La miniserie su Daryl Zed è giunta alla sua conclusione (QUI la recensione del primo numero). Il personaggio che vive in un universo alternativo a quello di  Dylan Dog, ma con il quale condivide lo stesso tipo di ambiente narrativo, è riuscito a imporsi con uno spin-off decisamente intrigante.

L’universo che abita il cacciatore di mostri è ancora più sopra le righe rispetto a quello di Dylan Dog, ma efficace, e coerente con le dinamiche tipiche dell’Indagatore dell’Incubo.

Nel corso di questi sei numeri abbiamo incontrato vampiri, ispettori, citazionismi di tutti i tipi, e persino lo stesso Tiziano Sclavi presentato come personaggio del fumetto.

In L’inferno che ti aspetta Tito Faraci e Werther Dell’Edera confezionano l’ultima parte di avventura di Daryl, che, dopo essere andato alla caccia del vampiro Bernie per tutta la durata della miniserie, si ritrova all’ultimo a doversi confrontare con un’organizzazione che tutela i “normali” e combatte i “mostri”.

Ed il concetto di normalità inteso dall’organizzazione è decisamente diverso rispetto a quello che una persona comune intenderebbe.

Faraci chiude la miniserie con una critica sociale forte, riuscendo a far quadrare una miniserie ben riuscita, e che entra direttamente nel cuore dei fan di Dylan Dog più tradizionali.

Il canovaccio al centro della storia è lo stesso delle vecchie avventure dell’Indagatore dell”incubo: c’è il mistero a tinte soprannaturali da risolvere, e c’è un risvolto etico-esistenziale che definirà il significato stesso della storia. Alla luce di tutto ciò Daryl Zed si può definire un perfetto spin-off di Dylan Dog.

Ma, Daryl Zed si distingue anche dall’Indagatore dell’Incubo. Perché Daryl è un vero e proprio personaggio d’azione, ed il ritmo delle sue storie è decisamente sostenuto. Leggendo la miniserie su  Daryl Zed il lettore non trova momenti di respiro, e può essere in grado di gustarsi tutta la miniserie in un solo colpo.

Il formato da 32 pagine è stato decisamente una scelta azzeccata, che ha permesso di diluire la storia, ma calibrandone il ritmo, e consentendo al lettore di gustarsi la lettura albo per albo.

I disegni dei precedenti numeri sono stati realizzati da autori come Nicola Mari e Angelo Stano, che hanno rispolverato le atmosfere ed il tratto grafico del primissimo Dylan Dog (e del resto Stano è il disegnatore del primo leggendario albo dell’Indagatore dell’Incubo).

Questa ultima storia è stata, invece, disegnata da Werther Dell’Edera, che ha caricato ancora più di espressività i character, aggiungendo anche più sfumature ai disegni.

Molto suggestivi sono anche i colori di Sergio Algozzino, fatti di separazioni nette tra colori, ed uno stile che strizza l’occhio agli ipertrofici anni Novanta dei comics.

Insomma, l’ultimo albo di Daryl Zed si conclude in maniera degna, facendo chiudere il cerchio della miniserie, ed invogliando i lettori che hanno diluito la lettura, leggendo puntualmente l’albo ad ogni uscita, a fare un’unica grande scorpacciata.

Uno spin-off che funziona e che apre nuove prospettive per lo sviluppo di nuove storie dell’universo di Dylan Dog. Perché Daryl Zed fa comprendere come i fumetti dell’Indagatore dell’Incubo siano in grado di reggersi anche senza lo stesso Dylan Dog presente come protagonista.

La miniserie su Daryl Zed è un piccolo grande passo avanti nell’evoluzione dell’universo narrativo di uno dei più grandi personaggi della Sergio Bonelli Editore.

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