Si è conclusa Star Trek Discovery Stagione 3, dopo due ottime stagioni, che avevano finalmente riportato in auge uno dei franchise più longevi e soprattutto capaci di reinventarsi (anche a distanza di decenni fra una serie e l’altra) in maniera brillante, la serie di CBS (in Italia su Netflix) è chiamata alla proverbiale prova del fuoco.

Star Trek Discovery sarà riuscita ad affrancarsi definitivamente dell’ombra dell’ultima trilogia cinematografica e soprattutto dai gloriosi fasti del passato?

Star Trek Discovery – dove eravamo rimasti?

Nella passata stagione l’equipaggio della Discovery aveva dovuto lottare contro Control, una Intelligenza Artificiale divenuta senziente, il cui obbiettivo era quello di recuperare una Sfera con all’interno tutta la conoscenza della Galassia. Il più prevedeva portare la Sfera e la Discovery nel futuro replicando la tuta del misterioso Red Angel che sarebbe stata indossata da Burnham e che avrebbe fatto da “boa” per la nave verso l’ignoto futuro aprendo un buco nero.

La conclusione era stata drammatica: la Discovery era stata catapultata 930 anni nel futuro, un futuro senza federazione, mentre nel presente l’incidente era stato insabbiato dalla stessa Federazione e classificato come top secret.

Star Trek Discovery 3 – lì dove nessuno è mai giunto prima

Nella season premiere di Star Trek Discovery 3 avevano ritrovato subito Michael Burnham intenta a completare la sua missione: dopo aver rispedito la tuta nel passato – chiudendo quindi il loop temporale che aveva innescato tutti gli avvenimenti – Michael deve “solo” mettersi in contatto con la Discovery. Pur precipitando rovinosamente su un pianeta apparentemente deserto, dopo aver attraversato il buco nero, aveva scoperto che, a distanza di 930 anni, c’era ancora vita nell’universo.

Michael stringe una improbabile alleanza con Book, un mercenario o corriere come si definisce l’uomo, la cui nave è stata danneggiata proprio dall’arrivo di Michael. Gli oggetti in dotazione a Michael possono essere barattati per del Dilithium, essenziale per far ripartire la nave ed effettuare la consegna del prezioso cargo.

I due si avviano verso la città più vicina con Michael che apprende che la Federazione è stata spazzata via da un evento che ha coinvolto proprio il prezioso carburante definito The Burn.

Con tutta la tecnologia per il viaggio del tempo dichiarata fuorilegge (come da Guerra Fredda Temporale già citata in Star Trek: Enterprise) Michael ora ha due obbiettivi: scoprire cosa ha causato il The Burn e capire se la Discovery è arrivata effettivamente in questa linea temporale.

Dopo aver ritrovato anche la Discovery e il suo equipaggio avevamo assistito all’incontro fra Michael e i suoi compagni: fra di loro c’era stata una dislocazione temporale di circa un anno.

Con l’equipaggio nuovamente al completo, e con Michael che ha messo al corrente tutti del The Burn, la nave decide di seguire le poche tracce lasciate dalla Federazione approdando nelle vicinanza di una Terra ormai chiusa in sé stessa a causa della crisi generata dalla scarsezza di Dilithium. Lì la Discovery ottiene un nuovo importante indizio: la giovane Adira è l’ospite di un simbionte trill che in passato era stato l’ammiraglio Tal della Federazione.

La rotta viene imposta quindi su Trill e lì, pur incontrando qualche resistenza, Adira riesce ad accedere ai suoi ricordi passati. La Discovery ottiene quindi le coordinate per i quartier generale della Federazione.

La nuova Federazione è però una organizzazione ben diversa da quella che la Discovery ha lasciato e che, oltre ad essere molto sospettosa sull’arrivo della nave dal passato, ha secretato la causa del The Burn.

Ma Michael vuole andare fino in fondo e scoprire la causa del disastroso evento. Ad aiutarla è Book che però finisce nella mani della Emerald Chain, un consorzio commerciale dalle pratiche poco trasparenti che da anni si oppone alla Federazione.

Il primo indizio sul The Burn è il suo punto di origine che porta la Discovery su Ni’Var ovvero il vecchio Vulcan dove ora convivono, non senza difficoltà, vulcaniani e romulani. I vulcaniani hanno lasciato la Federazione perché convinti che i loro esperimenti legati alla ricerca di un sistema di trasporto alternativo (SB-19) sia la causa del The Burn.

Incrociando i dati ottenuti, attraverso un difficoltoso processo filosofico da Michael, con quelli precedentemente in suo possesso, la Discovery fa finalmente luce sul punto di origine dell’evento. Si tratta di Verubin, una nebulosa, dal cui interno proviene un segnala di soccorso di una nave della Federazione kelpiana.

All’interno di questa nebulosa si trova un pianeta interamente fatto di dilithium e da cui proviene un solo segnale vitale. Saru sostiene che potrebbe essere l’unico sopravvissuto della nave e decidere di scendere sul pianeta.

