Per quanto ancora certi ambienti, e la coscienza culturale generale, non abbiano assimilato questo concetto (vedasi caso Scorsese), i supereroi sono una cosa seria. Anzi, la mitologia supereroistica nata negli anni Trenta del  Novecento ha creato un filone letterario così potente da aver raggiunto in questi anni fasi di popolarità senza precedenti, ed è pronto ormai a diventare un canone mitologico a tutti gli effetti.

Tutto questo per dire che i supereroi, la cultura pop, e tutto ciò che vi ruota attorno, con il passare delle generazioni, stanno entrando in una fase in cui rappresenteranno sempre più la coscienza popolare, e sono perciò un qualcosa da prendere sul serio, oltre che come divertimento e intrattenimento.

E questo è ciò che fa il saggio di Bepi Vigna, intitolato Il Supereroe Globale. Si tratta di un lavoro adatto ad i neofiti, ed anche ai più esperti. In maniera sintetica, ma efficace, Vigna riesce a sviscerare la storia e l’influenza dei supereroi sulla coscienza collettiva, e sulla cultura popolare mondiale.

Perché, se l’obiettivo iniziale dei supereroi era quello di creare “sense of wonder” nei bambini, a mano a mano il potenziale letterario e mitologico di questi personaggi in costume si è sprigionato e propagato attraverso i vari mezzi di comunicazione, passando dai fumetti, alla radio, al televisione, al cinema.

In Italia questo “sense of wonder” si è riverberato molto più a lungo, ed ha portato a sottovalutarne il potenziale, anche a livello cinematografico (il saggio di Vigna fa l’esempio del film I tre Superman, una sorta di pellicola avventuroso-umoristica, come modello di lungometraggi dedicati ad i supereroi che si producevano nel nostro Paese tra gli anni Sessanta, Settanta, e anche più in là).

Ma, gli Stati Uniti, lì dove tutto è partito, furono i primi a capire che il potenziale dei supereroi andava ben oltre il semplice senso of wonder.

In questo modo Bepi Vigna racconta il percorso di crescita del genere, fatto attraverso i primi lungometraggi supereroistici di livello (i  Superman di Richard Donner, i Batman di Tim Burton), e con i fumetti che si stavano evolvendo (Watchmen ed il Ritorno del Cavaliere Oscuro). Il tutto è culminato con l’esplosione del Marvel Cinematic Universe.

Vigna sottolinea come non a caso i primi film dell’MCU siano stati quelli dedicati ad Iron Man e Thor, supereroi di una potenza narrativa ed umana particolare (soprattutto il Dio del Tuono, che ha numerosi echi shakeasperiani). Checché se ne dica, anche i film Marvel hanno mostrato, in parte, il supereroe come figura capace di esprimere la fragilità e la profondità dell’essere umano. Ed ultimamente il Joker di Joaquin Phoenix ne è stata l’apoteosi.

Questi ed altri sono i contenuti del saggio di Bepi Vigna, che, in poco più di cinquanta pagine, riesce a sviscerare ottant’anni di storia del fumetto e del cinema, in maniera essenziale ma non superficiale.

L’autore, conosciuto per aver sceneggiato storie di Dylan Dog e Nick Rider, e per aver creato Nathan Never, si è messo in gioco in un ruolo diverso dal solito, aprendo la collana Resh Visions, dedicata a saggi d’approfondimento sulla cultura fumettistica.

Il saggio, disponibile gratuitamente sullo store di www.reshstories.com, fa da apripista ad una serie di contenuti sullo stesso tema che seguiranno mensilmente, e che saranno disponibili in digitale al costo di un euro. Insomma, tanta cultura pop di buon livello alla portata veramente di tutti.

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