Morgana avrebbe dovuto essere la sovrana della Bretagna, in quanto erede legittima del re di Tintagel; però ha dovuto cedere il suo posto al fratellastro Artù, grazie ad uno stratagemma ordito dal mago Merlino. Morgana decide allora di affrontare Artù, dicendogli che se non la ucciderà lo perseguiterà per sempre al fine di riprendere ciò che le spetta di diritto. Si pentirà il novello re della sua scelta?

Tutti conoscono il mito della fata Morgana, la grande rivale di re Artù nelle storie del ciclo arturiano: maga, madre, pretendente regina, Morgana è una figura che nel corso del tempo ha avuto sempre più approfondimento psicologico nelle molte varianti che l’hanno vista protagonista, ma raffigurandola sempre come una figura negativa. Ora Simon Kansara e Stéphane Fert ci danno in questo volume unico una versione alternativa della storia, in cui Morgana è la protagonista, tuttavia ancora non positiva, ma almeno gli autori ci forniscono le motivazioni che la portano a fare ciò che fa.

La storia, quindi, ruota questa volta intorno alla figura di questa donna, i cui tratti appaiono netti fin dall’inizio, emarginandosi (ed essendo anche emarginata) a causa della sua particolarità, sia di carattere, sia per le doti soprannaturali di cui è dotata fin dalla nascita; come appaiono netti anche i caratteri di chi la circonda, soprattutto quelli di Artù e dei suoi cavalieri, che, se nel ciclo arturiano sono senza macchia e senza paura, qui sono (anche troppo?) tutto il contrario, impersonificando tutto il peggio dell’aristocrazia guerriera dell’epoca.

In ogni caso la trama si fonde in una modernità ricca di elementi antichi: questi ultimi sono rappresentati non solo dalla ambientazione (ovviamente), ma anche dallo stile adottato nei dialoghi, che rimanda ad una aulicità che in questo caso è da ascrivere anche al buon lavoro del traduttore dell’opera, Stefano Andrea Cresti; del resto, non per nulla gli autori ringraziano anche Shakespeare per il suo contributo. La modernità è il saper fare salti temporali durante la storia per raccontarci questa nuova versione della vita della celebre strega.

Inutile dire che alla base della trama ci sono la libertà e la fierezza di una donna che si batte per trovare il proprio destino riscattandolo dalla brama di potere degli uomini che l’hanno messa all’angolo. Tuttavia la sua corsa verso l’obiettivo non sarà facile e potrebbe costare a Morgana il doversi rendere conto che in realtà è diventata come coloro che odia. Ma sarebbe riduttivo condensare questo volume come un banale manifesto di semplice femminismo; la trama è solida e il personaggio di Morgana svetta sicuramente.

Altra caratteristica che fa risaltare il volume è lo stile di Fert che ne adotta uno stilizzato (influenzato dal gusto di Gustav Klimt, altra inconsapevole musa ispiratrice del volume) caratterizzato da un ricercato uso degli abbinamenti dei colori: nel primo capitolo, ad esempio, tutto si gioca sull’alternanza di toni freddi; ma successivamente vedremo anche la sua abilità nell’uso dei toni caldi. Ma questo uso particolare non inficia in realtà la lettura, che anzi ne guadagna, grazie anche al senso di inquadratura e alla collocazione dei personaggi sulla scena, che ne rendono ancora più teatrale la rappresentazione tragica.

 

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