saldaPress: da We Are Family 2 al futuro, intervista ad Andrea G. Ciccarelli

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saldaPress inaugura la seconda fase dell’iniziativa We Are Family con un occhio di riguardo, senza precedenti, per le fumetterie offrendo alle fumetterie ogni mese, da giugno a ottobre, una serie di fumetti per un valore complessivo di oltre 100.000 euro.
In questo modo le fumetterie, potendo trattenere il 100% del prezzo di copertina, avranno a disposizione uno strumento economico in più per affrontare questo delicato momento di ripartenza. Ne abbiamo parlato con il direttore editoriale Andrea G. Ciccarelli.

DB: Ben ritrovato sulle pagine di MF direttore! We Are Family Fase 2: in Italia, ma credo nel mondo, non si era mai vista una iniziativa simile. Da dove è nata l’idea e quanto è stato difficile metterla in pratica?

AGC: Ciao. Felice di essere di nuovo qui, sulle pagine di MangaForever e a parlare con te. E grazie di questa intervista che mi dà modo di approfondire alcuni aspetti della nostra iniziativa We Are Family. Non lo so se al mondo, come dici tu, un’iniziativa simile sia mai stata fatta. Quello che so è che, nei mesi del lockdown, ci sono stati in giro vari progetti mirati a supportare le reti di vendita legate al fumetto. E uno che mi ha colpito particolarmente, quello di Boom! Studios (edizioni variant regalate ai negozi), per certi versi può ricordare il nostro. E c’è anche quello recentissimo di Skybound con l’albo Negan Lives! (l’intera tiratura di un albo di The Walking Dead regalata ai negozi) che mi pare abbia diversi punti di contatto con il nostro. Il che, permettimi di dirlo, è la dimostrazione del fatto che “chi si somiglia, si piglia”.

Ed è proprio per questo “comune sentire” che mettere in pratica la nostra idea per il progetto We Are Family per certi aspetti è stato meno difficile del previsto: abbiamo trovato infatti pieno supporto all’iniziativa che avevamo in mente da parte dei nostri partner d’oltreoceano (in primis Skybound, Image Comics e Aftershock Comics) e degli autori con cui collaboriamo, tutti perfettamente consapevoli della necessità di attivarsi e di fare tutto il possibile per aiutare il principale canale di vendita del libro a fumetti. E stesso discorso vale per i distributori da fumetteria che abbiamo invitato a collaborare con noi, chiedendogli di fornire parte della logistica necessaria al progetto.

L’idea di We Are Family è nata proprio da questo: dalla necessità di attivarsi per affrontare un problema contingente che riguarda il nostro ambiente. E anche dalla volontà di dare un esempio concreto per “chiamare alle armi” quanta più gente possibile – soprattutto altri editori – e in grado di dare un sostegno concreto alla fumetteria. Se noi da soli, con il meccanismo che abbiamo proposto, possiamo mettere a disposizione della rete della fumetteria oltre 100.000 euro in 5 mesi (che, me ne rendo perfettamente conto, costituiscono semplicemente uno strumento in più per le fumetterie per affrontare questo periodo, non certo la soluzione dei loro problemi contingenti), tutti insieme, contribuendo ognuno secondo la propria capacità, potremmo invece creare un volano economico epocale per il mondo del fumetto, dimostrando di essere davvero una grande famiglia. Disfunzionale quanto vuoi, ma comunque grande.

DB: Si parte a giugno con TWD 67 che dà il via all’arco narrativo finale della serie di Robert Kirkman e si prosegue a luglio con un box contenente 10 numeri 1 di altrettante serie del catalogo saldapress fra cui Redneck, Extremity e lo stesso TWD. Ad agosto?

AGC: Ad agosto sarà la volta di una variant destinata esclusivamente alle fumetterie aderenti al progetto – che la riceveranno gratuitamente – e che annunceremo a breve, cioè non appena saranno arrivate un paio di autorizzazioni che stiamo attendendo. Posso dire comunque che sarà un albo che le fumetterie non avranno alcun problema a vendere e che, quindi, darà loro un aiuto economico concreto. Cioè esattamente come prevede la filosofia alla base del progetto. A settembre poi un nuovo box e a ottobre un’altra variant. E lì tireremo le somme del progetto.

