L’attesissima serie televisiva basata sulla Saga di Geralt di Rivia di Andrzej Sapkowski è finalmente approdata su Netflix. Con mia immensa gioia, tuttavia, ho avuto la possibilità di gustarmi i primi 5 episodi della serie in anteprima, e questa recensione è il risultato della mia visione (qui trovate invece la mia recensione dei restanti 3 episodi).

Se non l’avete letta, ma siete dei videogiocatori (non che una cosa debba escludere l’altra), allora conoscerete certamente la saga di The Witcher realizzata da CD Projekt Red, di recente tornata alla ribalta grazie al suo titolo di prossima uscita Cyberpunk 2077.

Dunque, il fatto che la serie originale Netflix si ispiri nella forma e nella struttura alla saga su carta e riprenda invece il titolo di quella videoludica lascia pensare che si tratti di una sorta di commistione fra questi due media.

Che siate appassionati dei romanzi e dei racconti originali di Sapkowski, dei videogiocatori accaniti come la sottoscritta, appassionati di fantasy o tutto questo insieme, The Witcher non vi deluderà. Parola del Lupo Bianco.

PLEASE DON’T LET ME BE MISUNDERSTOOD

Prima di procedere con la recensione vera e propria, vorrei spendere due parole riguardo le polemiche legate al fatto che Geralt di Rivia sia interpretato in The Witcher da Henry Cavill, attore innegabilmente affascinante conosciuto per aver interpretato Superman nei film L’uomo d’acciaio, Batman v Superman: Dawn of Justice e Justice League.

Per qualche motivo, si tende spesso a pensare che se un attore ha partecipato a film che non hanno avuto molto successo o ha rivestito ruoli “ruffiani” è indegno di fiducia. Ci sono passati già attori come Leonardo DiCaprio e Robert Pattinson, considerati più per la loro avvenenza e la partecipazione a film non proprio autoriali, per così dire, che per il loro talento quando erano agli esordi della carriera, ma che hanno dimostrato con il tempo di essere attori eccellenti.

Per quel che mi riguarda, Cavill avrebbe anche potuto interpretare Topo Gigio prima di Geralt, perché ciò che mi importa davvero è il suo personale ritratto del Lupo Bianco che, a mio avviso, è assolutamente perfetto.

Ho guardato questi primi 5, fantastici episodi di The Witcher in lingua originale inglese, e la voce di Henry Cavill, così incupita e profonda, è un ulteriore elemento di caratterizzazione di un personaggio a tratti davvero cupo, oscuro e profondo come il Macellaio di Blaviken.

Perciò non lasciatevi trarre in inganno da infondati pregiudizi nel vostro approccio a questa straordinaria serie, se non volete essere come quegli esseri umani che trattano allo stesso modo i Witcher (o “Strighi”, se preferite la traduzione in italiano del termine presente nei romanzi e nei racconti originali), perché The Witcher è una serie che rende pienamente giustizia alla maestosità di una storia dalle mille sfaccettature, proprio come il suo protagonista principale.

BODY AND SOUL, I’M A FREAK. I’M A FREAK

Quando vedo storie di esseri umani ibridi o mutanti che vivono il dramma di non essere considerati né pienamente esseri umani, né puri mostri, e che per questo vengono trattati con pregiudizio e diffidenza da coloro i quali li vedono solo come mostri o demoni nonostante essi mettano in gioco le proprie vite pur di proteggerli, i miei pensieri corrono sempre veloci verso quella che considero l’opera definitiva su questo delicatissimo tema: Devilman, il potentissimo e tristemente attuale manga scritto e illustrato nel lontano 1972 da quel genio che è il Maestro Go Nagai.

I Witcher sono esseri mutati tramite la magia in ibridi umano-mostro per potenziare le loro capacità fisiche, grazie alle quali sono dotati di una forza fisica disumana, possono ingerire pozioni che ucciderebbero all’istante qualunque altro esse umano, ma che nel caso degli Strighi ne migliorano ulteriormente i parametri (non possono comunque abusarne, pena una fortissima intossicazione ed eventualmente anche la morte) e sono in grado di lanciare alcune semplici magie tramite quelli che vengono chiamati Segni.

A tal proposito, nelle prime 5 puntate della serie di The Witcher ne sono mostrati 3 su 5:

  • Yrden: trappola magica che serve per rendere corporei gli spettri, di modo da poterli colpire con una spada d’argento, ma utile anche per lanciare scariche magiche contro i bersagli;
  • Axii: consente di manipolare i pensieri dei propri interlocutori per piegarli ai propri voleri;
  • Aard: spinta telecinetica in grado di scagliare via i bersagli.

Per le loro caratteristiche, Axii e Aard ricordano molto due poteri legati alla Forza presenti nel mondo di Star Wars: rispettivamente, Axii fa pensare al Trucco Mentale Jedi, mentre Aard alla Spinta della Forza.

Gli altri due Segni, che non sono stati mostrati nei primi 5 episodi di The Witcher, sono:

  • Quen: scudo magico in grado di assorbire i colpi ricevuti;
  • Igni: magia elementale del fuoco.

