Nell’episodio della scorsa settimana di Arrow – la nostra recensione QUI – Oliver e Laurel erano stati catapultati in una realtà alternativa dove avevano rivissuto imprigionati in un vero e proprio loop temporale una serie di tragiche perdite non riuscendo mai ad evitarle.

Era stata la punizione, o lezione, del Monitor inflitta ai due per aver dubitato non solo delle missioni loro assegnate ma anche della sua stessa natura ritenuto per un momento non colui il quale sta preparando gli eroi alla Crisi, pur con un piano inesplicabile, ma colui che la sta accelerando.

Purgatory, l’episodio di questa settimana, riprende esattamente da dove si era concluso i precedente: Oliver e Laurel si risvegliano su Lian Yu e ad attenderli trovano tutto il Team Arrow.

Lyla spiega al gruppo che il loro compito è costruire un’arma per il Monitor con i vari artefatti recuperati precedentemente. L’unico componente mancante però il famoso plutonio trafugato in Byalia da John e Roy.

Oliver confessa a Mia e William che il Monitor ha predetto che non sopravvivrà alla Crisi mentre Lyla confessa a John che anni prima il Monitor l’ha misteriosamente salvata durante una missione.

Proprio quando l’aereo guidato da Dinah con Renee e Roy all’interno sta per atterrare viene abbattuto. L’isola non è disabitata. Il Team Arrow si divide per recuperare i superstiti e il plutonio scoprendo che stanno affrontando… dei fantasmi.

A pagarne le conseguenze maggiori sarà però Roy mentre William una volta completato l’assemblaggio dell’arma scoprirà il ruolo fondamentale di uno dei componente della squadra. Ancora una volta i piani del Monitor sono tutt’altro che chiari.

Per essere di fatto il preludio all’evento crossover Crisi sulle Terre Infinite, questo Purgatory è decisamente un episodio che può definirsi anticlimatico.

Il ritorno sull’isola cerca di pagare omaggio alla primissima stagione della serie ma senza troppa convinzione e con il regista James Bamford che fa veramente di tutto per ravvivare, con l’unica vera scena d’azione presenta a metà puntata, il ritmo blando di un episodio che si appoggia in maniera poco incisiva sulla componente drama.

L’episodio non riesce infatti a stabilire il giusto equilibrio, la giusta tensione, fra le esigenze legate all’imminente crossover – con tutto il plot incentrato sulla “rivelazione” riguardante Lyla – e quelle di commiato della serie con i confronti fra Oliver sia con i figli sia con altri personaggi nella parte finale dell’episodio.

Purgatory è un episodio scarico che di certo non offre quel quid in più in previsione del crossover. È davvero singolare che showrunner e sceneggiatori, partiti benissimo in questa ottava stagione, non siano riusciti a mantenere alta la tensione facendola letteralmente scadere in alcuni episodi e soprattutto avendone a disposizione un numero limitato cosa che avrebbe dovuto facilitarne il compito.

A questo punto però è inutile ragionarci troppo perché Crisi sulle Terre Infinite è alle porte e Arrow deve davvero congedarsi. Resto, oltre l’episodio legato al crossover, altri due episodi ovvero il vero e proprio series finale e l’episodio che fungerà da backdoor pilot per la serie spinoff ambientata nella Star City del 2040.

 

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