E dopo che l’universo di Dylan Dog è stato sconvolto con la conclusione del ciclo della Meteora, ecco che un nuovo (ma non troppo) personaggio appartenente all’universo dell’Indagatore dell’Incubo si propone ai lettori. Daryl  Zed è già comparso nell’albo Caccia alle Streghe del 1992, ed è ricomparso del Color Fest n.22.

Ora la Sergio Bonelli Editore ha deciso di dargli una possibilità, lanciandolo in una miniserie spin-off che si preannuncia suggestiva. Quello in cui vive Daryl è un universo alternativo, post-moderno, e popolato da caricature e personaggi sopra le righe.

Daryl è un cacciatore di mostri, che nelle primissime pagine dell’albo si trova già ad affrontare uno dei personaggi simbolo della mitologia di Dylan Dog, ovvero Johnny Freak. E subito dopo incontra lo stesso  Tiziano Sclavi, e poi si confronterà con alcuni tragici eventi del passato.

Leggendo questo primo piccolo albo di Daryl Zed si ha la sensazione di trovarsi all’interno di un universo parallelo, in cui tutti gli elementi classici delle storie di Dylan Dog vengono caricati e posti in una dimensione sopra le righe. 

Ciò che accomuna Daryl Zed e Dylan Dog è il fatto di trovarsi all’interno di un mondo dove tutto sembra girare attorno ad i loro destini. Il cacciatore di Mostri Daryl è sicuramente più attivo e d’azione rispetto a Dylan, ma anch’esso si trova a fare i conti con un passato tragico e ricco di eventi soprannaturali.

La storia è stata scritta da Tito Faraci, e disegnata da Nicola Mari. Il primo è bravo a creare quest’atmosfera caricaturale, ed a creare un fumetto che strizza parecchio l’occhio agli anni Novanta ed a quell’ipertrofia che all’epoca la faceva da padrone.

In Daryl Zed è infatti tutto sovrabbondante e sopra le righe: lo è lo stesso protagonista, lo è l’aspetto fisico e caricaturale di Tiziano Sclavi, lo sono i mostri, ed i dialoghi. E tutto funziona e risulta coerente ad un universo che, così come si comprende fin dalle prime pagine, è tutt’altro che reale.

Mentre i disegni di Nicola Mari cercano il più possibile di rifarsi allo stile classico di Angelo Stano. Il tratto grafico di Daryl Zed intende riportare alle atmosfere di quei primi Dylan Dog che hanno lanciato il personaggio.

Mentre i colori di Sergio Algozzino tendono anch’essi a tagliare le sfumature ed a creare quella separazione netta e forte saturazione (con i puntini neri di semitono ad arricchire lo sfondo): altra caratteristica dei fumetti dei tardi anni Ottanta e dei primi Novanta.

Questo primo albo di Daryl Zed introduce in un universo intrigante, e che promette di essere una suggestiva aggiunta a ciò che viene proposto solitamente nelle storie di  Dylan Dog.

Non si tratta, almeno fino ad ora, di una lettura particolarmente impegnata, ma di una semplice variante, che intende divertire e creare dei cortocircuiti che i lettori dylaniati sono ormai abbastanza spesso abituati a trovare nelle pagine a fumetti dell’indagatore dell’Incubo.

Insomma, le novità all’interno dell’universo di Dylan Dog continuano ad essere abbondanti, e con il numero del nuovo ciclo della serie regolare pronto ad uscire nelle edicole e fumetterie a brevissimo, sembra profilarsi un futuro per Dylan Dog e per le sue testate in cui tutto torna e tutto cambia. E Daryl Zed sembra esserne una delle principali incarnazioni.

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