La distorsione temporale intanto ha colpito duramente Georgiou che sta letteralmente morendo. La risposta al suo malessere sarà un viaggio su Dannus V ed un ritorno al suo universo d’origine.

Con la Federazione colta alla sprovvista dall’intraprendenza della Discovery e con Saru e Michael impegnati nella pericolosa discesa nella nebulosa, la Emerald Chain e la sua leader Osyraa attacca la nave per impadronirsi dello Spore Drive. Michael quindi, salvata da Book, ritorna sulla Discovery per salvare i suoi compagni e riprendere possesso della nave.

Osyraa a sorpresa invece chiede udienza alla Federazione per proporre un impensabile trattato di pace ma i negoziati saltano. Inizia così la fuga della Discovery abbordata inseguita dalla flotta della Federazione mentre Saru, Hugh e Adira su Verubin scoprono l’incredibile causa del The Burn.

Star Trek Discovery 3 – una odissea… di sentimenti

Le premesse di Star Trek Discovery Stagione 3 sembrano davvero incoraggianti. I primi due episodi hanno un ottimo ritmo, sembrano aver ben metabolizzato la struttura degli episodi di TOS con la spettacolarità degli ultimi capitoli cinematografici e, lasciato da parte il topos dei viaggi nel tempo, si concentra su argomenti concreti come il The Burn e la conseguente crisi causata dalla mancanza del dilithium – argomento attuale e a sfondo ecologico molto contemporaneo.

Poi però, già a partire dal terzo episodio, qualcosa inizia ad incepparsi. I filoni narrativi iniziano a diluirsi in trame secondarie davvero forzate che, nel tentativo di strizzare l’occhio alla illustre tradizione della serie, risultano prive di mordente ed eccessivamente votate ad un drama francamente stucchevole.

Gli esempi più lampanti sono la sotto trama e il personaggio di Adira assolutamente inutili ai fini della trama orizzontale della stagione ed inserite per compiacere quella inclusività forzata ormai imperante al cinema e in TV scopiazzando Deep Space 9 e i suoi Dax.

La struttura degli episodi inizia a ripetersi: Michael contravviene agli ordini, la Discovery va al salvataggio, la Federazione non è contenta.

Liquidato poi in maniera ridicola uno dei personaggi migliori della serie ovvero Georgiou – con gli episodi 9 e 10, i peggiori della stagione che banalizzano uno dei migliori episodi di TOS (The City on the Edge of Forever) – la serie sembra avere un guizzo ravvisato già nell’episodio 7 – forse il migliore della stagione e impreziosito anche da un doppio easter-egg che collega Discovery con la recente Picard e con gli avvenimenti della linea temporale Kelvin – in cui la battaglia è tutta basata su argomentazioni che spaziano dalla convivenza fra popoli, circolazione delle informazioni, solipsismo contro collettivismo.

Complice la Emerald Chain, vera antagonista della stagione, che si delinea in maniera più concreta, la stagione inizia una lenta risalita che trova tanto ragion d’essere nella leader Osyraa e nel suo tentativo di stipulare un trattato di pace, ovviamente alle sue condizioni che vengono sagacemente rifiutate, quanto nel The Burn la cui spiegazione però è troppo semplicistica per essere anche soltanto lontanamente credibile.

La cifra di Star Trek Discovery Stagione 3 è quindi tutta nell’anti-climatico finale. Da un lato infatti lo spettacolare salvataggio della Discovery dall’altro nello spiegone carico di lacrimoni relativo al The Burn. Una cosa è certa: le aspettative per la prossima stagione sono basse, bassissime… purtroppo.

Star Trek Discovery 3 – ottima realizzazione tecnica

Dal punto di vista tecnico Star Trek Discovery Stagione 3 soffre di una diffusa pigrizia in termini di plot e sceneggiatura che si traduce sia nella pronunciata, e ridondante, componente drama quanto in una mancanza di evoluzione dei personaggi se non legata alle trame più immediate.

La messa in scena è sontuosa, gli effetti speciali privi di sbavature e i registi che si alternano dietro la macchina da presa riesco a bilanciare ed alternare molto bene momenti più classici a soluzioni più moderne cercando di mantenere un ritmo e una attenzione sempre alta. Eccezioni che confermano la regola sono ancora una volta gli episodi 9 e 10, davvero i peggiori, anche da questo punto di vista, della stagione.

Star Trek Discovery 3 – conclusioni

Deludente è l’unico aggettivo che si può utilizzare per Star Trek Discovery Stagione 3 che, escluso un paio di ottimo guizzi, non riesce a concretizzare gli ottimi spunti iniziali anche dal punto di vista delle tematiche risultando a tratti scialba, confusionaria e dozzinale collocandosi nella media dei prodotti sci-fi attualmente in circolazione anziché rappresentare un nuovo standard come accaduto nelle due stagioni precedenti.

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