Ai Segni corrispondono altrettanti simboli, visivamente ispirati a quelli utilizzati per indicare i 4 elementi: Fuoco, Terra, Acqua e Aria:

Come potete vedere dall’immagine qui in alto, fa eccezione Yrden, il cui Segno ricorda una clessidra e, per questo, simboleggerebbe il Tempo.

Gli Strighi vengono addestrati fin dalla più tenera età a Kaer Mohren subendo trattamenti a dir poco traumatici ai quali non tutti riescono a sopravvivere, e per i fortunati che ci riescono si prospetta un’esistenza caratterizzata principalmente da odio e pregiudizi. Forse “era meglio morire da piccoli“.

Grazie alle loro capacità e ai riflessi particolarmente sviluppati, poi, gli Strighi sono anche degli ottimi investigatori, e potrete apprezzare anche questo intrigante aspetto nella serie The Witcher di Netflix.

Circolano strane voci sui Witcher, secondo le quali, ad esempio, non provano sentimenti, e sono loro stessi ad alimentarle, il che indica anche un certo senso dell’umorismo da parte loro che non manca certo al nostro Geralt.

A FRIEND OF HUMANITY

Geralt di Rivia, conosciuto anche con il triste appellativo di Macellaio di Blaviken (ne scoprirete l’origine proprio grazie alla visione di questa serie originale Netflix), essendo un Witcher svolge lavori su commissione a pagamento: le stesse persone che disdegnano e non accettano “quelli della sua specie” non esitano infatti a chiedere il loro aiuto quando si ritrovano ad avere a che fare con spettri e altre creature mostruose.

La primissima scena di The Witcher ci mostra infatti una furente lotta che vede come protagonista Geralt, il quale si scontra con una di queste creature, mostrando quindi immediatamente alcuni dei tratti fondamentali dell’esistenza di un Witcher: gli Strighi mettono a rischio la loro stessa vita, impegnandosi in combattimenti sovrumani, disumani, brutali e incredibilmente sanguinosi.

Non sono dunque in molte le persone disposte a trattarli come esseri umani e non come mostri, ma i Witcher mettono comunque a loro disposizione le proprie abilità in battaglia: del resto, dovranno pur guadagnarsi il pane.

Questo dualismo umano / mostro è costantemente presente nella rappresentazione di Geralt proposta da Henry Cavill: ironico, combattente eccezionale, temerario e incredibilmente sexy per il gentil sesso, Geralt è un individuo che incarna alla perfezione tutti gli sfaccettati aspetti di una personalità decisamente molto complessa.

Il pregiudizio è un elemento che però non caratterizza solo la vita degli Strighi, ma permea con la sua aura malsana l’intero mondo in cui queste vicende sono ambientate: elfi, streghe e tutta una serie di altri individui vivono le proprie esistenze ai margini di una società che li repelle e al contempo li attira a sé nel momento del bisogno, proponendo quindi una visione della società che è cupamente e tristemente utilitaristica, egoistica ed egocentrica.

Il dualismo della personalità di Geralt e del mondo in cui vive è rappresentato visivamente nella serie di The Witcher anche grazie all’uso dei colori, prevalentemente freddi durante le battaglie e i momenti più cupi, ma che invece vertono verso tonalità più calde nelle peregrinazioni negli spazi aperti e nelle situazioni più distese.

Per fortuna, ad alleviare la tristezza di una vita altrimenti condotta nella più totale solitudine ci sono brave persone come il bardo Ranuncolo (Jaskier su carta e nella serie in lingua originale inglese, Dandelion nei videogiochi), che grazie alle sue splendide ballate sta contribuendo a riabilitare la visione pregiudizievole di Geralt, presentato non più come il “Macellaio di Blaviken”, ma come il “Lupo Bianco”.

Un esempio della grande abilità di Ranuncolo come bardo è la bellissima e ironica (come il suo interprete) Toss a Coin to your Witcher, che narra una vicenda mostrata nei primi episodi di The Witcher ed è splendidamente interpretata dallo stesso attore che impersona Ranuncolo nella serie, Joey Batey:

In ultimo, ma non meno importante, per tutti gli appassionati i Geralt sia su carta che in formato videoludico, nella prima stagione di The Witcher avrete l’opportunità di vedere alcuni dei personaggi cardine della storia, come Ranuncolo, Yennefer, Triss e Cirilla, di cui vengono narrate le vicende fin dagli esordi.

Avrete così modo di scoprire chi fosse Yen prima di essere l’avvenente amante di Geralt e come vivesse Ciri prima del suo decisivo incontro con Geralt. La narrazione anche delle vicende di questi personaggi è emotivamente molto coinvolgente e densa di eventi cupi e drammatici, il tutto impreziosito dalle performance degli attori che danno loro vita sullo schermo, creando così un complesso armonico e costruito con grande cura.

CONCLUSIONI

Paesaggi mozzafiato, lunghe cavalcate, approfondimento psicologico, dialoghi avvincenti, battaglie coreografate alla perfezione, attori all’altezza delle aspettative, una trama densa di eventi e di interazioni fra personaggi che, di quando in quando, ci riporta momentaneamente nel passato per dare agli spettatori una visione dell’insieme più completa dimostrano quanto amore sia stato profuso nella realizzazione di The Witcher, che già si pone come una serie fantasy di ottima fattura, avvincente e appagante in ogni suo aspetto.

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