Credo che il meccanismo che abbia ideato per la Fase 2 di We Are Family – “un motore a due tempi”, lo abbiamo chiamato per spiegare ai nostri partner l’alternanza mensile tra variant e box – funzioni in modo virtuoso: mentre motiva le fumetterie a vendere gli albi e i volumi che gli vengono dati in omaggio dall’editore (perché il 100% del prezzo di copertina di quelle pubblicazioni resta alla fumetteria), coinvolge attivamente i lettori che vengono informati dai nostri social e da una comunicazione sul punto vendita che il loro acquisto di quei prodotti sostiene attivamente la fumetteria. In parallelo, il nostro eshop gestisce una minima parte della tiratura delle variant, il cui incasso generato dalla vendita viene comunque riversato totalmente nel progetto.

Ma la cosa importante è che si tratta di un meccanismo che lavora su più livelli – economici e di comunicazione – avendo sempre comunque come focus il sostegno alla fumetteria.

DB: Con quali criteri avete scelto le pubblicazioni e le iniziative legate alla Fase 2?

AGC: Per quello che riguarda le variant, sono quelle dei nostri albi periodici, in primis The Walking Dead. Negli anni, le nostre variant sono state sempre accolte benissimo dai lettori e quindi abbiamo pensato che dare alle fumetterie la possibilità di venderne alcune incassando il 100% del prezzo di copertina sarebbe stato un modo molto concreto di aiutare la rete di vendita. Per quello che riguarda invece il box di luglio, i titoli al suo interno sono in buona parte quelli che, nella Fase 1 del progetto We Are Family (da inizio aprile a fine maggio) abbiamo reso disponibili in digitale e gratuitamente per i lettori sulla nostra pagina Issuu.

Facendo questo, volevamo mettere in evidenza un legame molto chiaro tra lettore e fumetteria, proprio per ribadire uno dei punti cardine del progetto: parlando di industria del fumetto, l’editore, il lettore, l’autore e la rete di vendita e promozionale in tutti i suoi aspetti (quindi sì, anche le fiere, che spesso le fumetterie considerano un po’ come il fumo negli occhi), siamo tutti collegati. E, in un momento di grande difficoltà come quello che stiamo vivendo e che, probabilmente, ci accompagnerà anche nei prossimi mesi, è necessario prendere coscienza di questa stretta correlazione. Perché io credo che sia proprio lì la chiave per superare nel migliore dei modi questo periodo. Quello del fumetto non è un mondo grandissimo e, proprio per questo, il circolo di idee e, in generale, la comunicazione può avvenire a grande velocità.

Ma, usando una metafora, è anche un corpo che ha bisogno della salute di tutti i suoi organi per funzionare, nessuno escluso. In questo momento, se uno degli organi si ammala, il resto del corpo non è in grado di sostituire la sua funzione. E quindi il sistema si avvita su se stesso e rapidamente collassa. È perciò necessario mettere da parte tutto ciò che può dividerci per concentrarci invece su cosa ci unisce oggi e guadagnare tempo per immaginare cosa ci potrà unire in modo più funzionale domani. Siamo e saremo sempre, ognuno di noi, entità indipendenti ma, come in una famiglia, dobbiamo capire velocemente che abbiamo più da guadagnare che da perdere dandoci una mano a vicenda per andare avanti.

DB: L’idea alla base di We Are Family Fase 2, idealmente, è molto vicino al concetto di reso. Pensi che sia arrivato il momento di fornire almeno parzialmente questo strumento alle fumetterie?

AGC: Permettimi di sfatare questo mito in base al quale le fumetterie, a differenza ad esempio delle librerie di varia, non avrebbero il reso. O, perlomeno di contestualizzare un po’ meglio questa affermazione. Da diverso tempo ormai – o da parte del distributore o per azione diretta da parte dell’editore, al lancio di un titolo o per promuovere parte del catalogo – l’opzione di reso totale o di reso parziale è a disposizione delle fumetterie.

E, nonostante ciò, esistono comunque fumetterie che, fosse solo per non dovere gestire periodicamente la procedura di reso, non chiedono e non vogliono il reso. Alcune, poi, quello che chiedono più che un reso sistematico è un cambio merce, così da poter rinnovare con un investimento contenuto la proposta di libri sui propri scaffali. Ripeto, sono tutte prassi che, pur non avendo una sistematicità totale come avviene invece nel circuito della libreria di varia, la fumetteria già da tempo segue.

