Con un po’ di sorpresa, ma forse non troppa dopo l’annuncio che il nuovo film di Kenneth Branagh per la Casa di Topolino, Artemis Fowl, sarebbe approdato su Disney+ invece che in sala a causa della pandemia in corso, lo stesso si rivela un film senza una particolare anima, molta meno paradossalmente del live action di Lilli e il Vagabondo.

Ispirato al primo libro dell’epica saga letteraria di Eoin Colfer, edita in Italia da Mondadori, questo Artemis Fowl racconta del ragazzo del titolo, che ha lo stesso nome del padre, che scopre non solo che Fowl Senior è un truffatore di fama mondiale ma anche che sotto al nostro mondo, al centro della Terra, ne esiste un altro sotterraneo abitato da tutte le creature della mitologia irlandese: fate, elfi, goblin, leprecauni, e così via.

Se questo universo parallelo sotto gli occhi degli umani (in questo caso “fangosi”) può far subito venire alla mente il franchise di Harry Potter, anche se l’aspetto fantastico in questo caso è geolocalizzato alla tradizione irlandese, il tema dell’integrazione fra specie diverse, soprattutto fra esseri umani e esseri magici era stato affrontato oltre che dalla fortunata saga di J.K. Rowling, sempre in casa Disney e in tempi piuttosto recenti da ben due sequel, Maleficent 2 e Frozen 2.

Non è nemmeno questa poca invettiva, non è nemmeno la storia indirizzata principalmente ai bambini e ragazzi senza effettive strizzate d’occhio al pubblico adulto, ma è proprio l’assenza di guizzi particolari in tutti gli aspetti della realizzazione che rendono questo Artemis Fowl un piatto insipido.

C’è l’aspetto “nuovo” del ruolo della truffa, che allontana il protagonista dai classici “eroi” di ieri e di oggi Disney, facendo un po’ il verso a film come Spy Kids, ma anche qui manca il “cuore” della vicenda, che ci viene presentata in un certo modo e così dobbiamo accettarla, così come Artemis accetta il proprio ruolo senza battere ciglio, senza avere un conflitto interiore o esteriore, tutto contornato dall’attore / narratore Josh Gad (oramai di casa alla Disney) che anche fisicamente ricorda più un Jack Black della situazione che se stesso.

La regia di Kenneth Branagh non si vede o comunque rimane molto sotto la superficie. Nessun conflitto shakesperiano, magari tra padre e figlio, come poteva far sperare il rapporto al centro (Colin Farrell non si sarà stancato del ruolo dopo il Dumbo di Tim Burton?), come era stato nel suo Thor o, tra matrigna e figliastra, nella sua Cenerentola.

Non bastano nemmeno gli effetti speciali sicuramente superiori (dato che il film, dalla travagliata produzione, era inizialmente previsto per il grande schermo) utilizzati per la ricostruzione visiva del mondo incantato raccontato da Colfer nei suoi romanzi, perché è giusto pensare che qui dovessero essere la base, non l’arrivo. Se pensiamo al live action di Lilli e il Vagabondo, appunto, le sue limitazioni visive erano bilanciate da una chimica fra gli attori, che prestavano tra l’altro solo la propria voce, e un’atmosfera adorabile in un rifacimento abbastanza fedele all’originale, qui invece c’è poco o niente sull’altro piatto della bilancia.

Artemis Fowl si rivela quindi un originale Disney+ deludente, più vicino a Lo Schiaccionoci e i Quattro Regni e a Nelle Pieghe del Tempo, e il nuovo servizio streaming ha bisogno di rinfoltire il catalogo con titoli davvero entusiasmanti, perché a parte The Mandalorian, i vari show “dietro le quinte” e i tanti titoli storici per i nostalgici non basteranno per sempre.

Recuperate i romanzi da cui è tratto Artemis Fowl!

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