La scorsa settimana aveva finalmente debuttato sulla piattaforma DC Universe la serie animata adult oriented Harley Quinn con un primo episodio – la nostra recensione QUI – in cui la compagna del Joker, divenuta popolarissima negli ultimi anni anche grazie alla conturbante interpretazione cinematografica di Margot Robbie, aveva cercato definitivamente una propria indipendenza dopo l’ennesima disavventura vissuta per mano del Principe Pagliaccio del Crimine.

Ad aiutarla in questo difficile percorso, passato anche per una lunga “sosta” ad Arkham, c’è Poison Ivy la quale ha dovuto usare delle maniere decisamente forti per mostrarle come in realtà a Joker di lei importi poco e nulla.

Il primo passo è stato ovviamente un drastico cambio di look…

In questo secondo episodio intitolato A High Bar, Harley apprende che il Joker non ha preso benissimo la loro rottura e per questo sta cercando di screditarla.

Harley ovviamente cercherà subito di riguadagnarsi il rispetto di tutti gli altri villain di Gotham irrompendo in una loro riunione… il bar mitzvah del nipote del Pinguino!

Mentre Harley improvvisa quindi una improbabile rapina, rovinando la festa al giovane Joshua, Ivy viene abbordata da un viscidissimo ma imbranato Kite Man.

Con Joker intento a godersi la scena, il Pinguino è più che mai deciso a vendicarsi di Harley ma il suo piano andrà in fumo quando la stessa Harley farà notare a tutti i presenti quanto Joker sia solo un bullo senza rispetto né riguardo tanto per lei quanto per loro.

Anche se goffo come primo tentativo, Harley rimane convinta di voler entrare nella cerchia dei villain di Gotham!

Rispetto al debutto della scorsa A High Bar è sicuramente un episodio più equilibrato e sicuramente più godibile merito di una sceneggiatura più diretta e di un umorismo che, pur non rinunciando né alle esagerazioni né al linguaggio scurrile, riesce sicuramente ad essere più incisivo e meno scontato.

Pur rimanendo Harley e la sua emancipazione il perno delle vicende, il merito della sceneggiatura è quello di utilizzare al meglio i personaggi secondari sfruttandoli al meglio riuscendo ad esagerarne in maniera grottesca le loro caratteristiche – vedasi il Bane “insicuro” che cincischia sulla falsariga di quello nolaniano – mentre si sprecano i riferimenti fumettistici e non con un esilarante Kite Man.

L’umorismo è più “fine” giocando in perfetto equilibrio fra battute a sfondo sessuale, ma mai troppo esagerate, e quelle di rimando alla tradizione ebraica – un grande classico della comicità americana.

Ottima come sempre l’interpretazione di Kaley Cuoco che sembra essersi davvero calata nel personaggio così come la sua alchimia con Lake Bell che rende credibilissima una Poison Ivy particolarmente “caustica”.

A High Bar corregge un po’ l’impressione negativa del debutto rafforzando anche in maniera decisa la direzione intrapresa dalla serie. Tuttavia con tredici episodi totali a disposizione sarebbe d’uopo anche inizia ad abbozzare una trama orizzontale se non altro perché in maniera verticale, e senza argomenti forti, si rischia di ritornare più o meno sugli stessi stilemi cosa che, per quanto fondanti nelle serie animate per adulti, potrebbero rappresentare un pericoloso limite oltre che abbassare la qualità della serie.

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