Detto questo, la sistematicità totale del reso – che, non dimentichiamolo, per distributore ed editore ha un costo logistico non certo irrilevante – per come la vedo io avrebbe senso a fronte di un dato accessibile per l’editore relativamente al sell-in (libri che entrano in negozio) e di sell-out (libri effettivamente venduti al cliente finale) della fumetteria, così da poter utilizzare tale dato come strumento per gestire in modo migliore la distribuzione. Ma questo implica, a monte, una rete distributiva e promozionale totalmente informatizzata e soprattutto d’accordo con la fumetteria a condividere i dati con l’editore. Di più: nella varia, in cui questo e altri meccanismi esistono da tempo, tutta la procedura di promozione e di vendita (e in molti casi anche la scontistica concessa alla libreria che, a differenza della fumetteria, è totalmente decisa dall’editore) è completamente diversa. Come è diverso il numero di punti vendita, la loro visibilità, la grandezza delle catene commerciali e, soprattutto, i dati a cui l’editore ha accesso e che riguardano il rapporto tra distribuito e venduto dell’intera rete.

Insomma, la rete delle fumetterie, nel bene e nel male, non è quella della varia. Ma proprio per questo ha la possibilità di evolversi in qualcosa di molto più funzionale della rete della varia che, guardando il fumetto, performa sicuramente meno rispetto a quella della fumetteria. Dobbiamo credere che sia possibile farlo. E ci dobbiamo investire facendo tutti un passo in quella direzione. Fosse solo per un motivo, dal punto di vista dell’editore, molto egoistico: la rete delle fumetterie, così com’è fatta, non è più in grado di sostenere alcuna crescita editoriale. È fragile, e lo era già prima del Covid. Ed è inutile chiederle di più: non ce la fa.

DB: Si parla spesso della mancanza di “fumetto popolare” che è un modo raffinato per indicare “fumetto economico”, ma nel quadro generale della diffusione del fumetto quanto è sottovalutato il ruolo delle fumetterie?

AGC: Molto, moltissimo. E, come spesso accade, le colpe non stanno da una parte sola.
Vedi, un’evoluzione che vorremmo per il nostro progetto We Are Family, dopo la fase dell’emergenza, è proprio nella direzione di far sapere al “resto del mondo” che le fumetterie esistono e che i libri che vendono, oltre ad essere tantissimi e bellissimi (mediamente, se consideriamo la qualità editoriale e il rapporto qualità-prezzo, i libri a fumetti battono di gran lunga la maggior parte degli altri libri), sono legati a filo doppio alla cultura pop in cui tutti oggi siamo immersi.

Di più: rispetto all’editoria tradizionalmente riconosciuta, quella a fumetti ha una percentuale molto più alta di stampa in Italia invece che all’estero (e quindi, sempre percentualmente, una maggior ricaduta sull’industria nazionale), una percentuale maggiore di lettori forti e una crescita costante di venduto all’interno della libreria di varia, dove invece tanti altri settori più blasonati e celebrati dai media perdono anno dopo anno lettori. Queste sono tutte cose che l’industria del fumetto dovrebbe mettere al centro di un progetto condiviso di comunicazione. Esistiamo, facciamo crescere lettori veri e operiamo attraverso un’economia sana.

Il supporto alla fumetteria dovrebbe diventare costante. Meglio, dovrebbe arrivare a un punto dove non è più supporto ma azione comune, condivisa, per tenere vivo e far crescere tutti insieme il canale di vendita in cui il fumetto raggiunge i propri lettori.
Dobbiamo lavorare tutti per portare nuovi lettori in fumetteria, ma dobbiamo anche fare in modo che questi nuovi lettori possano venire accolti adeguatamente, conquistati dalla proposta unica della fumetteria e invogliati a tornare periodicamente per scoprire le nuove proposte o approfondire la conoscenza dei cataloghi. Voglio dire, puoi essere intelligentissimo e pieno di cose belle e importanti da dire, ma se ti presenti poco curato e disattento al primo appuntamento con qualcuno che ti interessa, è probabile che a quel primo appuntamento non ne seguirà un secondo.

