Ci si aspettava un sequel fondamentalmente inutile dopo il primo Maleficent, criticatissimo in generale ma apprezzato dal sottoscritto per l’aver sapientemente giocato con l'”Evil isn’t born it’s made” dalla serie tv Once Upon a Time.

E invece questo Maleficent: Signora del Male ha tanti meriti, primo fra tutti quello di riscrivere ancora una volta la storia, in pieno nuovo storytelling disneyano, della Bella Addormentata, di ribaltare i ruoli del villain e dell’eroe, raccontandoci un seguito ignoto fino ad ora e infarcendolo di continui plot twist su chi siano i buoni e i cattivi della storia, ancor più che nel primo film.

Aurora (una sempre eterea Elle Fanning) sta per sposare il principe Filippo e unire così i due regni – Ulstead e la Brughiera – che potrebbero vivere finalmente anni di pace dopo secoli di guerra, ma quando le due famiglie vengono a conoscersi i problemi si complicano per sancire questa unione tanto politica quanto affettiva. A creare una frattura sono soprattutto le due madri – da una parte Malefica (una ritrovata Angelina Jolie) e dall’altra la regina Ingrith (la new entry Michelle Pfeiffer). La prima una matrigna, non una madre biologica, come le viene rinfacciato a una cena che dovrebbe essere di riconciliazione dalla seconda, madre di Filippo e madre di tutto il Regno. Il ribaltamento del ruolo anche della matrigna, che spesso è associata con il villain della storia (si pensi a Cenerentola) nello storico dei classici disneyani. Eppure “genitore è chi ti cresce e non chi ti mette al mondo” si sente dire spesso al cinema e in tv ultimamente.

Ci sono tanti temi, già visti ma sempre attuali in questo Maleficent 2, non solo la maternità biologica o meno, ma anche quelli dell’inclusione e dell’aspetto ambientalista. Un ricongiungimento a chi è visto come “diverso” e alla natura come strumento per vivere meglio in questo ecosistema complesso e meraviglioso che è la Terra, e che in fondo finora ci ha solamente concesso di abitarlo. Una soluzione per la pace forse utopistica, ma allo stesso tempo tremendamente e tristemente attuale. Un modo più favolistico – con le creature della Foresta e con un messaggio di speranza – di quanto mostrato da un disaster movie come Godzilla: King of the Monsters.

La regia di Joachim Rønning subentrato a Robert Stromberg e arrivato direttamente dall’ultimo Pirati dei Caraibi sembra iniziare proprio da lì con un’inquadratura tutta dedicata all’acqua che collega Ulstead alla Brughiera.

Maleficent: Signora del Male non fa l’errore di Alice Attraverso lo Specchio di nascere da un film campione d’incassi ma non di critica, infarcendo il tutto di una trama quasi inesistente e di new entry senz’anima, piuttosto crea nuovi temi e un nuovo immaginario. Un sequel che non annoia, che anche quando prevedibile intrattiene piacevolmente, che si forgia di tre attrici di talento nei tre ruoli principali, sostenute da una sceneggiatura solida, accompagnate da co-protagonisti maschili che non divengono mai fini a se stessi e meri oggetti di riflesso, ma uomini funzionali al procedere della trama. E al vissero felici e contenti… forse, di nuovo?

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