarci di fronte a nulla di eccezionale, anzi.

L’ambientazione medievale non riesce a catturare e, storicamente almeno, lascia anche storcere un po’ il naso; ma la Francia del XIV secolo non è che un pretesto e il film è ben lontano dall’essere concluso, e seguendo il suo flusso continua a seminare il suo percorso.

Il duello dell’essere umano

Arrivati al capitolo due, con la storia vista dalla prospettiva di Jacques Le Griff, la pellicola preme sull’acceleratore, l’atmosfera si fa ‘demoniaca’ e le pareti della sala cinematografica sembra che s’inizino a infiammare col fuoco dell’Inferno e della perdizione.

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Ben Affleck nei panni del conte Pierre d’Alençon
(foto: Jessica Forde. © 2021 20th Century Studios).

Sale in cattedra Ben Affleck, che da Batman diventa un satrapo calcato sulla figura del Marchese de Sade vestendo i panni del libertino conte Pierre d’Alençon, e comincia a delinearsi il dramma umano dei vari personaggi, immersi in una società patriarcale in balìa dei loro istinti primordiali e di un sostanziale puro egoismo che permette di comunicare, da essere umano, col prossimo.

L’amore viene presentato in scena nelle sue tinte più fosche e malate, e accompagnato dalla figura del conte Pierre, Jacques (per cui Driver sembra essere tagliato su misura) si mostra ‘cieco’, totalmente in preda ai suoi istinti primordiali e totalmente figlio di una società, per larga parte a causa degli interessi politici della Chiesa Cattolica, chiusa verso il benessere e gli interessi del singolo individuo.

E poi, per concludere, la telecamera passa dentro agli occhi, al corpo, all’animo di Marguerite, una giovane donna, una giovane moglie, una giovane lady su cui cade gravosamente e doppiamente tutto il peso delle pulsioni umane, tutte le debolezze e le fragilità dell’animo con cui ogni individuo deve combattere; in quanto donna, inserita in una società del genere, si ritrova inoltre il peso di una gabbia che sembra togliere ogni speranza.

Il dramma esplode dentro agli occhi di Marguerite e lo spettatore ne viene travolto, rendendosi finalmente conto di trovarsi davanti ad un processo che punta dritto il dito contro la nostra più intima sensibilità.

The Last Duel: le conclusioni

Per aggiungere qualcosa in più servirebbe una lunga, attenta e dettagliata analisi di ogni singolo personaggio di questo meraviglioso adattamento; forse, però, renderebbe meno potente, a livello emozionale, la prima visione di una pellicola appena uscita.

Basti qui sottolineare non soltanto la magistrale realizzazione tecnica, che trova il suo punto più alto nel terribile scena del duello, dove i personaggi si feriscono mortalmente e lo spettatore si sente pugnalare nell’animo; ma, soprattutto, la sopraffina scelta della divisone in capitoli, supportata da scelte di sceneggiatura sempre perfette e da un montaggio che rende fatti psicologici i fatti concreti, arrivando dritto a ‘smuovere’ profondamente, come poche volte successo di recente sul grande schermo.

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Matt Damon e Adam Driver in una scena dal duello (foto: 20th Century Studios. © 2021 20th Century Studios).

Poteva sembrare un semplice focus su una controversa questione di Storia Medievale, il che sarebbe stato forse comunque interessante; ma The Last Duel, sfruttando la potenza dell’ambientazione, porta sul grande schermo tematiche come la violenza sulle donne, l’educazione sessuale, la conoscenza di sé e la convivenza coi propri istinti in diretto confronto col giusto e col sbagliato che la società in cui viviamo ci impone.

Direttamente dal XIV secolo, la pellicola parla pienamente alla nostra società. A noi il dovere di ascoltarla e di non girarci dall’altra parte; troppo grande il rischio di rimanere intrappolati, facendo passi indietro a livello umano, nel nostro stesso ‘progresso’.

In Breve

Giudizio globale

9

Sommario

Una delle vicende più controverse del Medioevo arriva sul grande schermo parlando direttamente, grazie ad un cast stellare e ad un regista sopraffino, ai cuori di noi esseri umani e all'intera società del XXI secolo. The Last Duel, sfruttando la potenza dell'ambientazione, porta sul grande schermo tematiche come la violenza sulle donne, l'educazione sessuale, la conoscenza di sé e la convivenza coi propri istinti; la magistrale realizzazione tecnica e la sopraffina narrazione rendono il film un potente e continuo colpo al nostro animo.

9

Punteggio Totale

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