Vorrei però sottolineare una cosa rispetto a quello che dici tu: il “fumetto popolare” che in Italia oggi manca non è tanto il “fumetto economico” ma il fumetto diffuso trasversalmente attraverso la platea non solo di lettori ma, più in generale, di persone interessate alla cultura pop(olare) di cui il fumetto rimane una delle massime espressioni. Gente che segue mille tipi diversi di serie TV ma che non si rivolge al fumetto per le stesse tematiche e spesso ignora anche che quelle tematiche che adora nelle serie TV vengono proprio dal fumetto. Stesso discorso con il cinema o con la letteratura che, anzi, in questo momento storico, sono messe molto peggio dell’industria del fumetto (lo dico rispetto a quanto investono in termini di produzione e promozione e al numero di spettatori/lettori che hanno perso nel corso degli ultimi quindici anni con la rinascita della TV).

In Italia non abbiamo un problema di “fumetto economico” e, anzi, siamo arrivati tardi a dare al fumetto (che deve essere prodotto, stampato, promosso e distribuito come il resto della produzione editoriale) il giusto prezzo. E questa è una cosa che non puoi fare dall’oggi al domani come hanno provato invece a fare alcuni editori. Piuttosto, va educato il pubblico, modulando col tempo la proposta editoriale. E se oggi certi lettori, per giustificare qualunque loro richiesta all’editore di turno e ignorando totalmente ogni aspetto economico legato alla produzione di un libro, sventolano il patentino di “collezionista” come il celebre personaggio di Verdone faceva con il porto d’armi, un po’ è dovuto anche a questo ritardo da parte degli editori.

DB: Stiamo parlando di Fase 2 ma non dimentichiamoci della Fase 1 in cui, durante il lockdown, avete messo a disposizione gratuitamente una selezione di titoli in digitale. Pensi che il mercato italiano sia pronto ad una espansione anche in questo senso?

AGC: Non ho numeri a sostegno di questo che sto per dire (meglio: ce li ho ma sono pochi e parziali, e quindi poco significativi) ma l’opinione che ho maturato col tempo è che il digitale in questo momento funziona solo quando è gratis. Quindi è un fantastico strumento promozionale per far conoscere una serie, un personaggio, un autore (noi lo abbiamo visto con i numeri che hanno sviluppato i 15 titoli della Fase 1: in due mesi, 260mila impression e 30mila letture); lo puoi usare per costruirci attorno un sistema di informazione su quello che stai pubblicando o in generale sulla tua linea editoriale, ma non funziona quando chiedi al lettore di pagare per leggere in digitale.

Sono pochi, pochissimi quelli che sono disposti a pagare per leggere fumetto in digitale (non solo ma anche a causa della grandissima offerta di materiale piratato). Sono invece molti di più quelli che, dopo la lettura in digitale, decidono di acquistare in cartaceo la storia che hanno letto. E questo flusso, purtroppo la rete della fumetteria è poco attrezzata per intercettarlo, lasciandolo quasi tutto in mano ad Amazon e alle grandi librerie online. Oppure allo stesso editore il cui eshop è ormai parte integrante del mosaico economico che tiene in piedi la produzione di libri a fumetti.

Se il fumetto in digitale, in Italia, non ha ancora sviluppato un modello economico che lo sostenga è anche perché le più grandi e più conosciute case editrici di fumetto del nostro paese non hanno ancora fatto un granché per diffondere in digitale le proprie biblioteche. Ho sentito spesso dire che, per far decollare il mercato del digitale, ci vorrebbe una Netflix del fumetto. In generale e al netto della minor diffusione dei device dedicati alla lettura rispetto a quelli per guardare film o serie TV, sono d’accordo. Ma se dentro una piattaforma simile non ci sono, a far massa critica, i titoli e i personaggi che la maggior parte delle persone conosce e riconduce all’idea di fumetto, credo che non ci siano numeri per sostenere un progetto del genere. E se, in Italia, gli editori di riferimento di questi titoli e personaggi non fanno mistero del timore che hanno verso il digitale è facile capire che, per ora, le chance per il fumetto digitale sono abbastanza scarse.

Poi magari domani il prossimo Zerocalcare nascerà dal digitale e, oltre a trovare un modo economicamente sostenibile di rimanerci, riuscirà a far emergere una scena fumettistica fino a quel momento invisibile ai più ma molto seguita da un pubblico giovane e poco legato alla carta. A quel punto, nuovi investitori – e non necessariamente gli odierni editori – decideranno che ha senso investire sul fenomeno per poterne poi controllare la declinazione su altri media. E allora, magari, il fumetto digitale prenderà una strada diversa da quella che riusciamo a vedere oggi.

