Diretto da J.J. Abrams, Star Wars: L’Ascesa di Skywalker è il IX Episodio della saga principale di Star Wars, che metterà fine alle vicende che da Anakin e Luke Skywalker, Leia Organa e Han Solo hanno condotto il pubblico fino a Rey e Kylo Ren.

La produzione del film ha dovuto fronteggiare l’improvvisa scomparsa di Carrie Fisher, compianta attrice ancora centrale nella saga nei panni di Leia ma, nonostante ciò, J.J. Abrams e tutta la produzione ha comunque provato a dare un degno capitolo finale ad un’epopea che, da più di quarant’anni, coinvolge diverse generazioni di fan in tutto il mondo.

Il sacrificio di Luke alla fine de Gli Ultimi Jedi ha dato nuova linfa alla Resistenza, decimata e in difficoltà, ma speranzosa sotto la guida di Poe Dameron, Finn e soprattutto Rey, ormai una Jedi a tutti gli effetti. L’epica battaglia contro il Primo Ordine, guidato da un ormai insalvabile Kylo Ren, può finalmente avere inizio.

SCONTRO FINALE PER UN NUOVO EQUILIBRIO

Dopo lo scontro col Primo Ordine e Kylo Ren de Gli Ultimi Jedi, Rey (Daisy Ridley) trova in Leia (la compianta Carrie Fisher) una maestra capace di insegnarle la via degli Jedi, mentre la Resistenza si riorganizza come può in attesa di avere le proprie chance.

Giorno dopo giorno, cresce in Rey la Forza e, con essa, i dubbi relativi al suo posto nel mondo, che affiorano di pari passo ai ricordi del suo passato; mentre dall’ombra sembra risorgere Palpatine (Ian McDiarmid), simbolo assoluto del male e della corruzione, pronto a schiacciare definitivamente la Resistenza e assoggettare a lui Kylo Ren (Adam Driver).

Proprio lì dove tutto è iniziato, tutto finirà: sarà il trionfo assoluto dell’Impero tirannico, o la democrazia e la libertà riusciranno a prevalere? Quale lato della Forza riuscirà a imprimere i propri valori sull’intera galassia? La lotta per la giustizia è ormai sul punto di concludersi.

L’EQUILIBRIO DELLA FORZA

Il peso che grava su Star Wars: L’Ascesa di Skywalker è forse tra i più ardui della storia del cinema: come si può concludere, nello stretto tempo di una singola pellicola, una saga che ha attraversato e coinvolto passionalmente diverse generazioni?

La strada intrapresa dalla produzione segue la scia di Avengers: Endgame, cercando di comprimere omaggi all’intero percorso cinematografico in una sottotrama che dia comunque al film “indipendenza” e  linfa narrativa.

Per far ciò, lo schema di base resta dunque quello a cui tutti i film di Star Wars ci hanno abituati: folli missioni, sparatorie, combattimenti, gag e azioni spinte da una forte morale indirizzata dalla dualità di bene o male.

E proprio al confine tra questi due grandi ideali, rappresentati da sempre dagli Jedi e dai Sith, si collocano (come anche già visto ne Gli Ultimi Jedi) i due protagonisti Kylo Ren e Rey, ognuno “tormentato” dal lato “opposto” della Forza nella quale (almeno pensa) si è schierato.

Alla fine, i due giungeranno insieme ad una piena maturazione della propria individualità proprio superando questa rigida dualità, che infondo ogni essere umano (così come la Forza) deve conciliare per mantenere un equilibrio interno. Saranno le scelte finali di ognuno, a prescindere da tutto il resto, a decretare la loro vera posizione all’interno della Storia.

Sebbene si provi dunque a dare profondità psicologica a due personaggi che rappresentano diverse generazioni precedenti in conflitto, il film non riesce mai, anche per la trama non all’altezza dell’ “Episodio Finale” per eccellenza,  a dare quel senso di “pienezza” e appagamento che forse in molti si aspettano dalla visione.

La realizzazione tecnica, nel suo complesso (con Carrie Fisher sullo schermo come se fosse ancora tra noi) è ammirevole, degna di lode e come sempre all’avanguardia (nel pieno stile del franchise), con le scene trainate  da una colonna sonora coerente e sempre esaltante.

Ottima, in questo senso, la presenza scenica della maggior parte del cast (con Adam Driver però, che non convince nemmeno in quest’ultima prova) coi droidi che, ancora dopo anni, continuano a rubare l’occhio, ispirare affetto e far sorridere il pubblico.

Il monumentale impatto sonoro e visivo, il mix tra azione e divertimento unito all’arricchimento della”galassia” tanto amata, nonché la presenza di storici personaggi (nonostante Palpatine non risulta qui degno della sua fama) sono tutti elementi che, nel complesso, rendono Star Wars: L’Ascesa di Skywalker un buon film, godibile da ogni tipo di spettatore.

Ma, probabilmente, in molti si aspettavano un finale epico (e che desse profondamente la sensazione di essere tale) per un’epica saga che, dagli anni ’70, ha segnato l’immaginario collettivo e influenzato il modo di fare film di fantascienza.

telegra_promo_mangaforever_2

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui