Forse conoscete Dognipelo, la fiaba popolare tedesca resa celebre dalla versione dei fratelli Grimm. Un re promette alla moglie morente che, nel caso in cui dovesse sposarsi di nuovo, lo farà solo con una donna bella quanto lo era lei. I suoi consiglieri lo spingono a cercare in fretta una candidata, ma l’unica che soddisfi il requisito è la figlia. E il re decide di sposarla lo stesso.

Su questo canovaccio si basa la storia di Stéphane Fert, qui autore completo, anche se arricchita da vari altri elementi che ci danno una lettura moderna di questa fiaba.

Come nella precedente Morgana (in Italia sempre per Tunué) o Quand le cirque est venu, anche qui la protagonista indiscussa è Ronces, la principessa. Una ragazza allevata dalla foresta che deve subire un destino beffardo.

Ma come potete immaginarvi, non avrete a che fare con i tipici personaggi delle fiabe: anche qui c’è un principe, ma questo è un ragazzo basso e mingherlino, che non farebbe male a una mosca, anche se volesse.

Tanto è mingherlino e bello che crescendo si potrà far passare anche per ragazza, a beneficio di tutta la storia.

Nelle fiabe di solito il re padre è buono e comprensivo, qui invece è accecato dal desiderio e, in fondo, dal suo stesso egoismo e dal senso di solitudine che lo ha sempre attanagliato.

Ronces e Morgana

Ronces, da ultima, è alta, massiccia, imperiosa nel suo agire e tocca a lei spesso prendere in mano la situazione. E come in Morgana (che tuttavia godeva di uno sviluppo più affascinante del personaggio) anche in lei è forte un coinvolgimento sessuale che la porta a vivere al massimo i suoi rapporti.

Ancora una volta dunque la figura femminile è qui rivista e modernizzata facendone non la ragazza che deve essere salvata, ma la ragazza che salva se stessa (e spesso deve salvare anche gli altri).

Tuttavia, nonostante questa visione delle fiabe, l’ambiente e l’atmosfera che circonda questi personaggi sono ancora fortemente onirici e ci fanno vivere davvero in una fiaba moderna che ci trasporta in un mondo lontano e per questo affascinante.

Ma questa storia non è un trattato di morale, vi divertirete molto a leggerla e amerete i suoi personaggi, che sono ben costruiti e ne amerete molti singoli aspetti, perchè ogni personaggio saprà stupirvi, e fino all’ultima pagina non saprete davvero chi è uscito vincitore da questa trama.

Come in Morgana il volume è caratterizzato da uno stile grafico particolare che consente subito al lettore di identificare l’opera di Fert.

Lo stile di Fert

Il tratto di Fert è stilizzato (molto influenzato dal gusto di Gustav Klimt) e caratterizzato da un ricercato uso degli abbinamenti dei colori: come sempre, infatti, Fert si dimostra abile nel mischiare chiaro e scuro, colori caldi e colori freddi.

Ma questo uso particolare non inficia in realtà la lettura, che anzi ne guadagna, grazie anche al senso di inquadratura e alla collocazione dei personaggi sulla scena, che ne rendono ancora più teatrale la rappresentazione. Una fiaba in piena regola, anche dal punto di vista della costruzione scenica.

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