DB: Abbiamo citato TWD – domanda pungente: quanti lettori ha portato la serie TV e quante persone invece sono diventate “lettori di fumetti” grazie a TWD?

AGC: La serie TV di The Walking Dead – meglio: l’ampio universo crossmediale al centro del quale Robert Kirkman è stato bravissimo a mantenere la sua serie a fumetti – ha portato al fumetto tantissimi lettori con un meccanismo che, dal 2010 a oggi, è stato abbastanza simile nelle sue fasi in tutto il mondo. Ma è anche vero che, al netto di alcuni riversamenti (ad esempio su Outcast, dove però il meccanismo era parallelo a quello televisivo, ovvero costruito su un’idea di lancio del tipo “dal creatore di The Walking Dead”), parecchi lettori di The Walking Dead si sono dimostrati interessati a poco altro rispetto a The Walking Dead. Altri invece, fidandosi dell’editore che avevano conosciuto tramite la zombie saga di Kirkman, ci hanno seguito in altre nostre proposte, in primis quelle a marchio Skybound, Image Comics e Aftershock. E questo senza dimenticare che The Walking Dead, insieme a Outcast e Aliens, ha fatto conoscere il nostro catalogo a molti nuovi lettori appassionati di cinema e TV che, da lì in poi, sono stati dei nostri anche per Predator, Robocop e Terminator e, magari, oggi ci scoprono per Buffy e Godzilla.

DB: Il prossimo autunno sarà dominato dall’incertezza riguardo fiere ed eventi. Come si sta riorganizzando in questo senso saldaPress?

AGC: Al momento tutti i ragionamenti editoriali ed economici che stiamo facendo sul 2020 abbiamo deciso di farli senza contemplare la presenza di fiere. Ma, anche se ancora in fase embrionale, stiamo sviluppando alcune idee che, secondo noi, potrebbero diventare un modo per proporre ai nostri lettori un’esperienza in parte riconducibile a quella della fiera.

Se vuoi, magari ne riparleremo quando avremo in mano qualcosa di più concreto.
Il problema però resta ed è sciocco da parte di alcuni non volerlo vedere: il ramo su cui tutti siamo seduti – l’organismo di cui parlavo prima – è fatto anche dalle fiere. Senza fiere, l’economia dell’intero settore è più debole. La sua capacità di comunicare è più debole.

Le fiere non sono il nemico, come invece pensano alcune fumetterie. Il problema non sono le vendite dell’editore in fiera ma il rapporto non regolamentato tra fumetteria, editore e distributore (soprattutto quando le ultime due figure hanno diversi punti di sovrapposizione). Non può più esistere un sistema in cui l’editore, tramite il distributore, incamera l’ordine per un libro e, anche se il libro esce un anno dopo quanto annunciato e magari in concomitanza di una grossa fiera dove l’editore lo vende direttamente al pubblico, l’ordine iniziale della fumetteria non può essere modificato perché già messo a budget dall’editore.

È questo che non ha senso, perché sia l’editore che il distributore potrebbero – e dovrebbero – comunicare alla fumetteria quando questo accade e permettere alla rete di vendita di regolarsi di conseguenza. È una scelta legittima dell’editore fare uscire un libro in anteprima durante una fiera – e spesso ha anche senso, sia per lanciare meglio il libro in funzione della successiva vendita nei negozi sia per approfittare della presenza in fiera di un autore – ma non lo è quella di vendere il libro alla fumetteria senza dargli modo – appunto perché il libro esce poi in estremo ritardo – di tarare (o ri-tarare) il suo ordine di conseguenza.

Un ordine deve valere fino al momento in cui l’editore ha comunicato che il libro uscirà. Passato quel tempo, se il libro non è uscito, l’ordine deve essere riconfermato da parte della fumetteria, dandole anche la possibilità di cambiarlo o di cancellarlo totalmente. È questa prassi dell’ordine che una volta fatto vale anche se l’editore cambia la data di uscita – inaccettabile in ogni altro ambito commerciale che conosco – che bisogna quanto prima rivedere radicalmente per far sì che il rapporto tra fiere e rete di vendita sia un rapporto di collaborazione come dovrebbe essere.

