Aveva lasciato Star Trek: Picard con l’episodio della scorsa settimana – la nostra recensione QUI – che preparava il terreno per il season finale.

L’arrivo su Coppelius, il pianeta natale di Soji, era conciso con la scoperta di una intera civiltà di sintetici guidata dal Dottor Altan Inigo Soong e con l’avvicinarsi minaccioso della flotta romulana intenzionata più che mai a spazzare via il pianeta e con esso la minaccia dell’apocalisse di cui le forme di vite sintetiche sarebbero gli araldi.

Aveva quindi scavato al cuore di questa profezia che animava i romulani scoprendo che l’Admonition non era rivolta a loro ma alle forme di vita sintetiche, un richiamo per una federazione di organismi come loro proveniente da una altra galassia.

Il tutto era velocemente precipitato: con i romulani alle porte, i sintetici avevano velocizzate le procedure per la costruzione di un faro che avrebbe portato nella nostra galassia l’aiuto necessario il tutto alimentato dal risentimento verso gli umani e la loro federazione già una volta incapaci di proteggerli.

Da qui riparte la seconda parte del season finale intitolata Et Ego in Arcadia Part 2.

Picard è agli arresti e toccherà alla Jurati liberarlo mente Raffi, Rios e Narek in fuga cercheranno a loro modo di fermare la costruzione del faro. Sul Cubo intanto 7 di 9 deve impedire che anche la tecnologia Borg venga sfruttata proprio dai romulani.

L’unica speranza è quindi riuscire a contattare la Federazione e Picard aiutato dalla Jurati prenderà il controllo de La Sirena per farlo.

In orbita intorno al pianeta lui e la Jurati riusciranno a guadagnare il tempo necessario affinché la Federazione risponda al SOS e contemporanea dissuadere Soji ad attivare il faro.

Quella di Picard sembra essere davvero l’ultima missione: le sue condizioni di salute si aggravano improvvisamente. È davvero il capolinea per l’ammiraglio?

Se non fosse per la prova attoriale nervosa e sofferta di Patrick Stewart e la bella battaglia aeronavale al metà episodio il voto questo season finale sarebbe molto, molto più basso.

È bene dirlo subito e con franchezza: la prima stagione di Star Trek: Picard è partita bene, audace e ambiziosa, ma si è spenta soprattutto a causa di un forzatissimo elemento nostalgia che le ha fatto perdere alla fine dei conti il confronto con l’altra serie “moderna” di Star Trek ovvero Discovery.

Questo Et Ego in Arcadia Part 2 è ridondante – 60 minuti si dimostrano ancora una volta eccessivi – con una prima parte che ritorna a spiegarci l’Admonition e il finale che attinge a quella componente drama che tradisce di fatto l’interessante nucleo tematico della stagione ovvero esaminare il concetto stesso di vita usando la metafora dei sintetici.

Tutto questo si perde in lacrimoni che rubano minuti preziosi all’unico dialogo sensato dell’episodio – quello del “risveglio” di Picard – mentre la minaccia della Federazione dei Sintetici non si palesa mai di fatto sprecando un ghiotta occasione per mostrare, come fatto in altre iterazioni recenti del franchise, di poter creare personaggi e situazioni tanto nuove quanto originali.

Ed invece Star Trek: Picard viene inghiottita dal suo stesso effetto nostalgia, cammei su cammei purtroppo spesso inutili, e da un finale che spiazza e contraddice idealmente, ma anche praticamente, la maggior parte del percorso di Picard come personaggio, vedasi il suo incontro/scontro con i Borg.

Se l’episodio sembra inoltre fornire una conclusione abbastanza netta delle vicende sorge spontaneo chiedersi se a questo punto serva davvero una seconda stagione della serie già peraltro conferma e con un essa un cambio di showrunner anch’esso confermato.

1 commento

  1. Non sono d’accordo con la recensione, il paragone cpn Discovery non regge, Discovery è un qualcosa che ricorda vagamente Star Trek al contrario Picard ha tutto lo spirito di Sta Trek, e se questo non si capisce all’ora inutile proseguire.

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