Ci sono due aspetti principali in 1917 di Sam Mendes, fresco vincitore ai Golden Globe e candidato agli Oscar 2020. Da una parte il lavoro certosino di regia, fotografia e scenografia che non si vedeva dai tempi di Cuaron in Gravity. Mendes ha voluto compiere l’epica (è proprio il caso di dirlo) impresa di girare un (finto) intero piano sequenza per due ore di film, per far provare allo spettatore l’ansia, il fiato, il poco tempo, la lunga distanza della trincea della Prima Guerra Mondiale.

Il pubblico così viaggia letteralmente insieme ai due giovani protagonisti, gli semi-sconosciuti George MacKay e Dean-Charles Chapman volti proprio a rappresentare i signor nessuno che erano i ragazzi arruolati per il fronte. Due ventenni con responsabilità più grandi di loro, in questo caso la vita di 1600 uomini che moriranno se non li avvisano per tempo. Proprio il tempo è il nemico principale di questi due coraggiosi soldati, che devono attraversare la Terra di Nessuno in Francia per avvisare i commilitoni, tra cui il fratello di uno di loro, di non attaccare il giorno dopo poiché i tedeschi stanno preparando un attacco a sorpresa oltre la Linea Hindenburg, altrimenti andranno incontro a morte certa.

Se Nolan nel suo Dunkirk non mostrava sangue e atrocità, qui Mendes sceglie di mostrare il paradosso e la crudeltà della guerra che non fa sconti a nessuno; non in modo ironico come in Catch-22, bensì attraverso il tragico destino – anche per chi torna a casa devastato psicologicamente o con la paura di essere richiamato al fronte – di tanti giovani soldati mandati a combattere.

Lode quindi allo stesso Mendes, al direttore della fotografia Roger Deakins e ai curatori della scenografia Dennis Gassner e Lee Sandales che hanno letteralmente messo in piedi un Fronte ricostruito e pieno di ostacoli, cercando di rendere il più possibile la realtà difficile e senza sconti dell’epoca. Abile anche la capacità di Mendes di usare i grandi nomi coinvolti nel cast – Colin Firth, Benedict Cumberbatch, Mark Strong, Andrew Scott, Richard Madden – che rappresentano i comandanti, coloro che verranno ricordati, in semplici cameo sparsi lungo il film. Lungo la trincea. Questa trincea interminabile da attraversare, che fa quasi sentire gli spettatori dentro un videogioco che non sembra dare mai respiro ai protagonisti, costantemente in movimento, perché “non c’è più tempo”.

L’altro aspetto (quello forse meno riuscito) di 1917 è l’epicità della storia, probabilmente eccessiva, di un film inglese che sembra così americano per la suddetta celebrazione degli europei sui tedeschi. I ralenty, la colonna sonora intrisa di epicità nella parte finale stonano con il percorso quasi di coming of age di questi due giovani signor nessuno. Un film che sembra quasi strano sia stato premiato dalla stampa estera, quando è più un film che piace all’Academy (ma solo i risultati del 9 febbraio ci diranno quanto). Nel frattempo, immergiamoci in questa lotta contro il tempo di Schofield e Blake, per scoprire se ce la faranno o meno a fare la Storia con la s maiuscola.

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