DB: Con la fine di TWD e Invicible, il catalogo saldaPress si è riassestato e continua ad aggiungere pezzi incredibili come Murder Falcon e Il Nuovo Mondo.
Pensi che sia più utile sviluppare un catalogo per autori o cercare nuovi franchise su cui investire?

AGC: Credo servano entrambe le cose, magari alternate a qualche produzione da sviluppare e gestire direttamente. Ma credo anche che serva ripensare la proposta globale rivolta alla fumetterie e, più in generale, alla libreria. Compattare la propria offerta per poterla promuovere e vendere meglio.

Noi lo abbiamo fatto subito dopo lo stop dovuto al lockdown, cioè quando è stato chiaro a tutti che, per ripartire, c’era bisogno di alleggerire la proposta concentrandola sui titoli con maggior possibilità di vendita. Forse in futuro avrà senso destinare certi titoli solo ad alcuni specifici canali di vendita, proprio per razionalizzare le uscite ed evitare di proporre alle librerie titoli che, seppur interessanti o necessari per l’editore, risultano poco vendibili per loro. Negli anni, noi – come immagino altri editori – ci siamo trovati di fronte a titoli che in fiera o sul nostro eshop (quindi con la nostra promozione diretta sul lettore) vendevano molto bene ma che, una volta proposti alla libreria, anche con tutti i meccanismi promozionali del caso (tipo il già citato reso), faticavano a essere venduti.

I motivi possono essere molteplici ma, di fondo, credo che ci sia l’affollamento dello scaffale. E, per quello che riguarda le fumetterie, la loro poca diffusione sul territorio nazionale, insieme alla ridotta visibilità nell’ambito locale in cui spesso operano. Sono tutti problemi che, in un modo o nell’altro, è arrivato il momento di affrontare perché, come dicevo sopra, bloccano qualunque tipo di crescita, soprattutto dei marchi editoriali medio-piccoli che sono invece la linfa dell’intero sistema e il serbatoio da cui spesso scaturiscono le nuove idee.

DB: Apprezzo molto l’eterogeneità del catalogo saldaPress: in futuro avremo altre pubblicazioni italiane sullo stile di Volt, Quebrada e La Lupa?

AGC: Diciamo che vogliamo molto bene a Lorenzo Palloni, a Stefano “The Sparker” Conte e a Carmine Di Giandomenico. Ma anche che alcuni autori italiani che, fino a ieri vedevano solo il nostro catalogo su licenza (e lo dico senza nessuna critica: quella era e resta la maggior parte di ciò che pubblichiamo, quindi è normale che sia quella più visibile), hanno molto apprezzato il lavoro editoriale e promozionale fatto su titoli come, appunto, La Lupa, Desolation Club, Brindille e Oudeis, oppure quello – difficile, difficilissimo, ma personalmente altrettanto bello ed entusiasmante – fatto sulla serie Volt – Che vita di mecha. E da lì è cominciato un fitto dialogo che ha portato alcuni autori a scegliere saldaPress come futuro editore per la propria opera.

DB: Qualche piccola anticipazione su qualche annuncio “estivo”?

AGC: Come dicevo prima, in questi mesi abbiamo cercato di riorganizzare il nostro piano editoriale del 2020 in modo tale da dare la massima spinta economica possibile alla fumetteria.

È in questa ottica che, date le ottime vendite del primo volume di Buffy, abbiamo deciso non solo di pubblicare in tempi brevi il secondo, ma anche di lanciare entro la fine dell’anno lo spin-off Angel e la miniserie che fa da ponte tra i due titoli, cioè Buffy/Angel: La Bocca dell’Inferno.

C’è poi il lancio di una serie mensile in albi dedicata a Godzilla che vedrà la luce in autunno e che, appena annunciata, ha scatenato sui nostri social i fan del re dei mostri che attendevano da tempo la notizia.

Aggiungo anche due titoli targati Aftershock secondo me molto interessanti, uno previsto per ottobre e l’altro per novembre: Rosso profondo (i vampiri dell’America trumpiana firmati da Tim Seeley) e Mary Shelley, cacciatrice di mostri (che diciamo, con Unholy Grail e I fratelli Dracula, compone una sorta di ideale trittico sul tema della rivisitazione alternativa dei classici della letteratura).

DB: Grazie, come sempre, per la disponibilità direttore!

AGC: Grazie a te e a MangaForever per l’interessante e piacevole chiacchierata. A presto!

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