Continuano le avventure di Sachi Numagoe, in Princess Maison 2 e 3, lo slice of life creato dalla mangaka Aoi Ikebe.

Pubblicato a cadenza bimestrale da Bao Publishing nella sua linea manga Aiken, la serie sarà composta da sei volumi.

Non so se troverò altri appartamenti da potere visitare… ma mi basta guardare questa piantina per trovare la determinazione e l’entusiasmo ogni giorno.

Princess Maison – un luogo da chiamare casa

Abbiamo conosciuto la giovane Sachi Numagoe nel primo volume di Princess Maison – potete leggere la nostra recensione QUI. Sachi è una giovane donna alla ricerca della casa perfetta a Tokyo: non importa che genere di casa sia, un appartamento, un bilocale o una casa famiglia, lei partecipa sempre e con tenacie costanza alle visite guidate.

In questi due volumi continua la ricerca della casa perfetta e, allo steso tempo, l’approfondimento dei rapporti tra Sachi e i dipendenti dell’agenzia, con i quali ormai è diventata amica.

La casa rimane sempre la vera protagonista di questo slice of life. Essa rappresenta il cuore e l’anima delle persone che vi abitano. Questo fatto diventa ancora più evidente quando la stessa Sachi si rende conto dover ambire ad alloggi più in linea con le proprie possibilità.

Ma il sogno della casa perfetta è qualcosa che la sostiene nei suoi sforzi quotidiani e la definisce, e ridimensionarlo è doloroso. Man mano che la storia prosegue conosciamo nuovi personaggi, la cui vita viene sempre raccontata attraverso la casa, culla dei veri sentimenti e delle emozioni delle persone.

Princess Maison – i legami tra i personaggi e la casa

La casa ritorna protagonista in Princess Maison 2 e 3.

Le case sono lo specchio dell’anima delle persone che vivono in esse. Le storie dei vari personaggi presenti nei due volumi sono profondamente connesse alla casa, sia essa un monolocale, una casa per famiglie o un appartamento. Attraverso la casa veniamo a conoscenza dei loro sentimenti e delle loro storie personali.

Non solo. Nel secondo volume in particolare, la casa viene vissuta anche da un altro punto di vista, quello del cibo, che diventa fondamentale nei momenti di convivialità ma anche nei momenti di solitudine.

È il mezzo con cui ci presentiamo agli altri, con cui ci mostriamo e interagiamo con le altre persone. Ed ecco allora che la cucina diventa un luogo ricco di amore e di calore, in cui ci prendiamo cura di noi stessi ma che delle persone a noi care. La condivisone del cibo è un atto intimo, in grado di creare e di approfondire i legami interpersonali, quei legami che rendono ancora più speciale la nostra vita.

Nel terzo volume questo aspetto non si perde, semplicemente si approfondisce ulteriormente l’importanza di stare bene nella propria casa, sia che la condividiamo con la nostra famiglia, sia che ci viviamo da soli.

Chi l’ha detto infatti, che per stare bene, bisogna crearsi una famiglia? Si può benissimo trovare appagamento nello stare da soli, in una casa amata e confortevole, in cui possiamo recuperare le energie dopo una giornata stressante al lavoro.

Stai dicendo che non si può stare bene da soli?

La cosa che ho trovato particolarmente significativa nel terzo volume, è il momento quando Sachi alza lo sguardo e incontra con gli occhi tutte quelle persone sedute al parco. A Sachi le si illuminano gli occhi pensando che presto sarebbe stata anche lei parte di quel mondo.

La sera, quando ritorna a casa, quella immagine è sostituita da una simile, l’unica differenza sta nel fatto che Sachi non è più nel parco, ma sul balcone di casa sua, così come altre persone, forse le stesse che aveva visto nel pomeriggio, ora tornate alla propria dimora, da soli o in compagnia della propria famiglia.

E quello che trasmette questa scena è la felicità della quotidianità, la calma di potere tornare alla quiete e alla serenità della propria abitazione. Quante storie avrebbero da raccontare quelle persone. Quanto le mura di casa nostra avrebbero da dire.

La casa è il luogo in cui inizia la nostra vita, dove mettiamo radici, dove muoviamo i primi passi, dove troviamo conforto nei momenti di difficoltà e dove gioiamo negli attimi di felicità. La casa è l’anima delle persone, il luogo sicuro in cui essere veramente noi stessi.

Lo stile dell’autrice

I disegni di Aoi Ikebe sono semplice ed essenziali ma, aiutati da una narrazione profonda e poetica trasmettono al lettore calma e tranquillità e, allo stesso tempo, hanno un impatto emotivo incredibile, che ti spinge ad alzare lo sguardo e a guardarti intorno, a osservare l’ambiente in cui vivi, la tua di casa, e a domandarti quanta della tua vita sia custodita all’interno di quelle mura. Che cosa direbbero di te se potessero parlare?

Aoi Ikebe riesce a toccare l’emotività più profonda dei suoi personaggi e allo stesso tempo l’anima e il cuore del lettore. Non solo, ma la mangaka riesce a ritrarre con maestria lo stile di vita delle donne della nostra epoca.

A proposito di Aoi Ikebe

Aoi Ikebe ha debuttato con Rakuyō.

Successivamente ha lavorato a Tsukuroi Tatsu Hito, da cui è stato tratto un film: è la sua prima serie lunga e narra la storia di una giovane donna che lavora in una sartoria di abiti occidentali.

Princess Maison si è aggiudicato numerosi premi e ha avuto talmente successo che è stato adattato in un drama. Altre opere degne di nota sono Ne Mama (uscito per Dynit come Mamma), che le fa vincere un premio al Japan Media Arts Festival, Saudade, Dobugawa, Kagome Kagome e Zassō yo Taishi wo idake.

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